In bici senza sella

2016, Commedia

In bici senza sella: Come sopravvivere al precariato

Dissacrante commedia in sei episodi sulla generazione dell'eterno "le faremo sapere". Un film collettivo firmato da sette registi esordienti, nato da un'idea di Alessandro Giuggioli.

Provate a immaginare cosa vorrebbe dire per un lavoratore precario trovare il Santo Graal, agognata promessa dell'eternità; cercate di pensare a cosa succederebbe se i 'guerrieri della notte' di Walter Hill diventassero 'precari della notte', goffi, maldestri e improbabili criminali costretti a farsi disperatamente guerra per pochi spiccioli.
Immaginate stalli alla messicana tra un esasperato lavoratore precario e un corpulento fornaio trasteverino, corse infinite e rocamboleschi viaggi con il miraggio del posto fisso. Oppure giovani donne combattive, impavide, veri e propri katerpillar pronti a qualsiasi sacrificio pur di mantenere un posto di lavoro costato pause pranzo, interminabili ore di straordinario, sorrisi a denti stretti, gravidanze da camuffare e interi pomeriggi trascorsi dietro a una scrivania a farsi piacere gli sbrodolamenti di certi capi conquistatori del mondo globalizzato.

In bici senza sella: un'immagine tratta dal film

Sono solo alcuni degli scenari più surreali descritti dai sei episodi di In bici senza sella, un film collettivo sulla ricerca della stabilità economica, un ritratto autoironico sulla precarietà di una generazione sempre più trasversale fatta di guerrieri e parassiti disposti a tutto pur di tagliare il traguardo.

Da Toronto a Roma con la benedizione di Colin Firth

In bici senza sella: Michele Bevilacqua e Luca Scapparone in una scena del film

Sei racconti firmati da sette registi esordienti (Giovanni Battista Origo, Sole Tonnini, Gianluca Mangiasciutti, Matteo Giancaspro, Cristian Iezzi, Chiara De Marchis e Francesco Dafano) che per parlare di precariato decidono di affidarsi alla risata dissacrante, l'unica in grado di esorcizzare la paura dell'incertezza economica e sociale del nostro tempo, che a volte potrebbe sembrare eterna.
Nato quattro anni fa da un'idea di Alessandro Giuggioli il progetto, che ha visto la luce anche grazie a un'iniziativa di crowdfunding, è solo all'inizio di un cammino festivaliero che in pochi mesi lo ha portato dal Toronto Independent Film Award alla Festa del Cinema di Roma, guadagnandosi anche l'attenzione della stampa estera (il Guardian ne parlava in un articolo dedicato al Quo Vado? di Checco Zalone, amara presa in giro del posto fisso) e meritandosi in un incontro a La Sapienza di Roma su "Giovani e Lavoro" un ospite d'eccezione come Colin Firth.

Riso amaro

In bici senza sella: Flavio Domenici e Francesco Montanari in una scena del film

Nel film l'implacabile e affannosa ricerca di un posto di lavoro genera estreme forme di sopravvivenza e bizzarre ricette anticrisi: dall'epopea bellica delle bande de 'I precari della notte' (esasperata ma fin troppo didascalica parodia del cult I guerrieri della notte) che si fanno la guerra al grido di "Precari, giochiamo al posto fisso?", all'assurdo stoicismo della protagonista di 'Crisalide', episodio (uno dei migliori per scrittura e organicità narrativa) declinato al femminile e dedicato ad una amara riflessione sulla discriminazione di genere, passando per 'Curriculum vitae', la grottesca avventura di un ragazzo troppo qualificato per riuscire a trovare lavoro ("Quanti cazzo di master vogliamo fare prima di cominciare a lavorare?", si sentirà dire il povero malcapitato). Fino a 'Santo Graal', dove una coppia di svuota cantine si ritrova a dover fare i conti con una promessa (o minaccia?) di vita eterna ("Non arriviamo a fine mese, pensa all'eternità: tutta la vita a cercare lavoro!", si diranno).

Cassa integrati, vi siete fatti fottere da questi frocetti dei precari. È dagli anni '70 che vi fregano.

In bici senza sella: Alessandro Giuggioli in un'immagine tratta dal film

Nonostante il cinema d' impegno però, l'amalgama risulta poco organico e a volte ingenuo nell'insistere retoricamente sul tema, mentre la scelta della voce fuori campo che unisce i vari episodi risulta una forzatura.
Il resto è uno sciorinamento di luoghi comuni sulla precarietà, seppur condito da una risata amara che si abbatte su "una generazione dalle speranze inutili" condannata ad un eterno "le faremo sapere".

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Elisabetta Bartucca
Redattore
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