Closer

2004, Drammatico

Recensione Closer (2004)

Dimentichiamo le solite scene strappalacrime e i classici equivoci da commedia romantica, perchè i quattro protagonisti di Closer formano un circolo di sgradevolezze e falsità come raramente ci era capitato di veder ritratto su schermo.

Così lontani. Mai più vicini.

Una storia di coppia, o meglio di coppie, come non si era mai vista. Il ritorno al cinema di Mike Nichols dopo il premiatissimo serial tv Angels in America è più che mai provocatorio e discutibile, e fa dimenticare i molti passi falsi degli ultimi decenni e ritornare, piuttosto, alla mente ottime opere quali Il laureato e Conoscenza carnale. I tempi sono ovviamente cambiati e il regista, ormai settantatreenne, sembra però non aver perso nulla della sua carica dissacratoria ma, anzi, ha aggiornato senza difficoltà quello che è sempre stato il suo tema principale, i rapporti di coppia dal punto di vista tanto sentimentale quanto sessuale, alla società attuale, con i suoi nuovi tabù, i nuovi media e le nuove ossessioni, ma lasciando intatto il suo stile, caratterizzato, e direttamente importato dallla scena teatrale da cui proviene il soggetto di questo Closer, da personaggi e scenari che si contano sulle punta delle dita e da dialoghi che costituiscono la quasi totalità della sceneggiatura.

Inutile stare qui a parlare della trama, che è di apparente semplicità ma in realtà nasconde intrecci insospettabili; il film narra di due uomini e due donne destinati ad incontrarsi, amarsi, odiarsi, lasciarsi e soprattutto tradirsi più volte per tutta la durata della pellicola. Nulla che ovviamente non sia già stato visto, ma dimentichiamoci pure le solite scene strappalacrime a cui siamo stati spesso abituati oppure i classici equivoci da commedia romantica, perchè i quattro protagonisti di Closer sono duri, rabbiosi, estremamente naturali e vivi, ognuno con le proprie debolezze e soprattutto i propri difetti, ed insieme formano un circolo di sgradevolezze e falsità come raramente ci era capitato di veder ritratto su schermo. Nessuno dei personaggi è mai completamente innocente, così come nessuno è mai colpevole senza una scusante, e se a fasi discontinue si alternano nel tradire la fiducia del proprio partner e nel giocare con i sentimenti altrui allo scopo di trarne vantaggio, nessuno alla fine ne uscirà come vincitore. Ma il film funziona proprio per questo, per il suo essere disturbante in quanto vero, imbarazzante perchè plausibile in ogni sua sfaccettatura, anche nei suoi eccessi, e grazie a personaggi che pur risultando spesso odiosi riescono sempre a catturare l'interesse e l'empatia dello spettatore.

Quella di Nichols è un'analisi della coppia tutta al negativo: delle varie storie che si intervallano non vediamo mai nessun momento felice ma sempre e solo gli attimi decisivi che porteranno ad un cambiamento, ad una rottura e, di conseguenza, ad un nuovo inizio. Tutta la pellicola, nella regia scarna e funzionale, nella sceneggiatura ricca di nuances così come nelle brillanti interpretazioni dei quattro attori principali, si fa portatrice di una sincerità, una durezza sulle realtà di coppia che probabilmente ha eguali solo in Eyes Wide Shut, ma rispetto all'ultimo capolavoro di Stanley Kubrick, il film risulta meno freddo e di gran lunga più passionale e brutale nelle conclusioni ma soprattutto nell'esecuzione. Nel film di Kubrick un'algida Nicole Kidman lasciava solo intendere al marito ("se vuoi uomini solo sapeste...") alcuni dei pensieri incoffessabili delle donne, in Closer invece nulla viene taciuto, niente è sottointeso; e in un'opera che si nutre di bugie e inganni, le verità quando arrivano sono ancora più difficili da accettare.

Nichols reinventa lo scandalo: decide di non mostrare nulla, ben sapendo come ormai nudità e pornografia siano all'ordine del giorno in tv, al cinema, su internet; ma alcuni dialoghi del film, così come un'intera sessione di cybersex consumata in una chat, risulteranno talmente forti da avere l'effetto di vere e proprie frustate all'orecchio di coloro che si aspettano il classico film a là Julia Roberts. Ed è forse questa la più grande provocazione del film, l'aver ribaltato completamente i ruoli tipici degli attori che interpretano la pellicola riuscendo a suscitare l'effetto voluto per contrasto: la Roberts si libera completamente dell'effetto Pretty Woman ben interpretando una donna depressa e naturalmente portata all'autodistruzione e all'infelicità, mentre Jude Law passa dall'eroe romantico di Ritorno a Cold Mountain e dal playboy di Alfie ad un personaggio debole e immaturo, eternamente insicuro sia dei propri sentimenti che di quelli della propria partner. Le vere soprese però arrivano dall'Artù di King Arthur, Clive Owen, che offre un'interpretazione straordinariamente rozza e focosa, nonchè difficilmente dimenticabile, e dall'incantevole Natalie Portman, che lascia definitivamente i panni della bambina prodigio di Leon o della casta principessa della saga stellare di George Lucas per indossare quelli provocanti, e spesso succinti, di Alice, affascinante e misteriosa spogliarellista.

Ma l'ultima grande provocazione di Closer è quella di arrivare nelle sale di tutto il mondo a ridosso delle festività natalizie, affiancandosi a film d'animazione per bambini, commedie romantiche e spesso demenziali, per ricordare a tutti che anche nel periodo dell'anno in cui dovrebbero prevalere sempre e comunque i buoni sentimenti, il cinismo della vita quotidiana è sempre dietro l'angolo.

Recensione Closer (2004)
Luca Liguori
Redattore
4.0 4.0
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