Brüno

2009, Comico

Recensione Brüno (2009)

Non solo un film tutto da ridere, ma anche qualche spunto di riflessione su questioni affrontate con leggerezza e sorprendente sfrontatezza da un protagonista assolutamente irresistibile.

Brüno, outing culturale sull'America

Biondo, truccato, poco vestito, talmente gay da mettere in imbarazzo la comunità omosessuale e con un pesante e improbabile accento austriaco: la nuova star alla conquista di Hollywood è Brüno, altro personaggio ideato e interpretato dal camaleontico Sacha Baron Cohen dopo l'altrettanto oltraggioso Borat, che nel 2006 partì alla volta degli States da uno scalcinato paesino kazako per mettere in luce tutte le contraddizioni e gli aspetti più sconcertanti di un paese fin troppo mitizzato. Esuberante e oltre misura open-minded, Brüno è il reporter di un'emittente austriaca che si occupa di un programma di moda e decide di conquistare la Mecca del Cinema dopo essere stato licenziato in tronco dai suoi datori di lavoro. Non essendo dotato di alcun talento - sia nella recitazione, che nella conduzione televisiva - Brüno intuisce che per raggiungere il successo deve puntare sul nulla più assoluto: è così che decide di procurarsi un bambino di colore "come ce l'hanno Angelina Jolie e Madonna", o di dedicarsi a un'attività filantropica, possibilmente la più trendy possibile.

Sacha Baron Cohen nei panni di Bruno in una scena del film in cui presenta il suo bambino adottivo di colore al pubblico di un talk show
Il percorso del reporter austriaco verso il successo è ovviamente il pretesto per un nuovo "studio culturale sull'America", costretta letteralmente all'outing su tematiche attuali e in alcuni casi scottanti come l'omosessualità, l'accettazione delle altre culture e il concetto di celebrità, troppo spesso oggi slegato da qualsiasi valore artistico e fortemente radicato nell'apparire. Non mancano ovviamente le gag oltraggiose di cui si è parlato nei mesi scorsi, durante il divertentissimo tour promozionale del film, tra cui approcci di varia natura a personalità come Paula Abdul, Ron Paul (candidato repubblicano alle ultime presidenziali) e persino al fantasma di Rob Pilatus dei Milli Vanilli - forse una delle sequenze più forti del film, a dispetto dell'incorporeità del soggetto - anche se il punto di forza di questo nuovo film con Sacha Baron Cohen è proprio nell'inchiesta quasi involontaria che Bruno conduce in giro per l'America.

Sacha Baron Cohen nei panni di Bruno a colloquio con un sedicente terapeuta esperto nella 'guarigione' degli omosessuali.
Senza svelare troppo sui momenti più divertenti e al tempo stesso sconcertanti del film, assistiamo ai provini di bambini i cui genitori sembrano disposti a qualsiasi cosa pur di strappare un ingaggio ai propri figli - anche di mettere a repentaglio l'incolumità dei pargoli -, a scene di intolleranza omofoba talmente cieca da far rabbrividire, a ciò che si nasconde dietro la scintillante facciata dello stardom - tra atteggiamenti opportunistici e superficialità - che continua a influenzare le masse, e alle teorie deliranti dei sedicenti terapeuti specializzati nel "recupero" dei gay finalizzato alla conversione del loro orientamento sessuale.
L'aspetto più importante del personaggio di Cohen - già noto al pubblico britannico per le sue apparizioni in uno show televisivo - è quello che ha diviso la comunità gay negli ultimi mesi. Molti si sono sentiti offesi dal modo in cui l'attore inglese ha tratteggiato la sua nuova "caricatura", giudicandola eccessivamente stereotipata e criticandone quindi l'effetto "boomerang" che potrebbe avere sulla lunga battaglia che i gay conducono da tempo per l'accettazione della propria identità e dei propri diritti. In realtà Brüno, da questo punto di vista, si rivela un film molto equilibrato, che da un lato punta i riflettori sull'intolleranza nei confronti dei gay, che in alcuni contesti è lungi da essere una realtà superata, e al tempo stesso mette alla berlina certi vizi e certe superficialità insopportabili di una parte della comunità gay che tenta disperatamente di farsi accettare, ma in realtà continua ad autoghettizzarsi nei propri stereotipi.

Non solo un film tutto da ridere, quindi, ma anche qualche spunto di riflessione sull'omosessualità e su altre questioni, tutte affrontate con leggerezza e una sorprendente sfrontatezza da un protagonista assolutamente irresistibile, che ha dimostrato di essere a suo agio anche in ruoli non strettamente legati alle "personae" da lui portate al successo. Nonostante sia molto più audace di Borat - e infatti è assolutamente sconsigliato a chi non ce la fa a vedere scene di sesso tra due uomini, combattimenti con enormi falli di gomma e primi piani di genitali maschili - Brüno convince di più con una seconda parte meno carica di sequenze oltraggiose, ma sicuramente più incisiva, che oltre a riempire la pancia di risate, tira fuori qualche scheletro dall'armadio della nazione più potente, che è lo specchio della società occidentale.

Recensione Brüno (2009)
Fabio Fusco
Redattore
3.0 3.0
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