David Cronenberg e il cast di A Dangerous Method a a Venezia

Da Videodrome alla storia segreta della psicoanalisi. Il genio di David Cronenberg approda al Lido insieme al suo splendido cast composto da Viggo Mortensen, Michael Fassbender, Keira Knightley e Vincent Cassel.

David Cronenberg sul set del suo film A Dangerous Method

Il canadese David Cronenberg cambia pelle. Il maestro della rappresentazione delle turbe psichiche e delle torbide visioni del subconscio abbandona i toni grotteschi per realizzare una pellicola biografica elegante e misurata immersa nella limpida luce svizzera. Il suo A Dangerous Method mette in scena la complessa relazione sessuale che unì un giovane Jung alla paziente e futura analista Sabina Spielrein negli anni in cui il medico benestante, sposato con una ricca ereditiera, entrava in contatto con il padre della psicanalisi Sigmund Freud.

A interpretare le pedine mosse dallo splendido manipolatore Cronenberg troviamo un trio eccezionale, composto dal camaleontico Michael Fassbender, dal sornione Viggo Mortensen e dall'esile Keira Knightley, chiamata qui a un ruolo estremamente complesso, quello di una donna affitta da una terribile patologia psichica. I tre interpreti sbarcano sul Lido insieme a Cronenberg e a Vincent Cassel, anche lui nel cast, per riflettere sulla natura dei loro personaggi e sulla genesi di una pellicola ottimamente accolta dalla critica che ipoteca un posto al sole nel palmares veneziano.

Keira Knightley e David Cronenberg alla Mostra di Venezia 2011 con A Dangerous Method
David, ci puoi parlare della ricerca storia fatta per il film?
David Cronenberg: Per fortuna abbiamo a disposizione un sacco di lettere . Il carteggio tra i protagonisti della storia è ricchissimo. Basti pensare che all'epoca a Vienna la posta veniva consegnata più volte al giorno, alle lettere veniva risposto immediatamente e i personaggi facevano continui riferimenti alle missive precedenti. Tutto questo materiale è divenuto la base della sceneggiatura firmata da Christopher Hampton. Le lettere sono molto personali, quindi dal punto di vista umano lo script è molto preciso e denso.
Keira Knightley: Personalmente per prepararmi ho letto una pila di libri di Jung, la sua biografia e i lavori di Sabina. Mi capita spesso fare film di costume perché è un tipo di lavoro che mi piace molto. Mi piace leggere e amo la storia.
Michael Fassbender: Io non ho fatto nessuna ricerca. La sceneggiatura era talmente densa e io mi sono concentrato su quella. In più ho preso un libro per bambini, un bignami delle teorie di Jung e lì ho trovato tutto quello che mi serviva.

Quale è stata la sfida principale nel recitare personaggi così leggendari? Eravate preoccupati al pensiero di una simile responsabilità?
Viggo Mortensen: Quando si interpreta una figura storica, che le persone pensano di conoscere, si ha l'idea di fare una cosa molto importante. Probabilmente è più difficile creare un personaggio già noto, la libertà è ridotta, perciò ci siamo affidati a David. Lui ha saputo gestire bene la cosa focalizzandosi sui rapporti tra i personaggi e mantenendo l'umorismo che trapela dalle loro diverse visioni. David non ha messo in secondo piano le questioni accademiche, ma ci ha fatto interpretare delle persone, esseri umani con pregi e difetti. Lavorando la film abbiamo scoperto che le posizioni intellettuali di Freud e Jung non erano poi così diverse. I due si sono allontati per piccoli dissidi, questioni prettamente umane.
Michael Fassbender: Io ero terrificato.

Keira, per una donna bella come te è stato difficile calarsi nei panni di una persona malata, che mostra esteriormente i segni della propria patologia mentale?
Keira Knightley: Io sono un'attrice perciò sono già pazza di mio.

Una buffa espressione di David Cronenberg alla Mostra di Venezia 2011 con A Dangerous Method
David, il tuo cinema, negli anni, è cambiato. Come spieghi queste variazioni stilistiche?
David Cronenberg: Questa è la 68° Mostra del Cinema di Venezia e io ho sessantotto anni. In più il film d'apertura era Le idi di marzo che è il giorno del mio compleanno. Tenete a mente questo. Ho fatto molti film, anche se non tanti quanti Woody Allen, e il mio modo di fare cinema si è evoluto. Ogni volta che preparo un nuovo lavoro la gente mi chiede se ho intenzione di fare una cronenberghizzazione della materia trattata, ma in realtà ogni film ha le sue esigenze e necessità di uno stile diverso. Io mi adeguo.

Questo è il tuo primo film in costume. Nel corso della sua carriera ha creato mondi visivi totalmente originali e volti al futuro. Stavolta com'è stato lavorare sul passato?
David Cronenberg: In realtà questo non è il mio primo film in costume. Il pasto nudo era ambientato negli anni '50 e anche M. Butterfly e Spider, a loro modo, sono film in costume. Per me questa non è una cosa insolita e conosco la procedura. Si fanno ricerche sulla location. E' una sfida appassionante perché non si può mettere le persone in costume sul set e poi riprenderle. Occorre catturare qualcosa di magico. Keira è una regina del genere, è bravissima a interpretare donne del passato, ma vi sono alcuni attori che nei film d'epoca non funzionano. Un tempo il cervello umano era diverso. E' cambiato grazie alla tecnologia e a molti altri fattori. Girare un film ambientato all'epoca di Alessandro Magno è difficilissimo perché per noi il modo di pensare degli antichi è incomprensibile, sono alieni. Anche il loro sistema nervoso era diverso.

Ma quale è la tua opinione personale sulla psicoanalisi?
David Cronenberg: Penso che il nostro cast abbia bisogno di una bella psicoanalisi e li ho scelti proprio per fargli capire che hanno bisogno di aiuto. Vedete come sono migliorati ora? Prima Viggo non rideva mai. La psicoanalisi è stato un momento di rottura, occorre capire lo sconvolgimento che ha apportato nella società ottocentesca, nelle persone che credevano nello sviluppo evolutivo, nell'ordine e nel progresso. Negli ultimi anni molti sono tornati alle teorie freudiane e molte sue idee sono state verificate. La teoria junghiana invece ha preso una direzione diversa, volgendosi verso la sfera religiosa. I timori di Freud al riguardo sono risultati fondati.

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