Valentin

2002, Drammatico

Intervista ad Alejandro Agresti e Carmen Maura

Dopo la presentazione alla stampa del film "Valentin", il regista Alejandro Agresti e la protagonista Carmen Maura hanno risposto in modo esauriente alle domande dei giornalisti presenti.

Dopo la presentazione alla stampa del film Valentin, datato 2002 ma arrivato in Italia solo in questo periodo, il regista Alejandro Agresti e la protagonista Carmen Maura hanno risposto in modo esauriente alle domande dei giornalisti presenti, parlando del film e del loro rapporto con il cinema.

Agresti, il suo è un film autobiografico. Perché ha deciso di portare la sua infanzia sullo schermo?

Proprio stamattina un giornalista mi chideva se fosse una caratteristica propria di alcuni registi (vedi anche Francois Truffaut con I 400 colpi) quella di trasportare la propria infanzia sullo schermo. Secondo me è più che altro una caratteristica degli artisti, siano essi registi, pittori, poeti, ecc. Nel mio caso, ad un certo punto ho iniziato a ripensare alla mia infanzia, e contemporaneamente a sentire la necessità di raccontare una storia piccola, semplice, ma che dicesse molto, a differenza di certe storie "grandi" che spesso dicono poco.

Perché proprio Carmen Maura come protagonista, una "nonna" tra l'altro non argentina?

Già in passato io avrei voluto lavorare con Carmen, e so che questo desiderio era contraccambiato da parte sua. Lei tra l'altro è un'attrice meravigliosa, l'ideale per quel ruolo: mia nonna parlava poco, ma era in grado di comunicare determinate cose solo con lo sguardo, e in Carmen ritrovo esattamente questa caratteristica. Inoltre, l'Argentina è piena di famiglie di immigrati, e vi si possono quindi ritrovare "nonne" di varie nazionalità: proprio mia nonna, ad esempio, era di origini italiane.

Come mai ha tenuto per sé l'unico ruolo che alla fine risulta antipatico, quello del padre?

Io inizialmente non volevo interpretare quel ruolo, ma alla fine sono stato convinto dagli attori, che mi hanno detto che ero l'unico potesse farlo in quanto ero l'unico a conoscere mio padre. Non è stato piacevole, comunque, e dovendo tornare indietro non credo che lo rifarei. Ad esempio, c'è una scena in cui io scuoto il bambino gridandogli contro: la mia voce, in quel momento, era molto simile a quella di mio padre, lui ha iniziato a piangere e io ho avuto paura di aver esagerato, per cui ho chiesto subito di fermare tutto; lui, invece, mi ha tranquillizzato dicendomi che stava solo recitando. In casi come questi è stato molto difficile mantenere il controllo della regia.

Ma lei era davvero così "saggio", da bambino, come ci appare il protagonista del film?

Io ho cercato di far "pensare" al protagonista quello che io pensavo da piccolo: credo che lui abbia solo molto buon senso, così come tutti i bambini che vivono soli. I bambini, in genere, affrontano la sofferenza molto meglio degli adulti, non si compiacciono del loro stato di malessere come facciamo noi: le storie di adulti depressi, pessimisti, che vedono il futuro solo in nero, mi avevano stancato.

Come mai ha scelto di non affrontare, nel film, il clima politico dell'epoca, come aveva invece fatto in altre sue opere?

Quello politico è un tema che avevo già trattato in altri film, appunto, e inoltre nel periodo in cui è ambientato questo film, in Argentina non avevamo ancora la dittatura. L'episodio del prete che cita il Che durante la messa è comunque ispirato ad un fatto reale; in seguito, durante la dittatura, in quella chiesa ci furono anche alcuni sequestri, ad opera dei militari, ai danni di persone che si nascondevano nella cripta. Ho inserito quell'episodio perché la figura del Che, ai miei occhi di bambino, era una figura eroica: i bambini di oggi hanno migliaia di eroi, noi ne avevamo pochissimi. Guevara per me era appunto una figura di questo tipo: quando appresi di lui dai racconti di mio zio, subito me ne interessai e volli saperne di più.

Nel film viene toccato anche il tema dell'antisemitismo. Era una realtà molto presente nell'Argentina del periodo?

In realtà il tema non è l'antisemitismo: quello che mi interessava è porre l'accento sull'ignoranza, sulla diffidenza verso il diverso derivata dalla non conoscenza. Non volevo però presentare questo aspetto in termini estremi: anche la nonna di Valentin ha questi pregiudizi, eppure è un personaggio positivo. La colpa non è sua, i suoi pregiudizi derivano solo dall'ignoranza.

Nel film, è proprio l'avversione per gli ebrei l'elemento che fa decidere a Leticia di lasciare il padre di Valentin?

Beh, in quel pomeriggio passato da Valentin insieme a Leticia succedono tante cose: una di queste è che la donna si disinnamora del padre del protagonista, perché ne capisce l'ipocrisia, e parallelamente si "innamora" invece del bambino, in quanto ne riconosce l'entusiasmo e la spontaneità.

Può dirci qualcosa sul suo prossimo film? Sappiamo che sarà presente lo stesso bambino di Valentin: che ruolo avrà?

Il film si intitolerà Un mondo meno peggiore, e sarà incentrato sull'impossibilità dell'amore. La storia narra di una donna a cui, durante la dittatura militare, è stato sequestrato il marito, mentre lei era incinta. La donna ha sempre creduto il marito morto, ma molti anni dopo viene a sapere che l'uomo è sopravvissuto e vive in un villaggio facendo il panettiere. Così seguiamo la protagonista che si mette in viaggio alla ricerca del marito, insieme alla figlia, che non ha mai conosciuto il padre, e ad un'altra figlia più giovane, avuta in seguito da un altro uomo. L'uomo, una volta incontrate le tre donne, rifiuta però di parlare con loro, poiché non ha nessuna voglia di ricordare il passato; se ne vergogna. Seguiamo così i tentativi di queste tre donne di abbattere il "muro" eretto da quest'uomo, per aiutarlo a far pace col suo passato e poter così ricostituire una famiglia. Il giovane Rodrigo Noya avrà il ruolo del figlio di un ex-militare che ora vive in questo villaggio.

C'è la possibilità che Valentin venga presentato a Cannes?

La cosa buona è che da Cannes non ci hanno ancora risposto. Di solito, quando vogliono rifiutare un film, lo comunicano subito, invece noi ancora non abbiamo avuto risposta. Potrebbe essere un buon segno.

Carmen Maura, a lei non è dispiaciuto doversi "invecchiare" per interpretare il suo ruolo?

No, per me non è mai stato un problema essere più o meno vecchia, o più o meno bella, in un film. Anzi, il vantaggio di interpretare un ruolo del genere è che poi la gente mi vede nella realtà e mi trova bellissima!

Come è stato il suo rapporto con il bambino protagonista?

Bellissimo. Lui è intelligente, simpatico, bravissimo. Per me era come se fosse un attore adulto, e poi tra noi si è instaurato un rapporto di amicizia, come di due persone della stessa famiglia.

Cosa ha fatto dopo questo film, e cosa sta per fare ora?

E' passato molto tempo, da allora ho interpretato tre film, in Spagna, Francia e Belgio. Ora sto girando un film incentrato su una troupe cinematografica inglese che va a girare un film in Spagna.

Ha ancora rapporti con Pedro Almodovar?

Con lui ho un ottimo rapporto, ma non so dire se torneremo a lavorare ancora insieme. Non è che sia una cosa che mi ossessiona, comunque, considerato che con lui ho già fatto molti film.

Lavorerebbe in un film di un regista italiano?

Sì, mi piacerebbe, anche se non conosco molto il vostro cinema. Gli italiani poi sono molto divertenti, il loro atteggiamento sul set è meno "serioso" rispetto al nostro.

Molte attrici dicono che, passati i vent'anni, è difficile trovare ruoli. E' stato così anche per lei?

Non direi proprio, io di ruoli ho continuato a trovarne moltissimi; in Spagna, poi, non c'è proprio questo problema, i ruoli da interpretare sono molti, di qualsiasi genere. Comunque non sono ossessionata dal dover sempre lavorare a tutti i costi: mi piace lavorare, ma anche riposare.

Ogni anno lei è così attiva, gira così tanti film?

Sì, anche se in genere non supero i due ruoli da protagonista all'anno (l'anno scorso eccezionalmente ne ho interpretati quattro). Per me recitare non è una fatica ma un divertimento, trovo molto più faticosa una giornata qualsiasi della vita quotidiana.

Cosa pensa quando si rivede sullo schermo?

Non mi piace rivedere i miei film, sinceramente con Carmen Maura ci vivo tutti i giorni, rivederla anche sullo schermo è davvero troppo! Inoltre mi piace tenere ben separata la mia vita professionale da quella privata; il lavoro di attrice è bello ma un po' "pericoloso", stressante per tutto quello che ha intorno, festival, promozioni... tra un film e l'altro preferisco staccare.

Come ha vissuto la tragedia dell'11 marzo?

E' stata un'esperienza terribile, mio figlio prendeva quello stesso treno tutte le mattine, per recarsi al lavoro: solo per un caso quel giorno è andato a lavorare in automobile. Il fatto che si sia salvato è stato un vero e proprio miracolo: dopo quest'esperienza, devo dire che non ho più paura di nulla, perché ora penso che quando la tua ora è arrivata, è arrivata, e quando non è arrivata, non è arrivata. Comunque ho molta fiducia nelle nostre forze di polizia, e sono felice che gli autori dell'attentato siano stati quasi immediatamente arrestati. Con il voto, poi, la gente ha dato al paese un segnale forte, e ha fatto capire che non si possono prendere in giro i cittadini.

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