Ti amerò sempre

2008, Drammatico

Recensione Ti amerò sempre (2008)

La Thomas fa della sua protagonista una donna solo apparentemente chiusa e dura, ma allo stesso fragile e tesissima, e lo fa con pochissimi dialoghi e tanti gesti quasi impercettibili ma che rendono la sua performance minimalista e indimenticabile, e il suo personaggio credibile fin dalla prima scena.

Il segreto di Juliette

Si dice sempre di come ad Hollywood sia sempre più difficile per un'attrice, soprattutto se non più giovanissima, trovare ruoli di un certo spessore, ruoli che esulino dai soliti stereotipi di moglie/amante/madre; e non è difficile capire - guardandosi un po' in giro - che dietro a questa affermazione un fondo di verità sicuramente c'è. Non è altrettanto vero però per il cinema francese che, ricco di primedonne ancora più che divi al maschile, da tempo sa offrire ad attrici di tutte le generazioni ruoli memorabili e ben poco stereotipati. Non ci si deve quindi stupire nel vedere sempre più attrici (anche italiane) accostarsi al panorama cinematografico francese e lì trovare fortuna. E ancor di più non ci si deve stupire se un'attrice come Kristin Scott Thomas, inglese di grande talento da tempo naturalizzata francese, abbia passato gran parte della sua carriera cinematografica a recitare in tanti piccoli (anche se memorabili) ruoli da non protagonista per film anglo-americani, ma abbia trovato il ruolo più significativo della sua carriera soltanto in questo Ti amerò sempre (Il y a longtemps que je t'aime) del romanziere Philippe Claudel, qui al suo esordio come regista.

E il personaggio di Juliette Fontaine, protagonista del film, sembra proprio cucito addosso alla Thomas: una donna all'apparenza glaciale, scostante, isolata dal mondo esterno e che guarda con prudenza e distacco a tutti coloro che le sono accanto. Ma c'è ovviamente un motivo per questa freddezza: Juliette infatti è appena uscita di prigione dopo aver scontato quindici anni per il più odioso dei crimini, l'omicidio del proprio figlio, ed è stata, per tutta la durata della pena, completamente abbandonata da tutta la famiglia, marito compreso. L'unico contatto con il passato è la sorella minore Léa, che le offre un posto dove vivere, insieme a suo marito Luc, le due figlie adottive e l'anziano nonno che ha perso la capacità di comunicare verbalmente. Léa, sebbene impossibilitata a capire il gesto della sorella e incapace di affrontare il discorso, è l'unica a non aver dimenticato Juliette e a provare ancora affetto per lei, un affetto che però, almeno inizialmente, Juliette non è in grado non solo di ricambiare ma nemmeno di comprendere.

Elsa Zylberstein  e Kristin Scott Thomas in una sequenza di 'I’ve Loved You So Long'
Quindici anni in carcere sono tanti e lo sono ancor di più se passati in uno stato di totale chiusura verso il mondo esterno, se trascorsi soltanto in compagnia del rimorso, del dolore, della consapevolezza che la vita precedente è finita per sempre e che ciò che si è diventati è semplicemente il nulla, nessuno. La Thomas riesce a rendere alla perfezione tutto questo facendo della sua protagonista una donna solo apparentemente chiusa e dura, ma allo stesso fragile e tesissima, e lo fa con pochissimi dialoghi e tanti gesti quasi impercettibili ma che rendono la sua performance minimalista e indimenticabile, e il suo personaggio credibile fin dalla prima scena.
Altrettanto non si può dire del resto del film: se infatti il cast degli attori è tutto all'altezza (soprattutto la brava Elsa Zylberstein che dona alla sua Léa la dolcezza e la leggerezza che mancano alla "sorella") non si può dire altrettanto dell'esordiente Claudel, che però non mostra tanto difetti nell'aspetto registico ma soprattutto nella narrazione che gli sfugge di mano nella parte finale del dramma: pecca soprattutto della necessità di voler spiegare il personaggio di Juliette, le sue motivazioni e il suo passato, nel voler trasformare un dramma dai tratti psicologici molto ben analizzati in una sorta di thriller emotivo di cui lo spettatore non sente assolutamente la necessità, perchè ormai già perfettamente in sintonia con l'animo di Juliette e con la sua impossibilità di redenzione.

Recensione Ti amerò sempre (2008)
Luca Liguori
Redattore
3.0 3.0
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