Intervista a Francesco Panzieri, visual effects artist di Warrior

Il giovane mago degli effetti speciali italiano, ma trapiantato da qualche anno negli States, ci racconta l'intervento sulla pellicola di Gavin O'Connor e ci parla della sua esperienza lavorativa in California.

Hollywood parla italiano. Tra i tanti esperti di post-produzione ed effetti speciali di casa a Los Angeles, dove sono impegnati a creare le meraviglie del grande schermo capaci di rapire milioni di spettatori, vi è un giovane pescarese. Francesco Panzieri si trova in California da pochi anni, ma ha già alle spalle un lungo curriculum che lo ha visto fare esperienza nel discusso Scontro tra titani 3D per poi essere chiamato a lavorare alle commedie di Tyler Perry e al thriller Abduction - Riprenditi la tua vita, uscito poche settimane fa in Italia. Di recente Francesco si è occupato a vari livelli della post-produzione dell'atteso Warrior, intensa pellicola familiare che, sulla scia di Rocky e The Wrestler, indica lo sport come via di riscatto da una vita di sofferenze, mescolando l'epica della lotta a un intreccio di complesse dinamiche familiari dominate da odi, incomprensioni e rancori repressi. Protagonisti della pellicola, colpo di fulmine della critica americana che sarà nei cinema italiani a partire dal 4 novembre, sono l'inglese Tom Hardy, Joel Edgerton e uno straordinario Nick Nolte.

Francesco, in cosa è consistito il tuo lavoro nella post-produzione di Warrior? In quali parti del film sei intervenuto esattamente? Francesco Panzieri: Il nostro studio si è occupato di tutti gli effetti speciali visivi del lungometraggio. A causa di una supervisione on-set degli effetti visivi davvero superficiale e spericolata, il mio team si e' ritrovato con quasi 200 shots del film da 'rifare' in meno di cinque mesi: ci siamo occupati principalmente di ogni sequenza di lotta che vedrete nel film, ma abbiamo realizzato anche molti monitor inserts & beauty fixes. Ad esempio abbiamo fatto scomparire le cicatrici del lifting dal volto di Nick Nolte, dato che erano davvero visibili in tutti i dolly nei quali Nolte viene inquadrato di profilo. La maggior mole di lavoro è stata dover estrarre manualmente quasi ogni singolo spettatore in maniera da poter creare dei matte layers per il compositing sopra e sotto i quali aggiungere piu spettatori (in molti casi presi da librerie che abbiamo fatto realizzare on-set) ma anche il ring stesso e i lottatori e gli arbitri. Tutte le sequenze all'interno dello stadio sono state girate con pochi spettatori o addirittura nessuno. Il pubblico è stato aggiunto da noi in post-produzione nel compositing finale assieme a luci artificiali, riflettori, maxischermi e quant'altro.

Hai avuto contatti con il regista Gavin O'Connor o con qualcuno della crew nel corso del lavoro?
Certamente, ed è stata un'esperienza molto stimolante. Gavin era presente ad ogni incontro. Teneva cosi tanto al progetto Warrior che lo ha seguito dalla sua nascita fino al suo sviluppo in post-produzione e non ha voluto perdersi nulla. Ha cercato di curare tutto nei minimi particolari ed essendo nuovo a questo tipo di interventi di visual effects ci ha fornito dei giudizi estremamente utili, facendoci confrontare col punto di vista di un normale spettatore.

Joel Edgerton sul ring in Warrior
Negli Usa Warrior ha ricevuto un'ottima accoglienza sia da parte del pubblico che della critica. Qualcuno si è già sbilanciato nel parlare di Oscar. Tu pensi che il film abbia delle chance di ricevere qualche nomination?
Di Warrior quello che ha piu colpito negli States è stata la performance impeccabile e commovente di Nick Nolte, che mi auguro possa giocarsi la sua chance di vincere un Oscar come miglior attore non protagonista. Nick e Gavin sono vicini di casa, e il regista ha scritto il ruolo di Paddy Conlon proprio pensando a lui come interprete. Per il resto, Warrior non è semplicemente un altro film di lotta, ma è un dramma che tocca molti temi di attualità ed usa come sfondo questo torneo UFC che alla fine è principalmente il palcoscenico per il confronto finale tra i due fratelli. A mio avviso il lungometraggio merita molta considerazione soprattutto da parte del pubblico e non solo dell'Academy, per via dell'empiatia che sa creare tra lo spettatore e la storia.

Warrior è un film realistico e quindi immagino che il tuo intervento, nel prodotto finale, risulti invisibile al pubblico o comunque sia finalizzato a rendere il film più concreto. Il tuo lavoro cambia a seconda del genere di pellicola su cui ti trovi ad operare? Quale è la differenza principale tra il lavorare su un film come Warrior e su pellicole di genere action, horror o fantascientifiche dove l'effetto speciale è dichiarato?
Nel momento in cui lavoriamo su pellicole dove l'effetto speciale è dichiarato, sappiamo di dover sempre fare molta più attenzione poiche il nostro lavoro non aiuta lo storytelling bensi "è" lo storytelling. In questi casi l'effetto speciale è puramente connotativo, detto in maniera molto spicciola é la maggior parte delle volte l'elemento del film per il quale lo spettatore paga il biglietto, e che di conseguenza deve risultare credibile e suscitare emozioni, non semplicemente riempire vuoti come un green screen insert. In altri casi ovviamente l'effetto va ad aiutare, ma non è cosi fondamentale e insostituibile come in generi per i quali l'effetto speciale visivo è stato inventato. Basti pensare a Guerre Stellari, il classico esempio di effetti speciali per eccellenza: enormi astronavi che danno vita ad epici combattimenti nella galassia. Ebbene, gli artisti digitali devono curare ogni minimo particolare affinché l'esperienza e la conoscenza dello spettatore si possano identificare con quello che vede sullo schermo, e mantenere questa sorta di patto narrativo visivo durante tutto il percorso filmico. Un minimo errore dell'artista, un misfeeling dello spettatore durante qualche sequenza e tutto il film cade a pezzi.

Nick Nolte in una scena di Warrior, il film di Gavin O'Connor
Prima di Warrior ti sei occupato della post produzione di Abduction - Riprenditi la tua vita. In quel caso in cosa è consistito il tuo lavoro?
Su Abduction - Riprenditi la tua vita abbiamo effettuato make up enhancements su Taylor Lautner e Lily Collins e moltissimi background replacements di tutte le sequenze in Pittsburg. Inoltre, aspetto estremamente curioso, il regista Singleton dopo aver visto Super 8 di J.J. Abrams, film caratterizzato da moltissimi lens flares artificiali, ha voluto spendere parecchie decine di migliaia di dollari per inserire lo stesso effetto digitale in tutte le azioni di lotta e non solo. Personalmente, ho gradito molto lavorare su Abduction - Riprenditi la tua vita soprattutto per il fatto che molte delle mie sequenze includevano Sigourney Weaver, che è presente in alcuni dei film che hanno caratterizzato la mia infanzia, come Ghostbusters - Acchiappafantasmi e Alien, e che mi hanno spinto verso il mondo dei Visual Effects.

La post produzione digitale, ormai, è una componente fondamentale dell'industria cinematografica e anche in film insospettabili il pubblico si trova di fronte a interventi digitali di cui spesso non si rende neppure conto. Quanto spazio ha effettivamente nei film?
L'effetto speciale visivo è ormai onnipresente in ogni prodotto cinematografico, anche se chiamarlo con il suo nome vero e proprio sta pian piano diventando un vizio di forma. In un numero sempre maggiore di film si assiste a un intervento denotativo dell'effetto, che oramai è diventato soprattutto la bacchetta magica di errori classici sul set, come la rimozione di persone della troupe cinematografica che involontariamente entrano in campo mentre la macchina da presa sta registrando o come addirittura lo strumento di miglioria cosmetica. Moltissimi shots che passano sotto le nostre mani ultimamente richiedono rimozione di rughe e imperfezioni come brufoli a cicatrici di interventi chirurgici. Questo perché gli standard hollywoodiani mirano alla perfezione in ogni dettaglio: personalmente credo che vadano a trasmettere un messaggio poco genuino allo spettatore, il quale è ignaro del tempo trascorso da noi artisti digitali su una data sequenza per rendere il proprio beniamino o la propria beniamina piu vicini a una perfezione che mai esisterà nella realtà. Ovviamente l'artista è retribuito anche per effettuare anche questi tipo di interventi digitali, di conseguenza non può tirarsi indietro, però certamente non è appagante fare questo tipo di interventi quindi cerchiamo sempre di affrontare certi lavori con ironia.

Francesco, tu sei italiano, ma ti sei trasferito negli Stati Uniti da qualche anno. Come sei arrivato a vivere e lavorare a Los Angeles?
Sono cresciuto come molti miei coetanei guardando film carichi di effetti speciali, per i quali ho sempre nutrito curiosità, interesse ed attrazione e ho deciso di farne una professione, laureandomi prima in Cinema all'Accademia dell'Immagine de L'Aquila (che consiglio a chiunque voglia intraprendere una carriera nel ramo cinematografico) e trasferendomi poi a Manhattan per un master in Animazione 3D ed Effetti Speciali alla New York Film Academy. Da lì il salto in California è stato veloce, e dopo una internship ai Flash Film Works Studios di William Mesa (il visual effects supervisor de L'Armata delle Tenebre, L'ultimo samurai e moltissimi altri film) ho iniziato a lavorare sotto la sua supervisione sul mio primo lungometraggio, Scontro tra titani 3D, per il quale abbiamo curato gli effetti speciali di tutte le scene del nuovo finale, girato a film compiuto. Da lì in poi è stato abbastanza facile continuare a costruire carriera e sogno, grazie anche alla passione e perseveranza per il mio lavoro e alla meritocrazia americana.

Taylor Lautner con Lily Collins in Abduction - riprenditi la tua vita
Da esperto di 3D, quale è il tuo parere sul dibattito legato a questa tecnologia? Ci sono registi, come James Cameron, che hanno contribuito in maniera fondamentale allo sviluppo della tecnologia stereoscopica e ce ne sono altri che si sono schierati apertamente contro predicendo pochi anni di vita per il 3D. A questi ultimi cosa rispondi?
Innanzitutto vorrei sfatare dei luoghi comuni: parlare di 'film in 3D' vuol dire parlare di film realizzati con la tecnica dell'animazione 3D, come Toy Story per esempio.
La definizione esatta per quello di cui stiamo parlando e' 'film stereoscopici' o film in '3D stereoscopico'. La stereoscopia è completamente diversa dall'effetto visivo speciale, seppur la sua realizzazione si avvale di software e tecniche usate fino poco tempo fa solo nel campo dei VFX. Personalmente sono estremamente favorevole alla stereografia di un lungometraggio, seppur sia nativa come dice la parola stessa, ovvero realizzata on-set con macchine da presa stereografiche del tipo utilizzate da James Cameron per Avatar e quant'altro. La stereografia credo sia essenziale per la simulazione della percezione di qualsiasi essere umano (in questo caso dello spettatore) della realta. Di conseguenza, diventa un arma a doppio taglio quando, come sta succedendo negli ultimi tempi, un lungometraggio viene 'convertito' in 3D stereoscopico in post production. La trasformazione può esaltarlo o affondarlo.
Il problema è che nel processo di conversione stereoscopica tutto e' affidato ad un artista che deve assegnare profondità tramite gradients a ogni elemento nella sequenza a seconda di dove quell'elemento si trovi (piu o meno vicino alla macchina da presa), e nonostante l'artista possa avere una perfetta referenza del set di quando la sequenza è stata girata, non sarà mai in grado di far combaciare perfettamente tutti gli elementi. Il risultato è una strana sensazione da parte dello spettatore di non percepire le cose nel verso giusto. Adoro il 3D stereoscopico per i film d'animazione perché in quel caso tutto viene effettuato con camere virtuali e non si va incontro a questo tipo di problemi. Per via del budget mostruoso di una conversione in 3D stereoscopica, si affretta sempre il processo e il rischio di provocare nausea nello spettatore per via di un lavoro effettuato in maniera frettolosa è sempre presente, e per via del maggior costo ecco che i biglietti per uno show in 3D diventano piu costosi. La Disney ha speso delle cifre folli per convertire il quarto ed ultimo episodio della saga dei Pirati dei Caraibi in 3D stereoscopico: meno del 50% dell'audience mondiale ha scelto di vederlo in tre dimensioni, e molti quesiti sono nati dopo la scelta dello studio di non voler più fare uso della stereoscopia. George Lucas qui a Los Angeles sta convertendo tutti e sei gli episodi di Star Wars in 3D stereoscopico per riproporli dal 2012 in Blu Ray e possibilmente in sala. Personalmente credo che il 3D sia la via giusta verso il futuro, ma deve essere usato con meticolosità e specificità: ben vengano film in 3D stereoscopico qualora siano girati in 3D stereografico.

Oltre a occuparti di cinema, tu lavori anche per la televisione. Hai curato la post produzione di varie serie tv e hai lavorato fianco a fianco con Danny DeVito. Puoi parlarci di questa esperienza?
Ho avuto il piacere di lavorare con Danny per qualche settimana sulla sua serie online horror-comica The Blood Factory, per la quale abbiamo realizzato visual effects molto grafici e vivaci, dato lo stille splattercut dello show. E' stata una esperienza molto formativa in quanto Danny è un ottimo regista, editor e screenwriter oltre che un attore esilarante e ha una visione molto creativa ed ironica della realtà. Consiglio di fare un salto sul sito della serie per farsi due risate in quanto tutti gli shortmovies che realizza con John Albo sono molto molto divertenti!

Francesco Panzieri insieme a Danny DeVito a Loas Angeles
Quali sono le differenze nel lavorare alla post produzione di un film o di una serie tv?
Ultimamente direi ci sono davvero poche differenze tra il lavorare per un lungometraggio o per una serie televisiva. A cominciare dal fatto che oggigiorno la maggior parte dei tv show, perlomeno negli States, viene girata in pellicola 35mm e sempre di meno in digital, c'è di fatto un approccio alla produzione televisiva molto più sfacciato e tecnico di quanto ci possa essere mai stato in passato, con la sola differenza dei tempi di consegna: in genere nel cinema la post produzione inizia in maniera sempre più lenta (8, massimo 10 ore di lavoro al giorno) per arrivare ad un culmine di ore di lavoro che quasi raddoppia sotto delivery time (dopo 3-5 mesi di lavoro in media). Per quanto riguarda la tv invece, si è sempre sulla graticola e si pretende dagli artisti di rispettare tempi di consegna ogni volta piu competitivi. Personalmente trovo piu stimolante lavorare con il produttore di effetti speciali che ringhia di più alle tue spalle poichè si tratta di metterti sempre piu in discussione e di essere sempre più veloce, e inevitabilmente, sempre piu bravo. Inutile poi negare che la situazione economica globale sfavorisce sempre più budget e spese folli per lungometraggi, così ultimamente moltissimi attori e registi cinematografici si sono cimentati in produzioni televisive.

Quali saranno i tuoi prossimi impegni lavorativi? Puoi anticiparci qualcosa?
Molto volentieri. Siamo tuttora lavorando a tempo pieno sulla serie televisiva The River, prodotta da Steven Spielberg. che dovrebbe uscire negli Stati Uniti durante il secondo trimestre del 2012 e che promette molto bene, sia dal punto di vista della sceneggiatura che della mole di lavoro per noi. A breve poi dovremmo inoltre iniziare a lavorare su What to Expect When You're Expecting con Cameron Diaz e Jennifer Lopez. In più siamo costantemente al lavoro su almeno 15 serie televisive per settimana che sono uscite o usciranno a breve in Italia come Pan Am, 90210, Dr House: Medical Division, Ringer e molte altre.

Intervista a Francesco Panzieri, visual effects...
Privacy Policy