It

2017, Horror

It: tre decenni di orrore e magie nei nostri ricordi, in attesa del film

Sull'onda dell'entusiasmo per la visione del promettente trailer del film di Andrés Muschietti, abbiamo chiesto alla nostra redazione di raccontarvi il proprio rapporto con It: il romanzo, la miniserie ABC, il film in arrivo e naturalmente il clown da incubo, Pennywise.

It: un'inquietante immagine di Pennywise

Il terrore che dura da trentun anni sta per tornare, e questa volta atterrerà nelle sale cinematografiche di tutto il mondo. It, il romanzo di Stephen King, è uno dei grandi classici della narrativa horror, e uno dei romanzi più celebrati da un'intera generazione, probabilmente due. Noi della gang di Movieplayer.it ci siamo cascati in pieno, e non siamo i soli, a giudicare dalla curiosità e dal clamore che hanno accompagnato la lavorazione tribolata del nuovo film di Andres Muschietti (il primo capitolo di una dilogia, a sentire i bene informati). Il promettente trailer rilasciato qualche giorno fa ha fatto venire a molti una gran nostalgia per Pennywise e i suoi coraggiosi avversari, al punto di indurli a ripescare un vecchio volume dalla libreria (buongustai!) o a rispolverare la miniserie della ABC del 1990 (contenti loro).

Noi naturalmente non abbiamo avuto il tempo di fare né l'una nell'altra cosa, ma la voglia di tornare a Derry il prima possibile ci è venuta eccome. Di qui questo nuovo articolo collettivo, in cui vi parliamo del nostro rapporto con It e delle nostre aspettative nei confronti del film in uscita il prossimo 21 settembre. E se voi nell'immaginaria, fetida cittadina del Maine dal cuore nero non ci avete messo ancora piede, un po' vi invidiamo, e un po' vi raccomandiamo di guardavi intorno e muovervi con una certa cautela. Nel frattempo, lo volete un palloncino?

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Il terrore in due parti (Max Borg)

It: un'immagine della miniserie del 1990

It per me è sempre stata un'esperienza bipartita: prima con la lettura del libro, in un'edizione svedese divisa in due tomi per questioni di lunghezza, e poi con la visione, a notte fonda due giovedì consecutivi sulla TV finlandese (tranquilli, era in lingua originale), della miniserie di Tommy Lee Wallace. Da un lato, l'ennesimo innamoramento nei confronti della scrittura di Stephen King, seppure con qualche riserva a freddo su certi passaggi (la tanto discussa scena di sesso in primis); dall'altro, una sonora delusione (se c'è un libro di King che non ha proprio senso edulcorare per esigenze di censura televisiva, è senza dubbio It), compensata a tratti dalla magnifica presenza di Tim Curry nei panni di Pennywise. Una performance talmente enorme che l'idea di un nuovo adattamento, per quanto più riuscito del lavoro di Wallace, la accoglievo sempre con scetticismo. L'adattamento prossimo venturo di Andrés Muschietti, anch'esso scisso in due, continua a farmi paura, ma mista ad una certa dose di trepidazione dopo aver visto il primo, inquietante trailer. Se solo settembre potesse muoversi ad arrivare...

It e la storia di una passione (Antonio Cuomo)

Tim Curry è Pennywise in IT

La passione che sarebbe durata per 27 anni, iniziò a Maggio 1990 con l'acquisto de La lunga marcia. Parlo della passione per Stephen King e la sua opera. Solo un mese dopo, decisi di fare un grande passo, enorme in realtà considerando le 1238 pagine dell'edizione italiana di It: mi immersi nella lettura di questo smisurato romanzo dell'autore del Maine, convinto che mi avrebbe accompagnato a lungo, perché stavo studiando per l'esame di maturità e perché erano in corso i mondiali di calcio in Italia... e invece in due settimane lo divorai. It non è in assoluto il mio romanzo preferito di King, ma è uno di quelli di cui conservo i ricordi preziosi, perché in quelle due settimane non ho semplicemente letto una bellissima storia, ma ho frequentato delle persone, i suoi protagonisti, che sentivo come miei amici: aprire il romanzo era come scendere in piazza e trovare la propria comitiva, fare gruppo e affrontare insieme le proprie paure. Della miniserie uscita poco tempo dopo, che ho atteso recandomi ossessivamente, ogni giorno, presso la mia videoteca di fiducia, salvo solo Il Pennywise di Tim Curry. Ma credo sia inevitabile per chi si è avvicinato ad essa dopo la lettura del romanzo al quale non rende minimante giustizia. Muschietti saprà fare di meglio? Dalle prime immagini, le sensazioni sono positive.

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La regina dei Perdenti (Valentina D'Amico)

It: un'inquietante foto del film

Devo fare una doverosa premessa. Ho iniziato a leggere Stephen King intorno ai 9 anni. Da lettrice precoce e onnivora ho trovato in libreria Unico indizio la luna piena, comprato per caso sul Club degli Editori che tanto andava di moda all'epoca. È stato colpo di fulmine e da allora non ho più smesso. Visto che lo Zio Steve è dannatamente prolifico - come ammette lui stesso quando nelle sue prefazioni dice di soffrire di "elefantiasi della scrittura" - non sono ancora riuscita a leggere tutto... ma questa è un'altra storia. La prima volta che ho letto It avevo più o meno l'età dei membri del Club dei Perdenti e da adolescente cresciuta in un paesino di provincia (che non è Derry, ma poco ci manca) mi sentivo la regina dei perdenti. Ognuno ha il suo personale Pennywise, c'è chi ha il terrore dei clown, chi dell'interrogazione di matematica, chi non è in grado di affrontare il bullo che lo prende in giro e chi è ossessionato dai ragni e dai serpenti.

La capacità di Stephen King di far tesoro delle proprie esperienze di outsider gli ha permesso di dar vita a una delle creature più terrificanti di sempre proprio perché informe e in quanto tale ognuno lo può colmare del suo personale incubo. Mettere in mano a un tredicenne medio un romanzo di 1238 pagine che ha l'aspetto di un vocabolario può sembrare una follia, ma It è uno dei romanzi più belli sull'adolescenza (oltre che uno dei romanzi più belli in assoluto) di sempre. Chi non l'ha ancora fatto si sbrighi a saltare sul sellino di Silver e a pedalare a rotta di collo per le strade di Derry o a rifugiarsi nei Barren insieme a Mike, Beverly, Richie, Stan, Bill, Eddie e Ben perché nessun adattamento, per quanto riuscito, ci potrà restituire la magia delle pagine del Re.

"HAHAHAHAHAHA NO" (Sonja Della Ragione)

Bill Skarsgaard è Pennywise in It

Lo so, è un titolo strano, ma questo è quello che ho detto - ad alta voce - quando ho visto il trailer per il nuovo adattamento di It e non perché non sia bello, al contrario. È strepitoso e assolutamente terrificante, ma nel senso letterale del termine. Mi ha terrorizzata come soltanto un altro film è riuscito a fare fino ad oggi (L'esorcista) e di fatto, ho seri dubbi che riuscirò a vederlo. Sentirlo sì. Vederlo? Chi lo sa. Sono entusiasta del trailer e nonostante pensi che il Pennywise di Tim Curry fosse più "canon" (perchè diciamocelo, quello di Bill Skarsgård è spaventoso e nessun bambino sano di mente converserebbe amabilmente con lui mentre si affaccia in un tombino per cercare la sua barchetta smarrita), credo che questo film renderà più giustizia al romanzo. La miniserie televisiva degli anni '80 mi ha deluso profondamente: nonostante ci fosse il tempo necessario per rendere al meglio il legame speciale tra questa gang di ragazzini, non ve n'è traccia sullo schermo. I Perdenti del libro sono spaventati a morte quando vedono It, ma allo stesso tempo sono impavidi, forti, audaci perfino! Osano affrontarlo sul suo stesso territorio, ma nella mini-serie sono un gruppetto sparuto di bambini e basta, non ho mai esultato per loro perchè non mi hanno mai coinvolto emotivamente. Paradossalmente l'unico che mi sembrava "vero" era Pennywise, perchè Tim Curry è Tim Curry e infatti non ho mai più guardato un clown nello stesso modo dopo la sua performance.

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Per quanto riguarda la monumentale opera kinghiana, l'avrò letta un minimo di venti volte in italiano e almeno mezza dozzina di volte in originale. Non ho mai avuto una vita sociale, nemmeno da ragazzina, e sebbene It non sia il mio romanzo preferito di Zio Steve, è certamente quello a cui sono più legata. Sarà colpa della sindrome da Peter Pan o sarà merito dell'incredibile capacità che King ha di rendere reali i suoi personaggi, ma i Perdenti sono stati i miei migliori amici al pari dei Goonies e della Compagnia dell'Anello. Ogni estate, quasi come un rito, ritornavo con loro nei Barren per costruire una diga, battagliare a suon di sassi e sfere d'argento, parlare di tutto e niente, angosciarmi con Ben sul suo amore per Beverly, gustare la sete di vendetta di Bill, fare ricerche su un inquietante pagliaccio che rubava i bambini dalle strade e dai giardini di casa, e promettere, giurare di ritornare, di non lasciarli mai. Per la prima volta, nella mia giovane ma prolifica carriera di "lettrice", trovavo un personaggio che come me aveva l'asma, ed era uno dei protagonisti! Dire che mi sentivo euforica ogni volta che Eddie usava il suo inalatore contro It è dir poco. Presto ci ritornerò a Derry, nei Barren, davanti a quella nefasta casa in Neibolt Street n. 29, presto scenderò nuovamente nelle fogne, fuori dal blu e dentro al nero. Ma non sarò da sola. I miei amici saranno ancora lì con me.

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La paura più grande (Fabio Fusco)

It: Tim Curry nei panni del clown Pennywise

Un pagliaccio dalla folta chioma arancione, il viola e il giallo del suo costume, i suoi occhi rapaci e le labbra rosse che si spalancano a mostrare fauci enormi e nere, che sembravano voler ingoiare lo spettatore attraverso lo schermo. Saranno passati 25 anni da quando ho visto It in televisione e nonostante abbia un'ottima memoria, del film TV - così come del capolavoro di Stephen King che lo ha ispirato - ho ricordi sbiaditi ma forti. Non sono tra coloro che sono rimasti traumatizzati dall'interpretazione iconica di Tim Curry, anche se in seguito ho ritrovato i suoi colori e il suo sorriso beffardo nei luogi più impensati, in una stanza d'ospedale, ad esempio, e nella losca figura di un vecchio che aveva il suo letto accanto al mio, ma anche nell'immobilità sospetta di tutti i Ronald McDonald che rallegrano i fast food sparsi un po' ovunque. Quella di Curry fu un un'interpretazione che diede sapore - perdonate il gioco di parole - ad una miniserie non memorabile, ma che ricordo con affetto perché riuscì a tenere, una volta tanto, tutta la mia famiglia riunita davanti allo schermo. Del romanzo, che lessi poco tempo dopo, ricordo invece che riuscì a trascinarmi fino alla fine e mi accolse idealmente in questo gruppo di ragazzini sfortunati ma invincibili nella loro grande forza collettiva.

Nessun trauma quindi - per quello eventualmente ne riparleremo quando uscirà l'adattamento de Il gioco di Gerald - ma una grande (ormai atavica) paura: che un nuovo adattamento, in questo caso il film di Muschietti non riesca a restituire ai Fedeli Lettori il rapporto speciale che tiene uniti i protagonisti del film, paura che il primo trailer del film è riuscito a dissipare in parte, tra palloncini che fluttuano nell'aria, corse sotto la pioggia scrosciante e diapositive che scattano una dietro l'altra per svelare l'orrore tra i loro colori spenti dal tempo. Poco importa se il "nuovo" Pennywise ha un aspetto diverso, meno bonario e meno colorato di quello che riempì gli incubi di tanti ragazzini all'inizio degli anni Novanta: oggi le due generazioni che hanno vissuto l'incubo televisivo (e letterario) di It sono ormai adulte, e difficilmente si lascerebbero adescare da un clown che appare dal nulla. Il compito più grande e arduo, anche stavolta, tocca ai piccoli protagonisti: sconfiggere un mostro dall'entità indefinita e che si veste di terrore, e convincerci ad unirci a loro in una straordinaria, pericolosa, meravigliosa avventura.

Tim Curry sul set di It

L'orrore affoga, i traumi galleggiano (Giuseppe Grossi)

It: Tim Curry in un'immagine della serie tv del 1990

Le arti marziali, insoliti eroi verdi, un topo enorme come mentore. Sono cresciuto con la certezza che nelle fogne abitassero solo e soltanto le Tartarughe Ninja, che sotto qualsiasi tombino potesse esserci al massimo Michelangelo alla ricerca dell'ennesimo trancio di pizza. E invece no. No, perché proprio nel bel pezzo della mia infanzia, quella maledetta barchetta di carta rivelò la presenza dell'innominabile pagliaccio dallo sguardo iniettato di sangue e terrore. Prima di allora avevo visto Shining attraverso uno specchio, ero stato traviato dalla visione di Howard e il destino del mondo (un pupazzo a forma di papero che prova pulsioni per un essere umano può destabilizzare), e con quella sola immagine, ovvero quell'indelebile volto clownesco in penombra, It è stabile sul podio dei traumi infantili. Molti lo ritengono un film tv deludente, ma due rivelazioni scioccanti da fare: non ho mai letto il libro, e non ho mai più visto quel maledetto film. L'unica cosa che so è che Tim Curry, da allora, è sempre stato uno spauracchio, anche quando gigioneggiava in Mamma, ho riperso l'aereo - Mi sono smarrito a New York. E a proposito di pagliacci, che grande Joker sarebbe stato il nostro Tim?

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It: una sequenza della miniserie di Tommy Lee Wallace

Oggi è considerata una trasposizione poco riuscita, ed effettivamente, rivista con sguardo 'adulto', la miniserie del 1990 non regge così bene alla prova del tempo, fatta eccezione per il suo terrificante Tim Curry. Eppure le due puntate di It hanno rappresentato, per me come per quasi tutti i miei coetanei, una sorta di "battesimo del fuoco": perché quel terrore che, nell'incipit dell'opera di Stephen King, "sarebbe durato per ventotto anni", si è impresso nel mio immaginario come lo spauracchio per antonomasia, il termine di confronto per ogni successivo cimento con il genere horror. La barchetta di carta, il ghigno malevolo di Pennywise, la parola IT tracciata con il sangue sopra una vasca da bagno, e ancor di più la misteriosa inquietudine suscitata dalla sequenza sulla "luce dei defunti" mi hanno accompagnato da allora, per evocare nuove suggestioni quando, a diversi anni di distanza, mi sono immerso finalmente nel meraviglioso romanzo di King, uno dei migliori racconti di formazione (e non solo) nella mia esperienza di lettore... e di insegnante: parlando di narrativa horror, il primo capitolo di It è un appuntamento irrinunciabile in tutte le mie classi. Mentre quel bambino che, dopo ogni replica di It, si tirava le coperte fin sopra la testa, oggi non vede l'ora di ritrovare Pennywise... e per la prima volta nell'oscurità di un cinema.

La magia esiste (Luca Liguori)

It: i piccoli protagonisti del film

Se ricordo bene era l'estate del 1992 quando in TV cominciarono a girare le (inquietanti) pubblicità della miniserie diretta da Tommy Lee Wallace. Non avevo ancora compiuto 15 anni, non avevo mai letto un libro di Stephen King, ma quegli spot ovviamente avevano colpito nel segno fin da subito. Nei mesi successivi però, prima ancora che la miniserie venisse trasmessa, per pura combinazione mi capitó davanti il gigantesco romanzo di King, abbandonato da mio padre dopo poche centinaia di pagina perché troppo spaventoso e violento, "di certo non adatto ad un quindicenne". Si può dire qualcosa del genere ad un ragazzino senza ottenere l'effetto contrario? Due settimane e circa 1300 pagine dopo ero già assolutamente certo che quello sarebbe stato per sempre uno dei libri della mia vita e che quello scrittore mi avrebbe accompagnato per tanto tanto tempo. Possiamo dire (per chi conosce la "nostra" storia) che forse questo sito non avrebbe mai avuto ragione di essere se non fosse stato per quanto vi ho appena raccontato.

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Dopo una lettura così intensa e fondamentale però come si può giudicare una miniserie TV low budget e senza grandi pretese artistiche? Io odiai il film TV come poche cose nella mia vita, un po' perché raramente ho amato mai prodotti televisivi del genere (e di quelli tratti da King c'è addirittura di peggio) ma soprattutto perché del romanzo di King freschissimo nella mia memoria trovai veramente molto poco. Di certo non trovai quell'atmosfera magica che mi aveva accompagnato per quegli indimenticabili giorni passati a Derry. Eppure King nella sua dedica iniziale l'aveva detto chiaramente: "la verità di questo romanzo è semplice: la magia esiste" e l'aveva assolutamente confermato nelle pagine successivo con questo suo capolavoro, e quindi io sono 25 anni che, passata la delusione iniziale, continuo a credere che almeno un briciolo di quella magia possa arrivare sullo schermo. Adattata, cambiata, forse anche tradita, ma magia deve essere o per me semplicemente non è It. Questo mi aspetto da Andrés Muschietti così come se l'aspettano milioni di lettori. Immaginate quanto sarà terrorizzato questo regista semi esordiente. Altro che Pennywise!

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Quando dal terrore nasce una passione (Benedetta Romoli)

"Quando sento quella musichina (- Per Elisa -) scappo a nascondermi sotto il tavolo". Questo è stato il commento del mio migliore amico decenne ai tempi in cui in TV passava il promo di It, e l'inizio della mia prima discussione sul film. Se c'era una cosa che mi pareva evidente, era che si trattasse di qualcosa espressamente diretta a noi bambini, in cui gli adulti avevano poco a che fare. E infatti io, mio fratello e i nostri amici condividemmo l'attesa, la paura a fare da colla. Fu il film che mi vaccinò e inaugurò la mia passione per gli horror, chè se avevo visto It potevo guardare tutto (o almeno era quello che ripetevo per convincere i miei a lasciarmeli vedere).

Molti anni dopo, ho scoperto che quel film (per me pietra miliare dell'infanzia) è considerato quasi all'unanimità un adattamento imbarazzante. Il problema è che questa unanimità è composta da persone di cui mi fido, e molto, quindi ne ho preso atto e ho da poco finalmente iniziato a leggere il libro, seguendo uno dei più sensati consigli che mi siano stati dati in passato e recentemente. Ed ecco, se devo commentare a caldo direi che ormai mi alzo la mattina facendo un rapido conteggio delle ore che mancano alla notte, quando leggo. E sono sempre ingiustamente troppe. Per quanto riguarda il nuovo film, non ho niente di valevole da dire al momento, perché quello che mi aspetto adesso non sarà quello che mi aspetterò alla fine del libro. E allora mi godo questo stato di grazia, la doppia attesa di uno dei miei film dell'infanzia e la lettura di quello che potrebbe diventare uno dei libri della vita.

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I mostri dell'infanzia tornano sempre (Erika Sciamanna)

I clown: quei simpatici omoni colorati con il naso rosso, scarpe enormi e gadget per ogni sorta di scherzo che animavano le feste di compleanno e rendevano le serate al circo leggere e ironiche; quei personaggi dal viso malinconico enormemente truccato celebrati da Leoncavallo, per molti figure divertenti, per altri tristi, per me... terrificanti! La colpa? La mia curiosità di bambina che più di una volta mi ha messo nei guai e che in questo caso mi spinse a sgattaiolare in piena notte verso la soglia della camera dove i miei genitori vedevano tranquillamente la miniserie IT. La piccola e impavida Erika ne vide ben 20 minuti prima di farsi scoprire e avere gli incubi per una settimana. Crescendo si acquista in razionalità ma anche ora che ho finalmente deciso di leggere il romanzo alla frase_ "Lo vuoi un palloncino? Galleggiano lo sai... Galleggiano, galleggiano tutti e anche tu galleggerai"_ un brivido scorre lungo la schiena perché è inevitabile, i mostri dell'infanzia tornano sempre a far paura, lì a ricordarti che la bambina curiosa e spaventata in realtà non se ne è mai andata.

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Una foto buffa di Stephen King

Notti da Perdente (Alessia Starace)

It: uno scatto dal set

Io soffro d'insonnia praticamente da sempre. Si potrebbe inferire che una certa attrazione per il macabro e l'orrorifico non aiuti la serenità dell'animo e quindi l'abbandono alle braccia di Morfeo, ma io credo di soffrire d'insonnia come da certificazione statistica (un italiano su quattro). Questo preambolo per dire che, da mocciosa indolente e insonne, leggevo e rileggevo come una forsennata, e nel 1985 Stephen King fece a me e ad altri milioni di giovani lettori insaziabili questo splendido dono da oltre 1200 pagine che si chiama It. Era destinato ad accompagnarmi attraverso quella lunga, tenebrosa, terrificante avventura che è stata la mia adolescenza; riletto 10 o forse 15 volte, è uno dei capisaldi letterari della mia vita, sta lì vicino a Ulisse e all'Odissea, a Il signore degli anelli e Il Silmarillion, Orgoglio e pregiudizio e Persuasione, la Terra desolata e la Divina Commedia, Amleto e Lear. Di tutti è il più magico: mi insegnò che l'orrore è pervasivo e inevitabile, e mi insegnò che io potevo sconfiggerlo.

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L'altro giorno ho detto a mio marito: "Ma lo sai che la miniserie del '90 non l'ho mai vista?". "Non ti sei persa niente, per carità non la guardare", mi sono sentita rispondere. Ma per il film di Muschietti, per quelle facce da Perdenti che si riaccendono ora che i bambini da fare appassionare alla lettura sono i miei figli, l'attesa è ricolma di piacere e fiducia. Siamo fatti così; negli anni formativi scopriamo l'entità dello schifo che ci attende eppure non vediamo l'ora di affrontare questo e altri mostri. Perché, grazie a libri come It, non importa quanto sia densa e maligna la tenebra, c'è sempre una luce alla fine del tunnel.

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