I Globi d’Oro 2014 celebrano Claudia Cardinale e ricordano Claudio Mazzacurati

'Il capitale umano' è Il miglior film, 'Smetto quando voglio' si impone come miglior commedia dell'anno, mentre a 'Zoran il mio nipote scemo' va il riconoscimento come Miglior Opera Prima e Pif si aggiudica il premio per la sceneggiatura

I Globi d’Oro 2014 celebrano Claudia Cardinale e...

Tempo di premi per il cinema italiano. Dopo il David di Donatello, che ha incoronato La grande bellezza e Il capitale umano come film dell'anno, questa volta è il turno dei Globi D'oro. Il premio ha raggiunto la sua 54esima edizione e rappresenta il gradimento della stampa straniera nei confronti del nostro cinema. Un riconoscimento che permette di intuire come la settima arte targata made in Italy venga considerata e giudicata a livello internazionale. Madrina ideale della serata, organizzata nella cornice storica di Palazzo Farnese a Roma, è Claudia Cardinale premiata con il Globo D'oro alla carriera. "Mi rendo conto di quanto sono stata fortunata nella mia vita - dichiara l'attrice protagonista di film entrati nella Storia del cinema come Il gattopardo, La ragazza di Bube, e C'era una volta il West - ad oggi ho fatto 141 film e tutti i registi con cui ho lavorato mi hanno insegnato qualcosa. Loro sono stati i miei maestri." E parlando della situazione attuale del cinema di casa nostra ribatte: " Dobbiamo incrementare le produzioni e co-produzioni con l'estero. E' necessario tornare a fare cinema soprattutto per dare una possibilità ai giovani autori. Necessitiamo di un ricambio e di una generazione nuova. Per questo motivo, quando posso e mi si presenta l'occasione, partecipo volentieri a delle opere prime."

Ma oltre all'eleganza della Cardinale, i Globi d'oro non dimenticano nemmeno un'altra personalità che al cinema ha dato tanto andandosene però, troppo presto. Stiamo parlando del regista Carlo Mazzacurati che rivive, per l'occasione, in una clip del suo La sedia della felicità e nelle parole di Giuseppe Battiston. "Negli ultimi due film di Carlo c'è una parola chiave che definisce l'uomo e il professionista. Mi riferisco alla passione, quella che ha provato per il suo lavoro e quella che è riuscita a trasmettere a tutti noi. E questo perché era un uomo intimamente felice." A questo punto, con il ricordo di tanto entusiasmo, non rimane che lasciare la parola al cinema e dire the golden globe goes to...

Miglior Film

Il capitale umano: Valeria Bruni Tedeschi in una foto promozionale con Fabrizio Gifuni

Globi d'oro e David di Donatello sembrano andare d'accordo, almeno in questo caso, visto che confermano la scelta de Il capitale umano di Paolo Virzì come miglior film dell'anno. A conquistare la giuria internazionale è il racconto di una società spietata e di una borghesia annoiata pronta a qualsiasi compromesso per la costruzione del successo. Un ritratto che solo a prima vista può essere considerato circoscritto territorialmente ma che, in realtà, rappresenta un andamento generale del paese. A ritirare il premio, naturalmente, è il regista che dedica il premio alla moglie Micaela Ramazzotti e poi si lancia in un ringraziamento poliglotta con Francesco Bruni a improvvisarsi spalla e traduttore della gag. Così, passando dall'italiano, al francese e all'inglese fino al portoghese e a qualche parola di greco, il regista livornese non lascia trapelare nulla sui suoi progetti futuri preparandosi, forse, alla cerimonia dei globi americani. Tanto per calcare le orme di Paolo Sorrentino.

Miglior Interpreti

Salvo: Sara Serraiocco in un'immagine del film

"Carpire il pieno significato della vita è il dovere dell'attore, interpretarlo il suo problema, ed esprimerlo la sua passione." Questa, almeno, era l'opinione di Marlon Brando sul mestiere dell'attore considerato spesso come un personaggio vanesio, infantile e forse anche puerile. Sta di fatto, però, che senza il suo contributo un film perderebbe spesso di significato e riconoscibilità. Sarà per questo, quindi, che il premio al miglior interprete è quello che divide il pubblico e spesso anche la critica, creando molte aspettative. In questo caso la scelta della stampa estera cade su un cinema dei sentimenti e dell'umanità assegnando il Globo d'Oro per la migliore interpretazione maschile a Antonio Albanese, per L'intrepido di Gianni Amelio, e quello per la miglior interpretazione femminile alla giovane Sara Serraiocco per il film Salvo, presentato al festival di Cannes 2013 nella sezione della Settimana della critica.

Albanese, attualmente in vacanza in un luogo sperduto della Svezia intento a pescare, non ha ritirato il premio personalmente mentre Sara Serraiocco, ringrazia piuttosto emozionata e si gode la "vittoria" su colleghe illustri come Micaela Ramazzotti per Anni felici, Elena Cotta di Via Via Castellana Bandiera, Celeste Cascairo per In grazia di Dio e Miriam Karlkvist con Il Sud è niente.

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Miglior Commedia

Smetto quando voglio: un'immagine promozionale del film

Il cinema italiano produce molte commedie e l'associazione stampa estera prende atto del trend. Per questo motivo istituisce il premio Miglior Commedia e incorona vincitore assoluto Smetto quando voglio diSydney Sibilia. Il film è riuscito a conquistare l'attenzione del pubblico e degli addetti ai lavori facendo sorridere con una punta di amarezza della condizione di una generazione di precari e di un paese che uccide la genialità delle sue giovani generazioni. A ritirare il premio non è il regista ma la sua banda composta da Libero De Rienzo, Giulio Scarpati, Valerio Aprea e Paolo Calabresi. Unici assenti il "capo" Edoardo Leo e il chimico Stefano Fresi. Ma qual è il successo di questo film? "Tutti noi arriviamo da scuole e esperienze artistiche diverse - ha risposto Paolo Calabresi - il talento di Sydney è stato quello di farci diventare un corpo unico. Mai come in questo caso possiamo dire che la forza di questo film è stato il gruppo."

Miglior Opera Prima

Zoran, il mio nipote scemo: Giuseppe Battiston in una scena con Rok Presnikar

Anche in questo caso la commedia si toglie le sue soddisfazioni grazie a Zoran, il mio nipote scemo che batte Border di Alessio Cremonini, Il Sud è niente regia di Fabio Mollo, La mafia uccide solo d'estate e Carlo Zoratti con il suo The Special Need. L'annuncio del premio a Matteo Oleotto viene accolto dalla sala con un boato di soddisfazione sfidando tutte le norme di buona educazione cui tengono tanto gli ospiti francesi. Ma poco importa, perché Zoran ha conquistato anche e soprattutto la giuria internazionale per aver costruito con ironia una vicenda molto toccante sui rapporti umani rifacendosi alla migliore tradizione del neo-realismo italiano. "Il nostro scopo era di realizzare un film capace di andare oltre i confini nazionali - spiega Oleotto - per questo motivo il premio della stampa estera rappresenta per me il riconoscimento più ambito"

Miglior Sceneggiatura

La mafia uccide solo d'estate: Pif insieme a Cristiana Capotondi in una scena

Lui è il testimone per antonomasia capace di mettersi nei panni dell'uomo qualunque e spiegare a questo e, spesso, anche a se stesso fenomeni sociali, mode, bizzarrie e misteri vari. Allo stesso modo Pierfrancesco Diliberto, meglio conosciuto come Pif, ha cercato di raccontare all'uomo comune quanto pericolosa, subdola e condizionante sia stata la mafia a Palermo fino agli inizi degli anni novanta, quando Falcone e Borsellino, morendo, hanno aperto gli occhi ad un paese intero. Tutto questo, però, viene raccontato a sei mani dallo stesso Pif con Michele Astori e Marco Martani alternando atmosfere leggere a momenti di forte pathos emotivo che coincidono proprio con l'uccisione del Generale Dalla Chiesa, la strage di Capaci e quella di Via d'Amelio.

"Oggi la mafia è sicuramente meno potente, ma questo non vuol dire che non sia pericolosa. Anzi, forse lo è di più perché è costretta a nascondersi e ad agire in maniera subdola - spiega Pif - Noi abbiamo scoperto tutti gli eroi della nostra generazione solo dopo la loro morte. E, per assurdo, a farceli conoscere è stata proprio la mafia con la sua violenza. Ora mi auguro che i prossimi eroi riusciremo a individuarli prima e da soli. Indubbiamente le cose stanno cambiando. Ad esempio, in questo momento, è possibile girare un film a Palermo senza pagare il pizzo. Io l'ho fatto e invito altri registi a mettersi alla prova. E poi Giulio Andreotti è morto. E questo non era affatto scontato."

Miglior Musica

Se avete amato senza riserve le avventure di Paco Stillo e del cantante neo melodico Lollo Love, non potete che essere d'accordo con la scelta della giuria, la quale attribuisce a Song'è Napule dei Manetti Bros. il premio per la miglior musica. Ad essere precisi, però, il riconoscimento va a Pivio e Aldo De Scalzi che hanno ricostruito una colonna sonora capace di inserirsi perfettamente nello spirito della commedia e di trarre ispirazione dai film italiani degli anni Settanta. "Collaboriamo con i Manetti da molto tempo ormai e non abbiamo mai smesso di divertirci - dice Aldo De Scalzi - con loro riusciamo a dare il meglio e il peggio di noi senza alcun limite. Comunque volevamo ricordare che la nostra carriera è iniziata proprio dai Globi d'Oro nel 1997 con Il bagno turco. "

Gran Premio Stampa Estera

In grazia di Dio: Celeste Casciaro in una scena del film con Laura Licchetta e Barbara De Matteis

E per finire la giuria premia In grazia di Dio di Edoardo Winspeare, conquistata dai ruoli intensi costruiti per dei personaggi femminili e dalla bellezza ruvida della Puglia dove è ambientata la vicenda. "Il film è stato girato veramente con pochi mezzi - spiega il regista - praticamente quasi con la tecnica del baratto, proprio come si vede nella storia. Secondo me, però, vi siete sbagliati. Avete premiato il film credendo si trattasse di una pellicola straniera, visto che non si capiva niente ed era tutto sottotitolato." Non dimentichiamo il premio Miglior Cortometraggio assegnato a Sassywood di Antonio Andrisani e Vito Cea, il Miglior Documentario che premia The Stone River di Giovanni Donfrancesco e la Miglior Fotografia assegnata a Stefano Falivene per il poetico Still Life.

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