Cuore sacro

2005, Drammatico

Recensione Cuore sacro (2005)

Un film forse non facilissimo, che tuttavia ripagherà lo spettatore che si farà lo sforzo di entrare in sintonia questa moderna parabola spirituale con grandi emozioni e la consolante, potente affermazione del valore della solidarietà umana.

Il Dio negli altri

Giunto al suo quinto lungometraggio, Ferzan Ozpetek continua a parlare di moti dell'animo, di ricordi, di affetti, ma con Cuore sacro si prova a farlo da un punto di vista molto più scomodo e difficile. Quella che il regista di Istanbul narra in questa pellicola è un storia delicata, complessa e rischiosa, ma anche molto stimolante, che però avrebbe potuto facilmente scivolare nel ridicolo e nell'inverosimiglianza se qualcuno degli elementi essenziali dell'opera avesse fatto difetto. Per fortuna - di Ozpetek e del pubblico - non è così: lo script è convincente, e il contributo raziocinante di Gianni Romoli serve a dare spessore e solidità alle visioni di Ozpetek, e Barbora Bobulova, chiamata a caricarsi addosso il peso dell'intera pellicola, si dimostra all'altezza del suo compito.

Irene Ravelli, interpretata dalla Bobulova, ci viene introdotta in tutto il suo fulgore: una donna d'immenso successo e carisma, a capo di una holding in fase di crescita esplosiva. Bellissima, in abito firmato e collier da sogno, Irene si appresta a ricevere il premio per il Migliore imprenditore dell'anno, proprio nel momento in cui, nella loro villa, due coniugi suoi amici, di cui ha appena rilevato l'azienda, si tolgono la vita. La notizia del doppio suicidio arriva proprio mentre Irene ringrazia per il riconoscimento; tra il pubblico, la zia di Irene, Eleonora (una rediviva e ottima Lisa Gastoni), si attiva all'istante perché la cosa non finisca per ripercuotersi negativamente sull'immagine dell'azienda di famiglia. Irene è appena un po' scossa, sebbene molte persone - tra cui l'erede dei due defunti - non esitino a rinfacciarle apertamente la pesante responsabilità: ma lei si scrolla di dosso colpe e rimorsi ed è pronta a riprendere le sue speculazioni.
Nel mirino, stavolta, c'è proprio il palazzo dei Ravelli, un edificio del centro di Roma disabitato ormai da molti anni. Il progetto è quello di ristrutturarlo e trasformarlo in un complesso da trecento mini-appartamenti. Quando visita il palazzo per un sopralluogo, Irene è solo vagamente interessata dalla stanza in cui sua madre morì ventotto anni prima, e chiede che le si traducano le frasi, composte in misteriosi alfabeti, che ricoprono le pareti. Quella che è una semplice curiosità su una madre praticamente sconosciuta, sul cui destino Irene non ha mai fatto domande, è il primo passo in un'esperienza che trasformerà la spietata imprenditrice in una persona completamente diversa.

Il film racconta con partecipazione ed eleganza il percorso di Irene, che da un lato, grazie all'altra sorella del padre, Maria Clara, prende coscienza dell'iniquità della gestione degli affari impostale da Eleonora, e inizia ad uscire dalla sfera d'influenza della zia, e dall'altro, in seguito all'incontro fortuito con la vulcanica Benny, una generosa ladruncola di tredici anni, scopre una nuova prospettiva di vita. E' in una sequenza splendida, tesissima e commovente, che Ozpetek ci mostra l'incredibile metamorfosi di Irene, da predatrice della finanza in angelo della misecordia.
Come detto, il tutto è reso credibile dall'encomiabile prestazione della Bobulova; e gli altri, la Gastoni su tutti, non sfigurano di certo al suo fianco, affrancando Cuore sacro dalle parentesi di goffaggine dovuti a comprimari fuori parte che affliggevano i precedenti lavori di Ozpetek. La vicenda, che ha persino i suoi tratti soprannaturali, è resa coinvolgente dalla sincera cum-passione con cui è narrata; e una menzione la meritano anche le musiche di Andrea Guerra, che commentano magnificamente la rivelazione del cuore sacro di Irene Ravelli.

Un film forse non facilissimo, che tuttavia ripagherà lo spettatore che si farà lo sforzo di entrare in sintonia questa moderna parabola spirituale con grandi emozioni e la consolante, potente affermazione del valore della solidarietà umana.

Recensione Cuore sacro (2005)
Alessia Starace
Redattore
3.0 3.0
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