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2016, Commedia

Toronto shock! Dai cannibali di Raw agli schiavi di The Birth of a Nation

Dal cinema horror all'action movie, dall'odissea di The Birth of a Nation alle delicate dinamiche sentimentali di Una, ecco i film di questo TIFF che più ci rimarranno impressi per l'irruenza delle loro immagini.

Pur rivolgendosi ad un grandissimo pubblico, il Toronto Film Festival non ha paura di rischiare nell'esposizione di film non solo dei generi più svariati, ma anche più sadici e truculenti. Ed effettivamente anche quest'anno, nell'ambito della selezione Midnight Madness (e non solo!) se ne sono viste delle belle. Martedì scorso, durante la proiezione di Raw, il coming of age cannibale della regista parigina Julia Ducournau, gli organizzatori del TIFF sono stati costretti a far intervenire i paramedici in seguito allo svenimento di due spettatori. Il sangue in abbondanza, le atmosfere macabre e la rivoltante attrazione che una timida studentessa di veterinaria sviluppa per la carne umana sono bastati a nauseare i più sensibili tra i presenti. Reazioni del genere, ricordano i veterani, si ebbero solo in una precedente occasione: la proiezione di Antichrist di Lars von Trier nel 2009.

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Grave: una scena del film

Raw: il film sul cannibalismo che ha sconvolto Toronto

Fornire spiegazioni al riguardo sarebbe superfluo, in materia di scandali il regista danese ci ha abituati a questo ed altro. Il dato positivo è che, dopo aver fatto il giro del mondo, la notizia dello svenimento ha calamitato l'attenzione dei cinefili su un film già passato in rassegna (piuttosto in sordina) al Festival di Cannes. In effetti la creazione della Ducournau merita una visione per la variazione originale che offre sul tema del cannibalismo e per l'introduzione al grande pubblico del giovane talento dell'attrice protagonista Garance Marillier, nonché per una sceneggiatura insolita e intelligente. Quanto alla crudezza delle immagini, agli occhi di chi scrive Cannibal Holocaust, o più di recente The Green Inferno di Eli Roth, risultano senz'altro più espliciti e scioccanti.

Free Fire e Una: l'action bizzarro e il dramma disturbante

Free Fire: Cillian Murphy, Brie Larson e il resto del cast in una scena

E' stato scelto come film di chiusura del London Film Festival Free Fire di Ben Wheatley e avremo modo di parlarne a tempo debito. Ma dopo essere stati testimoni dell'ennesima folle avventura del cinema del regista britannico più geniale in circolazione, ci chiediamo per quanto ancora i distributori nostrani continueranno ad ignorarlo. High-Rise non era certamente il suo film più riuscito ma basta dare una ripassata a Kill List e Killer in viaggio per apprezzare il fervore di chi ha ancora il coraggio di rischiare. Nel caso di Free Fire, preparatevi ad assistere all'action movie più clamoroso e bizzarro dell'anno, un omaggio in grande stile a Le iene di Quentin Tarantino che risente delle influenze di Sam Peckinpah. Nel cast Brie Larson, Jack Reynor e Cillian Murphy, tutti perfettamente in sintonia in questo cult del futuro. Davvero Imperdibile.

Discorso diverso per Una, il più valido dei tre film che hanno visto Rooney Mara protagonista al TIFF. In confronto al lacrimevole Lion e al pessimo Il segreto di Jim Sheridan, Benedict Andrewsdirige l'adattamento dell'opera teatrale David Harrower, Blackbird, in maniera pressoché impeccabile. Il teso incontro di una giovane donna (Mara) con l'uomo che l'ha privata della sua innocenza sin dalla tenera età (un Ben Mendelsohn sempre più in parte) si nutre di momenti altamente disturbanti. A sorpresa non è con rabbia ma con dolcezza che il regista australiano sceglie di calare il sipario su uno dei titoli più interessanti della stagione. Anche in questo caso non ci rimane che sperare nell'intelligenza di qualche distributore che voglia puntare sulla qualità e non sul già visto.

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The Birth of a Nation: un'esperienza cinematografica fuori dal comune

The Birth of a Nation: Nate Parker in una scena del film

In conclusione, il nostro personale premio per il film più controverso dell'anno se lo aggiudica senza ombra di dubbio The Birth of a Nation di Nate Parker. Accompagnato da un'infinita scia di polemiche in seguito al suicidio della donna che ai tempi dell'università lo accusò di stupro, il regista statunitense ha dovuto difendere a denti stretti un film che sin dai primi minuti trasuda grandiosità. Nonostante la rivolta degli schiavi neri nella Virginia del 1831 (anch'essa tratta da una storia vera) possa immediatamente riportare alla memoria la tristissima vicenda di Solomon Northup raccontata in 12 anni schiavo (Premio Oscar 2014), i due film non potrebbero essere più diversi.

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The Birth of a Nation: un primo piano di Nate Parker

Se a livello registico Parker si mostra decisamente meno raffinato di Steve McQueen (tra i migliori cineasti contemporanei), il suo The Birth of a Nation è straordinariamente irriverente, carico di enfasi e oltremodo coraggioso nelle sue scelte deliberatamente sensazionalistiche. Un'esperienza cinematografica unica e dirompente capace di generare al contempo rabbia, dolore, spaesamento e commozione. Non a caso all'uscita della sala si ha come la sensazione di aver appena celebrato il funerale dell'umanità. E sulle note di Strange Fruit, il confine tra arte e vita diventa sempre più labile fino ad infrangersi contro un'inarrivabile baluardo di emozioni.

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