The Black Dahlia

2006, Drammatico

De Palma e la sua Dalia nera

A Venezia il regista e gran parte del cast dell'attesissimo noir tratto dal romanzo di James Ellroy.

Esordio col botto per la Mostra di Venezia che inaugura festival e competizione con l'ultimo attesissimo lavoro di Brian De Palma, The Black Dahlia, tratto dal romanzo culto di James Ellroy. E' stato lo stesso regista, sicuramente fiducioso nel risultato raggiunto, a insistere affinché il suo film fosse inserito nel concorso e non presentato come evento speciale in una sezione collaterale. Il ritorno di De Palma a Venezia è sempre cosa gradita, ad accompagnarlo il cast di The Black Dahliaquasi al completo: Scarlett Johansson, Josh Hartnett, Aaron Eckhart, la rivelazione Mia Kirshner e, eccezionalmente, lo stesso James Ellroy.

Mr. Ellroy, quanto il romanzo The Black Dahlia ha influito sul film L. A. Confidential e quanto quest'ultimo ha, a sua volta, ha influenzato il lavoro di De Palma? James Ellroy: Il legame principale tra i miei due romanzi è l'ossessione sessuale, quel rapporto morboso e complesso che lega i protagonisti di entrambe le storie. De Palma si è trovato davanti un compito arduo, quello di adattare un romanzo complesso come il mio, ed è riuscito a comprimere la ricostruzione delle indagini sul caso della Dalia mostrando, nello stesso tempo, come alcuni delitti, incluso quello di mia madre, vengano manipolati e gestiti dai media. La stessa cosa che ho cercato di fare io nel mio lavoro: estrapolare la vicenda romanzesca dal caso reale.

Brian De Palma: In effetti dovevo comprimere un racconto articolato in tre storie che si accavallano in due ore. Ho dovuto fare delle scelte precise, come utilizzare la voce fuori campo per spiegare alcune cose, e saltare delle parti, come quella ambientata in Messico, ma ho cercato di restare il più possibile fedele ai personaggi.

In molti film viene data una visione dell'America fine anni '40 violenta, corrotta e deprimente. Un po' strano visto che gli per gli USA usciti vincitori dalla Seconda Guerra Mondiale doveva essere il periodo migliore. James Ellroy: La storia ha voluto bene agli americani. In realtà il mondo non era così positivo, ma le esplosioni di violenza e la corruzione sessuale erano all'ordine del giorno.

Brian De Palma: Non sono in grado di spiegare perché la realtà dell'epoca fosse questa, ma era proprio questo aspetto noir che mi interessava.

Durante le scene dei provini della Dalia la voce del regista è quella dello stesso de Palma. Come mai questa scelta? Brian De Palma: Il mio cameo vocale non era previsto, è stata una soluzione improvvisa. Quando ho girato le scene dei provini con Mia il risultato mi ha convinto ad ampliare questa parte. In realtà per lo più abbiamo improvvisato e io non sono stato molto gentile con l'attrice, ma è venuto tutto molto naturale.

Quali sono stati i modelli di Scarlett Johansson che hanno contribuito alla costruzione del personaggio di Kay Lake? A prima vista la sua immagine ricorda molto una dark lady come Lana Turner.

Scarlett Johansson: Ho cercato di creare un personaggio completamente nuovo, senza trarre ispirazione da nessuno. Kay Lake è una sopravvissuta, una donna straordinariamente forte che riesce a ricreare e salvaguardare una certa normalità nonostante tutto quello che ha passato.

Perché il caso della Dalia Nera è risultato così affascinante per l'opinione pubblica? Scarlett Johansson: Quando un paese attraversa momenti di crisi, la stampa si concentra soprattutto sugli scandali, e il pubblico li segue con passione per distrarsi dal quotidiano.

I due ruoli maschili richiedono una grande fisicità, Fuoco e Ghiaccio sono due pugili, agenti di polizia e vivono situazioni adrenaliniche. E' stata richiesta una preparazione fisica specifica? Josh Harnett: Prima di tutto mi sono concentrato a fondo sul personaggio, sulla sua psicologia e poi ho dedicato una parte della mia preparazione per diventare un pugile credibile. Solo che vi è una sola scena dell'incontro di pugilato e dopo averla girata ci siamo occupati subito di altre cose. La cosa più difficile nell'interpretazione di Bucky è stato costruire la relazione con gli altri. Bucky era una tela nuda su cui tutti dovevano dipingere. Gli altri personaggi avevano personalità fortissime, erano pieni di vita. Io volevo restare radicato alla realtà mentre tutto il resto del mondo intorno a me era fuori controllo.

Aaron Eckhart: Abbiamo studiato la coreografia dell'incontro a tavolino, ma quando siamo arrivati a girarla si è rivelata molto più difficile del previsto. E' come un balletto, si tratta di una questione di millimetri, ma i pugni sono veri. Non so quante volte ho colpito al costato Josh, ma lui si è rivelato un pugile migliore di me.

Gran parte del film è stata girata in Bulgaria. E' stato difficile ricostruire qui la Los Angeles anni '40? Brian De Palma: Grazie all'ottimo lavoro dello scenografo e dello sceneggiatore è stato facile lavorare e ricreare l'atmosfera hollywoodiana in Europa, in più la troupe bulgara si è rivelata formidabile.

Come è stato lavorare con De Palma? Mia Kirshner: All'inizio ero terrorizzata. Sono arrivata in Bulgaria per prima dalla Cambogia e ho provato un grande terrore. Sicuramente sono riuscita a renderlo sullo schermo mentre interpretavo la Dalia e mi ha aiutato a rendere più vero il mio personaggio. Con De Palma abbiamo improvvisato molte scene e il risultato è stato estremamente intenso.

De Palma e la sua Dalia nera
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