Cemento armato

2007, Drammatico

Cemento armato, un gangster movie tutto italiano

La conferenza di presentazione del film dell'esordiente Marco Martani, che dirige Giorgio Faletti, Nicolas Vaporidis e Carolina Crescentini.

Alessandra Sciamanna

Nella calura romana di un 5 luglio rovente, un incontro piacevole e originale ha caratterizzato la presentazione del film Cemento armato, che verrà distribuito nelle sale il 5 Ottobre. Su di un elegante barcone attraccato alle rive del Tevere, l'esordiente regista Marco Martani, il co-sceneggiatore Fausto Brizzi, e parte del cast (Giorgio Faletti, Nicolas Vaporidis, Carolina Crescentini) hanno incontrato la stampa in occasione della fine delle riprese del film, durate circa due mesi, accompagnati e sostenuti da una produzione entusiasta, che porta la firma di Fulvio e Federica Lucisano, nonché di Rai Cinema.

Questo film segna il suo esordio alla regia, come lo definirebbe?

Marco Martani: Quando si parla di film di genere secondo me le definizioni sono sempre un po' restrittive. Sinceramente non me la sento di dargli una definizione ben precisa, può essere definito un gangster movie, un western metropolitano, sicuramente ha una connotazione molto noir: è un film cattivo, fatto di cattivi, solcato da forti emozioni. Di contro però ha altre piccole sfaccettature, che lo rendono anche una bellissima storia d'amore. All'interno di questo lavoro abbiamo messo una serie di elementi che ci hanno consentito di uscire dallo schema della commedia. Insieme a Fausto Brizzi e a Luca Poldelmengo abbiamo cercato di far funzionare la storia, di renderla il più convincente e coinvolgente possibile. Ci siamo infatti dedicati molto alla scrittura della sceneggiatura, il nostro obiettivo, sin dalle prime pagine di scrittura, era quello di catturare l'attenzione del pubblico, di non farlo pensare a nulla se non al film. Inoltre ho avuto la fortuna di lavorare con un cast eccezionale: gli attori si sono messi in gioco senza problemi; interpretare una storia come questa non era affatto facile, ma hanno comunque accettato, dimostrando di essere attori completi, in grado di interpretare ruoli diversi. Il lavoro che abbiamo cercato di fare con Cemento Armato è un po' quello che abbiamo fatto già con Notte prima degli esami, ovvero creare prima di tutto una storia coinvolgente, credibile e appassionante, solo che stavolta abbiamo riversato il tutto all'interno di un gangster movie.

Di cosa parlerà Cemento Armato?

Marco Martani: Non vorrei svelare troppi dettagli del film. Per farla breve questa è la storia di Diego e Asia, interpretati da Nicolas e Carolina, due ragazzi che si amano profondamente. Il fato fa incontrare loro il male, nascosto sotto le vesti di un personaggio che si chiama il Primario, interpretato da Giorgio Faletti, che in qualche modo, anzi in tutti i modi, cercherà di rovinare questo amore. Ci sarà poi una sfida, nella quale abbiamo cercato di non cadere in clichè scontati, del buono e del cattivo; è una sfida che infatti va letta più come una specie di metafora, come una cosa che potrebbe capitare a chiunque, a qualsiasi ragazzo come Diego, che per una bravata, si ritrova coinvolto in una brutta faccenda. Il film è fortemente ambientato a Roma, nella periferia, ma non per questo vuole parlare solo della realtà romana. Sotto questo aspetto è un film universale, nazionalistico, che può essere adattato a qualsiasi capitale, per lo meno europea. Tra l'altro si cerca di raccontare una periferia diversa, non il solito degrado che generalmente si vede nei film. E' una periferia bella, dove crescono e vivono questi due ragazzi. Intorno a loro però, c'è il cemento che avanza.

Per il cast: come è stato interpretare i vostri rispettivi ruoli?

Giorgio Faletti: Per me è stato un approccio molto ansioso e ansiogeno. Interpreto una personalità assolutamente negativa. Addirittura c'erano dei momenti in cui, in fase di scrittura, il mio personaggio apostrofava una donna con delle parole molto brutte, le classiche parolacce da strada. D'accordo col regista abbiamo sentito il bisogno di togliere quelle parole, perché usarle significava declassare questo personaggio, in quanto il Primario è il male assoluto, è un diamante nero, che non si abbasserebbe mai ad usare un certo frasario. Come esperienza è stata abbastanza faticosa, anche perché le mie poche esperienze cinematografiche sono state tutte in direzione della commedia. Di colpo per interpretare questo ruolo sono stato costretto per necessità a divenire un blocco di marmo, è una cosa mi ha coinvolto molto. Quando il film è finito devo dire che ero piuttosto provato da questa necessità di concentrazione, in direzione di un aspetto che non mi appartiene minimamente. Era comunque una prova d'attore che mi faceva piacere affrontare, e poi sono stato davvero bene con tutti. Quando la mattina la macchina mi veniva a prendere per andare sul set ero davvero contento di andare a lavorare.

Nicolas Vaporidis: Diego è un ragazzo apparentemente come tutti gli altri, solo che è nato e cresciuto in un ambiente un po' più difficile rispetto ai contesti normali, dato che è cresciuto in periferia. Nel film lui, innamorato della sua ragazza, impatta un giorno contro il male. Viene raccontato quindi cosa succederebbe a due ragazzi se un giorno incontrassero il male assoluto, il male vero, in questo caso un personaggio come il Primario. Sinceramente tutto il percorso è stato molto difficile: bello, entusiasmante, molto stimolante, però credo di non aver mai pianto così tanto in vita mia come ho fatto in queste otto settimane. Un pianto che mi è servito non solo per le scene, ma soprattutto per raggiungere quel tipo di personaggio, che lavora sulle corde più forti, quella del dolore, della rabbia, della disperazione, dell'odio: questo è Diego. Questo è quello che diventa: non è cinico, non è calcolatore, non è un killer, è semplicemente un ragazzo come tanti che viene travolto improvvisamente da un destino più grande di lui. Mi è piaciuto molto interpretare Diego, e poi anch'io sono stato molto bene con tutto il cast. Lavorare con Giorgio, in una veste totalmente diversa dal professor Martinelli è stato molto bello, mi sono divertito.

Carolina Crescentini: Io interpreto Asia, la fidanzata di Diego. Anche Asia è cresciuta nella periferia romana, quindi porta con sé tutto quello che significa crescere in una periferia romana. Vorrebbe riscattarsi da questa condizione, è una ragazza molto responsabile. Ha un carattere molto tosto, anche se poi ha un atteggiamento molto materno verso il suo ragazzo e suo fratello. Ad un certo punto della storia si troverà a vivere un'esperienza molto forte, che la segnerà moltissimo. Se nel film Diego esplode, Asia invece implode. Interpretare questo ruolo per me è stato molto difficile, ho fatto lunghi pianti nel camper. Spero che il film piacerà al pubblico e soprattutto spero che riusciremo a trasmettere tutte le forti emozioni che abbiamo provato sul set.

Non vi è sembrato rischioso abbandonare la strada della commedia?

Fausto Brizzi: Io e Marco abbiamo già sperimentato insieme la strada della commedia, sempre con grande successo. Con questo film abbiamo voluto imboccare una strada diversa che abbandonasse la classica commediola, consentendoci di sperimentare toni diversi. Dal canto suo Marco è sempre stato più vicino al genere noir, e poi aveva tanta voglia di raccontare Roma; tra l'altro lo ha fatto sotto una luce curiosa e particolare, perché lui non è di Roma. Questa città lo ha "adottato" già dai tempi dell'università.

Fulvio Lucisano: Quando ho letto la sceneggiatura mi sono tornati alla mente i film importanti che l'Italia faceva una volta, come i film di genere che ho fatto in passato e che oggi sono considerati dei cult movie. Federica è stata bravissima, mi ha fatto avere subito questa sceneggiatura; quando l'ho letta non ho fatto nessuna osservazione perché era davvero perfetta, non c'era nulla da dire, o da cambiare. Sono convinto che nel cinema bisogna uscire dallo schema classico della commedia e fare dei prodotti di qualità, importanti, che possano avere uno sbocco e una circolazione anche fuori dall'Italia. Le nostre commedie ormai da troppi anni restano confinate, dato il problema della lingua.

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