Eisenstein in Messico

2014, Drammatico

Eisenstein in Guanajuato: scandalo e bellezza per Peter Greenaway

Peter Greenaway firma un'opera trascinante e irriverente, un saggio di storia del cinema riletto in chiave ironica, una provocazione estetica ed etica rivolta a chi la saprà o la vorrà cogliere.

Le opere di Peter Greenaway sono cinema nel senso più puro del termine. Sono caleidoscopi di immagini, movimenti tortuosi, sono ambienti decorati all'inverosimile, sono tableau vivant in cui i corpi nudi degli attori perdono ogni accezione personalistica per diventare 'oggetti di scena' fondendosi con l'insieme. Paradossalmente è così che il regista dallo sguardo pittorico dona loro un'umanità nuova, più profonda. Campi privilegiati dell'indagine di Greenaway sono la pittura e la letteratura, dove l'approfondimento su figure illustri diviene spesso un pretesto per riflettere sulle potenzialità del linguaggio cinematografico. Stavolta, però, il maestro inglese accantona le arti figurative per guardare al cinema stesso.

Eisenstein in Guanajuato: Elmer Bäck in una scena del film

Con Eisenstein in Guanajuato, Greenaway torna a occuparsi di biografia e lo fa scegliendo di affrontare un capitolo dell'esistenza di uno degli inventori del linguaggio cinematografico, il russo Sergei M. Eisenstein. L'autore inglese, maestro della finzione e cantore del cinema antirealista, stavolta si trova legittimato dalla materia stessa a esplorare i confini dell'arte che pratica, ma al tempo stesso la scelta di porre al centro della vicenda una personalità di tale spessore, uno dei suoi maestri, guida la mano dell'autore nel valorizzare l'aspetto narrativo del film trovando un equilibrio tra spettacolo visivo e affabulazione.

Le pulsioni irrefrenabili di Eisenstein

L'affabulazione non scarseggia di certo in Eisenstein in Guanajuato. Il regista russo viene rappresentato come un uomo eccentrico e vulcanico, un intellettuale dagli atteggiamenti infantili che parla a raffica e indossa sempre un completo bianco (l'unico abito che possiede). Gli attori di Peter Greenaway vengono notoriamente messi a dura prova sul set, ma il finlandese Elmer Bäck, chiamato a incarnare il regista russo, supera la prova con grande maestria. Il semisconosciuto Back si affida nelle mani del maestro senza remore e senza pudore e dà tutto stesso in una perfomance corporea ed emotiva estrema. Il sadico Peter scandaglia il lato privato di Eisenstein, fa mostra delle sue cattive maniere, della parlantina irrefrenabile, dell'omosessualità latente, della relazione altalenante con la moglie Pera, che lo aspetta a casa in Russia. Greenaway, regista sanguigno, non si pone limiti e provoca la reazione del pubblico riversandogli addosso sangue, sperma e liquidi corporali in abbondanza. Gli spettatori sono chiamati a tallonare Eisentein nelle sue peregrinazioni messicane, sono partecipi del malessere occorso al regista dopo una sbronza colossale, mentre si ritrova a strisciare nel fango, trasformando il suo completo candido in una poltiglia informe, e passando gran parte del tempo nella sua lussuosa camera da letto mentre lui si rotola nudo tra le lenzuola.

Messico sesso e morte

Eisenstein in Guanajuato: una scena del film

Dopo i suoi tre capolavori realizzati in Russia in giovane età, e dopo uno sfortunato soggiorno hollywoodiano, all'età di 33 anni Sergei Eisenstein si reca in Messico, finanziato da Upton Sinclair e da altri intellettuali simpatizzanti del comunismo, per realizzare Que Viva Mexico!, documentario incompiuto. Greenaway attribuisce le ragioni del suo fallimento lavorativo alle distrazioni sentimentali e alla perdita della verginità avvenuta con Palomino Canedo (l'ottimo Luis Alberti), suo accompagnatore messicano, in una scena da fuochi d'artificio. Posta esattamente a metà film, la lunga sequenza di sesso esplicito mescola virtuosismi visivi, toni grotteschi e realismo estremo. Greenaway non conosce mezze misure e sceglie di dare scandalo smaccato, tanto più nei confronti nella Russia, paese d'origine di Eisenstein dove l'omosessualità non è mai stata tollerata. La sequenze in questione rappresenta per Eistenstein al tempo stesso una morte (il sangue che sgorga copioso) e una rinascita, viene ironicamente rappresentata come un parallelo con la rivoluzione russa in cui il corpo del regista de La corazzata Potemkin viene espugnato dall'audace amico messicano. Il tutto a 33 anni, l'età del Cristo. E infatti poco più tardi vedremo i due amanti giocare con le maschere del giorno dei morti, celebre festività messicana altamente simbolica.

Eisenstein in Guanajuato: Elmer Bäck nei panni di Sergei Eisenstein in una scena del film

Spettacolo assoluto per gli occhi - dalla vorticante sequenza in cui Upton Sinclair e signora si recano nella stanza da letto di Eistenstein agli splendidi titoli di testa che virano dal colore al bianco e nero, fino agli insistiti split screen che richiamo gli ambiziosi progetti di Abel Gance - Eisenstein in Guanajuato è un'opera trascinante e irriverente, un saggio di storia del cinema riletto in chiave ironica, una provocazione estetica ed etica rivolta a chi la saprà o la vorrà cogliere. Ma è soprattutto la manifestazione dell'eterna ricerca del 72enne Greenaway, indomito maestro che non si accontenta e mentre si ostina a proclamare la morte del cinema ne prolunga l'esistenza con un altro dei suoi capolavori barocchi.

Eisenstein in Guanajuato: Elmer Bäck e Stelio Savante in una scena del film
Eisenstein in Guanajuato: scandalo e bellezza per...
Valentina D'Amico
Redattore
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Peter Greenaway: 'Il mio Eisenstein tra sesso e morte'
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