I figli della notte: un misterioso e inquietante collegio per la spietata classe dirigente del futuro

L'opera prima del figlio d'arte Andrea De Sica è un lavoro intrigante e coraggioso, non esente da difetti ma che fa senz'altro ben sperare per il prosieguo della carriera del regista.

I figli della notte: Vincenzo Crea e Ludovico Succio in un'immagine promozionale del film

Presentato in concorso alla 34a edizione del Festival di Torino, dove peraltro ha ottenuto un buon riscontro da parte di critica e pubblico, I figli della notte di Andrea De Sica giunge oggi nelle nostre sale (purtroppo non molte, una trentina circa) a sei mesi di distanza dall'anteprima mondiale della kermesse piemontese. Figlio del compositore Manuel De Sica e della produttrice Tilde Corsi (storica collaboratrice di Ferzan Ozpetek) nonché nipote del grande Vittorio De Sica, il trentacinquenne cineasta romano ha esordito nel lungometraggio di finzione dopo essersi fatto le ossa dirigendo cortometraggi, documentari più o meno brevi e una serie televisiva per bambini per il canale tematico Rainbow (Mia e io).
A I figli della notte pensava già da cinque anni e l'esperienza maturata nel frattempo è risultata fondamentale per realizzare un'opera prima affascinante e molto convincente dal punto di vista visivo, che si alimenta di uno stile rigoroso, essenziale e privo di narcisistici virtuosismi.

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Una scuola per trasformarsi in manager feroci

L'idea alla base de I figli della notte è particolarmente suggestiva. Affinché possano essere riportati sulla retta via per divenire la futura, spietata classe dirigente del nostro paese, alcuni adolescenti con dei disturbi provenienti da famiglie molto ricche vengono mandati dai genitori in un austero collegio di lusso, isolato tra le montagne innevate del Nord Italia. È in questo contesto che si incontrano Giulio ed Edoardo (i semiesoridenti Vincenzo Crea e Ludovico Succio), due ragazzi dalle personalità apparentemente molto diverse - il primo si presenta come introverso e misurato, il secondo come estroverso e impulsivo - tra cui nasce un forte legame, che li conduce a vivere insieme le esperienze all'interno del misterioso collegio e non solo. Come è facile immaginare, molte cose non andranno nel modo da loro inizialmente previsto.

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Un affascinante film d'atmosfera che guarda a Kubrick e al cinema USA

I figli della notte: Vincenzo Crea in una scena del film

Fin dalle prime inquadrature, I figli della notte si rivela uno stimolante film d'atmosfera in grado di immergere lo spettatore in un mondo al contempo seducente e inquietante. Nonostante il nonno sia stato uno dei grandi protagonisti del cinema italiano del passato, è interessante notare come lo sguardo registico di Andrea De Sica sia fortemente influenzato dalla produzione statunitense. Diversi sono ad esempio i riferimenti all'opera di Stanley Kubrick, il regista più amato dal giovane cineasta romano, con lo stesso collegio che per modalità con cui viene messo in scena e statuto simbolico conferitogli fa inevitabilmente pensare all'Overlook Hotel di Shining. In più, la stessa scelta di fondo di proporre un "racconto di deformazione", come lo stesso De Sica definisce il proprio film, con l'aggiunta di sfumature paranormali è qualcosa che rimanda alla tradizione del cinema statunitense più che a quella nostrana.

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Un esordio molto interessante con qualche difetto di sceneggiatura

I figli della notte: Andrea De Sica sul set della sua opera prima

I figli della notte convince appieno sul piano della messa in scena e della capacità di creare senza soluzione di continuità un'atmosfera molto intrigante. De Sica dimostra così di avere delle indiscutibili abilità dietro la macchina da presa e rivela inoltre di non aver paura di osare nel proporre un ritratto duro di adolescenti molto diversi da quelli cui siamo abituati nel panorama televisivo e cinematografico italiano. Meno soddisfacenti, invece, sono lo sviluppo narrativo legato alla descrizione della quotidianità nel collegio (sarebbe stato interessante concentrarsi più a fondo su questo aspetto per mettere maggiormente in risalto il percorso di "deformazione" dei ragazzi) e soprattutto la gestione della componente paranormale, risolta frettolosamente e in una maniera che risulta troppo superficiale per giustificarne davvero l'introduzione. Ad ogni modo, al netto di questi difetti di sceneggiatura (scritta dallo stesso De Sica insieme a Mariano Di Nardo con la collaborazione di Gloria Malatesta), I figli della notte nel complesso è un esordio cinematografico molto interessante che vale la pena di essere visto e che fa senz'altro ben sperare per il prosieguo della carriera del suo regista.

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Luca Ottocento
Redattore
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