Dylan Dog - Il film

2010, Horror

Kevin Munroe racconta il 'suo' Dylan Dog

Il regista è giunto a Roma per inaugurare l'anteprima mondiale del tanto atteso film dedicato all'indagatore dell'incubo, confessando ai giornalisti la sua autentica passione per l'inquieto personaggio nato dalle tavole di Tiziano Sclavi.

È stato accolto a un tavolo decorato con drappi neri e con degli ornamenti a forma di teschio e da un moderatore, Boris Sollazzo, vestito esattamente con la mise originale dell'eroe dei fumetti targato Bonelli. Il regista Kevin Munroe, giunto a Roma per battezzare l'anteprima mondiale della tanto attesa trasposizione di Dylan Dog - Il film (che uscirà domani in 300 copie, distribuito da Moviemax) - si è trovato in un'atmosfera decisamente in tema con i toni plumbei e inquieti dell'"Indagatore dell'incubo" partorito da Tiziano Sclavi. Look da nerd, capelli un po' scompigliati e felpa della Lucasfilm, Munroe (che prima del suo esordio alla regia con il lungometraggio animato TMNT, dedicato alle Tartarughe Ninja, ha lavorato per alcuni anni presso la casa di fumetti Dark Horse) è di certo un tipo molto ferrato nella materia, e ha dichiarato durante la conferenza stampa tutto il suo amore per il personaggio originale, incarnato nel lungometraggio da un ombroso Brandon Routh. Di fronte ad alcune osservazioni dei giornalisti, che hanno sottolineato in particolare le differenze presenti tra tavole disegnate italiane e l'adattamento cinematografico americano, il regista ha risposto con molta competenza, difendendo il progetto e sostenendo il suo amore da "fan", ma sottolineando anche le esigenze produttive e di budget che hanno influenzato la realizzazione del film.

Una immagine tratta dal film Dylan Dog
Come nasce il progetto dell'adattamento di Dylan Dog e quali sono state le prime scelte intraprese in fase di sceneggiatura?
Kevin Munroe: Un anno dopo aver realizzato TMNT, trasposizione in computer graphic delle avventure delle Tartarughe Ninja, mi è arrivata la proposta di realizzare un film su Dylan Dog. La Platinum aveva acquisito i diritti americani del fumetto già da 8 anni e una prima versione della sceneggiatura era già pronta. Leggendola sono rimasto molto soddisfatto, perché secondo me aveva già dentro gli elementi necessari per una trasposizione cinematografica delle tavole disegnate, come ad esempio la componente umoristica, e c'erano già le potenzialità per creare un mondo fantastico e affascinante, diverso da quello reale. Dare origine a mondi insoliti e surreali sia, credo, quello cui ogni regista aspira.

Prima di mettere le mani sulla sceneggiatura di Dylan Dog, circolano delle voci che lei abbia anche collaborato al tentativo di adattare un altro celebre fumetto targato Bonelli, quello di Martin Mystère. Kevin Munroe: Sì, prima dello script di Dylan ho lavorato per un certo periodo con la Dark Horse, casa editrice di comics americana, e (credo, intorno al 2000 o 2001) mi è capitato anche di cimentarmi con l'adattamento della serie di Martin Mystère, un altro fumetto che mi ha sempre affascinato, per via dei suoi strani personaggi, come il cavernicolo Java. Tra l'altro esiste un episodio cross-over in cui Martin Mystère incontra Dylan Dog!
Sono stato coinvolto anche nella realizzazione della serie animata tratta dalla serie, ma poi, per questioni di diritti internazionali, il progetto è finito in mano alla casa francese Gaumont.

Brandon Routh, protagonista di Dylan Dog
Per realizzare il film sembra che abbiate piuttosto fatto riferimento all'edizione americana, vista la mancanza di alcuni tipici elementi della versione italiana, come la spalla Groucho, o il maggiolone bianco guidato da Dylan. Kevin Munroe: Ovviamente ho letto i sei numeri della Dark Horse dedicati a Dylan ed ero consapevole dei numerosi cambiamenti rispetto alla versione originale, soprattutto dovute a questioni di diritti di sfruttamento, come nel caso del personaggio di Groucho. Quando mi è arrivata per la prima volta la sceneggiatura di Dead of Night (titolo americano del film) ho capito subito che era basata sul mondo di Dylan Dog, e dunque mi sono messo a studiare il personaggio, reperendo anche gli albi italiani. Trovo che il fumetto originale sia molto più profondo, e soprattutto più legato al tema della morte. In quello americano, probabilmente, c'è stata l'esigenza di arrivare a un pubblico più vasto. Ho notato comunque che entrambe le versioni avessero qualcosa di affascinante, sia dal punto di vista stilistico, sia tematico, in grado di poter attirare il pubblico al cinema.

Il Dylan Dog del film è, per molti aspetti, totalmente diverso da quello del fumetto originale, sia dal punto di vista fisico che caratteriale, come pure è diverso il mondo che lo circonda. Leggendo i fumetti italiani si è reso conto della differenza, e secondo lei come reagiranno i fan italiani? Kevin Munroe: So esattamente cosa intendi quando parli di differenza tra fumetto originale e film. Ho lavorato per alcuni anni nel mondo dei comics e sono consapevole che ci sono molte differenze tra i due mezzi di espressione. Non è possibile trasporre in maniera diretta e letterale un fumetto sullo schermo, anche perché l'adattamento cinematografico è il frutto di diversi apporti collettivi, dalla sceneggiatura alla regia. Un conto è il disegno del personaggio, e quello del mondo di finzione in cui è inserito; un altro è la sua rappresentazione in carne e ossa. D'altra parte, è ancora più difficile realizzare un adattamento quando il personaggio in questione è divenuto una vera e propria icona per molti fan. L'unica cosa che ho tentato di fare è provare a rimanere federe allo spirito del personaggio, e spero di esserci riuscito.

Brandon Routh nei panni di Dylan Dog accanto ad Anita Briem
I numerosi riferimenti presenti all'universo originale del fumetto (dai poster di Groucho Marx, al personaggio che si chiama Sclavi) erano già presenti nella sceneggiatura, oppure li ha aggiunti lei? Kevin Munroe: Molte di queste cose sono venute fuori quando ho rimesso mano alla prima stesura della sceneggiatura, come la sequenza d'apertura del film in cui compare la foto cha rimanda ai personaggi di Groucho e Bloch, e il poster dei fratelli Marx. Avendo lavorato nel mondo dei fumetti, so quanto i fan amino ritrovare questi riferimenti interni alle storie che amano. Per quanto riguarda la location, invece, nella prima versione il film era ambientato a New York, ma ho pensato che questo non andasse bene. Se il film doveva essere girato in USA, per motivi produttivi e di budget, ho suggerito che la città migliore potesse essere New Orleans, perché è probabilmente quella dall'atmosfera più europea in tutti gli Stati Uniti, in cui uno spirito come quello di Dylan Dog potesse trovare un rifugio ideale.

Alcune frasi che dice Dylan nel film, come l'esclamazione "Giuda Ballerino", oppure "Il mio quinto senso e mezzo", sono presenti solo nel doppiaggio italiano? Roberto Proia (curatore dell'adattamento italiano): Posso assicurare che l'unica frase aggiunta è stata proprio "Giuda ballerino", che in originale era "Jackpot!". Negli altri casi abbiamo seguito una linea di traduzione piuttosto fedele alla versione americana.
Kevin Munroe: Sin dall'inizio, in fase di sceneggiatura e adattamento, abbiamo cercato di mettere più riferimenti possibili al personaggio originale, ma anche in fase di ripresa ci sono stata alcune integrazioni. In alcune sequenze del film il personaggio esclama "Giuda Ballerino", tuttavia si tratta di un espressione che non ha alcun significato per il pubblico americano, dunque è stata tolta in fase di montaggio.

Sam Huntington in una scena del film Dylan Dog
Circolano molte voci sui suoi progetti futuri, come il seguito di TMNT, un film tratto da Gatchaman e una trasposizione del suo fumetto El Zombo Fantasma. Quali sta effettivamente realizzando? Kevin Munroe: La società di Michael Bay sta lavorando al momento seguito di TMNT e in ballo c'è anche una serie animata prodotta da Nickelodeon, ma io non sono coinvolto in nessuno dei due progetti. Gatchaman rappresenta per me quello che Dylan Dog è per i fan italiani. Sono cresciuto con quella serie, e quando mi è stato proposto il progetto mi è sembrata l'opportunità giusta per condividere tutta la mia passione per il cartone animato originale. Tra l'altro doveva trattarsi di un costoso film animato in CGI, ma poi la società che doveva realizzarlo è fallita. Poco male, comunque avevano intenzione di trarne un adattamento sullo stile Power Rangers, quindi avevo già iniziato a prendere le distanze dal progetto. Per quanto riguarda la trasposizione del mio El Zombo Fantasma, stiamo cercando attualmente di farne una serie televisiva. Invece sono al lavoro anche per un adattamento cinematografico di un mio altro comics, Olympus Heights.

È un caso il fatto che indossi una felpa della LucasFilm? Kevin Munroe: È un tipo di vestiario molto comodo... Ma suppongo che mi chiedi se ho dei progetti in cantiere con la LucasFilm. La risposta è sì! Ho già incontrato George Lucas, e sto collaborando a un progetto veramente fico, di cui però al momento non posso dire nulla. Verso la fine di quest'anno si dovrebbe sapere qualcosa in più...

Quali sono i motivi che, a suo parere, hanno decretato il successo del personaggio di Dylan Dog? Kevin Munroe: Posso parlare solo dal mio punto di vista. Penso che Dylan Dog sia un antieroe, un personaggio veramente particolare, che affronta il mondo a modo suo, e che sembra essere a suo agio molto più con il surreale, che con la realtà di tutti i giorni. Non è di certo un eroe classico americano, come quelli che compaiono nei film di Michael Bay, per intenderci.

Brandon Routh e Sam Huntington in coppia nel film Dylan Dog
Devo farle i complimenti per il coraggio dimostrato nel venire in Italia e confrontarsi con i fan del fumetto. Qui Dylan Dog è letto da tutti, non solo dai nerd. Dato che è un fumetto talmente popolare, diffuso anche tra gli adulti, come mai avete deciso di realizzare un prodotto indirizzato soprattutto ai teenager? Kevin Munroe: Per quello che riguarda il fatto di venire in Italia, non vedo perché non avrei dovuto. Le controversie con i fan capitano sempre quando ci si cimenta con la trasposizione di un personaggio così popolare. Io però volevo essere pronto ad affrontare tutte le domande del pubblico italiano. Mi piace molto l'idea che Dylan Dog sia letto da tutti e sia un prodotto universale. Respingo lo stereotipo che i fumetti siano solo per gli adolescenti. Ma non sono d'accordo sul fatto che il target di questo film sia stato abbassato. Sicuramente c'è molto meno splatter rispetto alle tavole originali, ma i produttori hanno deciso di realizzare un film PG-13 (indirizzato cioè da un pubblico di ragazzi accompagnato dai genitori, mentre in Italia è invece un film per tutti, ndr). Ho dovuto, dunque adeguarmi alle scelte produttive, ma ho accettato di farlo proprio per l'amore che ho verso il personaggio e per il mio desiderio di riuscire comunque a catturarne l'essenza.

Quali sono stati i rapporti con l'autore Tiziano Sclavi e l'editore Sergio Bonelli? Si sono prestati a un lavoro di supervisione e consulenza del film? Kevin Munroe: Non sono stato coinvolto durante la prima stesura della sceneggiatura, quindi non so se ci sono stati rapporti con gli autori in quella fase. Sul set è venuto un rappresentante della Bonelli, che è stato molto disponibile, e anche un'altra persona coinvolta nella scrittura del fumetto originale, che ha assistito ad alcune riprese. Non ho avuto invece contatti diretti con Sclavi o Bonelli, e non so nemmeno se hanno visto il film. Penso che entrambi si siano limitati a un contatto con i produttori.

Anita Briem nel film Dylan Dog
L'ultimo dialogo del film lascia intendere l'apertura a un possibile sequel... Kevin Munroe: Non ci sono ancora piani su un eventuale seguito, di cui ovviamente io per primo sarei entusiasta, ma bisogna vedere se il film riuscirà a incassare quanto previsto. Per me sarebbe straordinario girare qualcosa in Italia. In un eventuale sequel sarebbe possibile affrontare alcuni aspetti del fumetto che non è stato possibile fare nel primo film, e inserire alcuni personaggi come il commissario Bloch, oppure Xabaras come cattivo. Mi piacerebbe molto!

Kevin Munroe racconta il 'suo' Dylan Dog
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