Black Mirror

2011 - ....

Black Mirror 3: la serie che spiega il presente e racconta il futuro. E continua a far male.

Una delle serie culto dell'ultimo lustro arriva su Netflix con una nuova stagione composta da sei episodi, tutti di generi diversi. E se in tutti è presente la solita lucida analisi della società contemporanea asservita alla tecnologia, a spiccare è un vero e proprio capolavoro.

Black Mirror: una scena dell'episodio Playtest della terza stagione

Se dovessimo selezionare delle serie recenti da consegnare ai posteri, è ovvio che oggi come oggi la scelta ricadrebbe necessariamente tra Mad Men, Breaking Bad o Il trono di spade. Per gli indiscutibili meriti artistici, per l'incredibile popolarità e per l'impatto culturale che hanno avuto e ancora hanno oggi queste tre perle della narrazione seriale. C'è però una piccola serie british - addirittura di Channel 4, il polo meno conosciuto e prestigioso della televisione UK - che in quanto ad importanza, lucidità e capacità di raccontare il nostro tempo può tenere testa a qualsiasi produzione, persino quelle sopracitate, ed è questa Black Mirror.

La serie antologica creata nel 2011 da quel ragazzaccio che corrisponde al nome di Charlie Brooker (che già aveva sconvolto e divertito con Dead Set, il Grande Fratello con gli zombie) è diventata ben presto un piccolo culto grazie ai 7 episodi trasmessi tra il 2011 e il 2013 che, come evidente fin dal titolo della serie che richiama lo "specchio" nero degli schermi di monitor e cellulari, raccontavano le nuove tecnologie e le conseguenze sulla società contemporanea e che volevano suonare come un vero e proprio avvertimento per quello che sembrerebbe riservarci il futuro.

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Black Mirror: Mackenzie Davis un'immagine della terza stagione

Fin dall'inizio Black Mirror riusciva in tutto questo in modo assolutamente brillante con quel misto di grottesco (l'episodio The National Anthem, più comunemente noto come "quello del maiale"), satira sociale (Fifteen Million Merits, una versione molto estrema di X-Factor) e sci-fi (lo splendido e toccante The Entire History of You) dei tre episodi che rappresentavano la prima stagione, ma è stata la capacità di ripetersi, rinnovarsi e addirittura diventare ancora più feroce - e, purtroppo, anche attuale e credibile - mostrata nella seconda stagione (basti pensare alle similitudini notate anche negli USA tra la campagna presidenziale di Trump e l'episodio The Waldo Moment) a renderla qualcosa di più di un ottimo prodotto televisivo.

Raccontare non un'epoca, ma la nostra epoca

Black Mirror: un primo piano di Bryce Dallas Howard nell'episodio Nosedive

Perché un Mad Men, giusto per continuare ad usare la serie AMC come esempio di eccellenza, riesce sì a raccontare un'intera epoca e un intero paese, ma lo fa mostrandoci un periodo lontano, un periodo che abbiamo avuto modo di analizzare, studiare, alcuni di noi addirittura vivere in prima persona, per 50 anni. Ma un'altra cosa è saper raccontare i cambiamenti che stiamo vivendo adesso senza magari nemmeno rendercene conto, e ancor di più essere in grado di andare oltre la superficie e riuscire così ad indagare nel nostro animo, nelle nostre abitudini e capire dove queste possono portarci, e a che prezzo.

Black Mirror: un poster per la terza stagione della serie

Esistono autori che grazie a queste capacità di analisi sono giustamente considerati grandi scrittori e per fortuna sono tanti in ogni periodo storico e in ogni posto del mondo; ma sono pochi, pochissimi quelli che sono andati oltre i loro (comunque indiscutibilmente significativi) meriti artistici e sono diventati un vero e proprio punto di riferimento per il pensiero e per la filosofia della loro epoca e di quelle successive. Parliamo per esempio di George Orwell che con il suo 1984 ha influenzato (nel bene ma anche nel male ci viene da dire) generazioni intere, cambiando di fatto il modo di percepire le cose anche nel quotidiano.

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Ora non sta certo a noi qui decidere se Charlie Brooker possa essere considerato o comunque diventare un novello Orwell, ma l'impressione che si ha guardando Black Mirror è certamente quella di non avere davanti semplicemente una serie TV da recensire, da guardare o da "godersi" (siamo certi che comprenderete le virgolette del caso se avete visto mai anche solo un episodio della serie), ma un vero e proprio trattato sociologico. Un qualcosa su cui, necessariamente, saremo chiamati a riflettere, e molto, anche una volta terminata la visione.

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Black Mirror: Bryce Dallas Howard nella terza stagione

La vita è una scatola di cioccolatini... amari!

Forrest Gump non c'entra nulla, ma se la sua celebre frase (o almeno quella della sua mamma) ci è venuta in mente guardando questi sei "film" che compongono la terza stagione di Black Mirror è perché davvero ogni volta che cliccavamo su un nuovo episodio "non sapevamo mai cosa ci sarebbe capitato". In questo senso la vera grande novità di questa terza stagione sta non tanto nel maggior numero di episodi distribuiti come sempre in contemporanea da Netflix, ma proprio nella loro grande varietà. Sei episodi per sei generi diversi: commedia, horror, thriller, romantico, poliziesco e perfino una sorta di war movie.

Black Mirror: un'immagine di gruppo della terza stagione

Si parte con Nosedive, diretto da Joe Wright (già regista di Espiazione), e con protagoniste le star Bryce Dallas Howard e Alice Eve per una storia ambientata in un futuro in cui ogni persona si vede affibbiata un voto da 1 a 5 ed è ossessionata da questa valutazione che può cambiare, in modo determinante, la loro vita. Questo primo episodio - unico non scritto dallo stesso Brooker ma da Michael Schur e Rashida Jones già rispettivamente autori e star di Parks and Recreation - è ovviamente un'efficacissima satira sul mondo dei social e, nonostante alcune analogie troppo evidenti con un episodio (Successo e declino di un'app, 5x08) della comedy Community, colpisce davvero il segno grazie a delle trovate fantastiche ed una ottima performance da parte della Howard.

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Black Mirror: un nomento della terza stagione, episodio Playtest

Il secondo si intitola Playtest, è diretto dal Dan Trachtenberg di 10 Cloverfield Lane e segue la storia di un giovane americano (Wyatt Russell, figlio di Goldie Hawn e Kurt Russell e una delle tante rivelazioni dell'ottimoTutti vogliono qualcosa) che girovagando per il mondo si ritrova tra le mani la possibilità di fare da beta tester per un rivoluzionario videogioco survival horror. L'episodio ha un paio di momenti ricchi di tensione e, ovviamente, altrettanti colpi di scena, oltre a fornire un'interessante riflessione su quello che è un argomento molto attuale come la Realtà Virtuale e il futuro del mercato dei videogiochi.

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Black Mirror: una scena della terza stagione della serie

Veniamo all'episodio più teso del gruppo, Shut Up and Dance, un thriller che vede protagonisti un'inedita coppia formata dal giovane e talentuoso Alex Lawther (già visto in The Imitation Game dove interpretava il giovane Alan Turing) e il Bronn de Il trono di spade, ovvero Jerome Flynn.
A dirigere questa ansiogena e crudele corsa contro il tempo che li vede alla mercé di sconosciuti in cui sono malcapitati online c'è il James Watkins di The Woman in Black e Bastille Day.

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Black Mirror: Gugu Mbatha Raw e Mackenzie Davis un'immagine della terza stagione

Passiamo al nostro preferito in assoluto, questo San Junipero che non fatichiamo a definire un vero e proprio capolavoro, diretto da Owen Harris (Kill Your Friends) ma soprattutto scritto magistralmente da Brooker.
Ambientato un una città balneare negli anni '80, ha al suo centro le performance meravigliose ed emozionanti di Gugu Mbatha-Raw (La ragazza del dipinto) e Mackenzie Davis (Halt and Catch Fire) e credeteci quando vi diciamo che mai come in questo caso è meglio non sapere nulla di più. Se non che dovete guardarvi tutti i titoli di coda.

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Black Mirror: una foto dell'episodio Men Against Fire

Non ci ha convinto invece il Men Against Fire che può contare su un regista (Jakob Verbruggen) ed un attore (Michael Kelly provenienti da House of Cards ) e racconta la storia di un manipolo di soldati impegnati, in un futuro prossimo, nella difesa di un villaggio attaccato da terribili mutanti.
Se non ci ha convinto è soprattutto per ragioni puramente cinematografiche (poco ritmo, personaggi non sufficientemente interessanti, etc etc...), ma il tema che vuole raccontare, come sempre, non è affatto banale ed il finale è comunque molto potente.

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Black Mirror: un'immagine della terza stagione

Migliore, anche se forse non all'altezza delle vette dello show, il sesto ed ultimo episodio, lungo un'ora e mezza e intitolato Hated in the Nation. Il regista in questo caso è James Hawes (Penny Dreadful, Doctor Who) e le protagoniste, entrambe bravissime, Kelly Macdonald (Trainspotting e Boardwalk Empire - L'impero del crimine) e Faye Marsay (l'Orfana del Trono di Spade), interpretano due poliziotte alle prese con un caso legato ad una morte apparentemente inspiegabile di una figura molto controversa ed odiata sui social network. Mai come in questo (ma se ci conoscete sapete che per noi è una regola che vale sempre) vi consigliamo la visione in lingua originale perché al solito l'accento della McDonald è qualcosa di impagabile. Soprattutto quando dice frasi tipo: "the government is a cunt, we knew that already".

Angosce d'autore

Black Mirror: un momento della terza stagione della serie

Se abbiamo già lasciato intuire che ovviamente non tutti gli episodi funzionano allo stesso modo - ma ribadiamo che tra questi c'è almeno un vero e proprio gioiello - e non tutti sono altrettanto diretti nel loro messaggio, è bene specificare che tutti hanno qualcosa da dire. Su noi tutti. D'altronde l'unica cosa di cui eravamo certi fin dall'inizio è proprio che una volta cliccato ci saremmo ritrovati davanti una nuova storia, magari in partenza anche apparentemente banale, da seguire con attenzione e trasporto e che poi, tutto ad un tratto, sarebbe arrivata la proverbiale mazzata.

Dopo aver visionato tutti e sei episodi nel corso di nemmeno 24 ore - e mai come in questi casi il binge watching non è indicato, meglio fare lunghe pause e cercare qualcosa che ricordi che la vita può essere anche piacevole ogni tanto... - possiamo confermarvi che non ci sono dubbi, la mazzata arriva. Sempre. Anche quando l'episodio è apparentemente più lieve, anche quando sembra regalarci un inaspettato lieto fine, il pessimismo e il cinismo che da sempre contraddistinguono le sceneggiature di Brooker vanno fino in fondo e non ti abbandonano così facilmente.

Ma in fondo è per questo che amiamo Black Mirror, giusto? Da questa serie non ci aspettiamo di essere coccolati o presi in giro, ma anzi se volutamente guardiamo in questi specchi neri è perché non pretendiamo di vedere riflessa la nostra rassicurante immagine, ma proprio quello che non riusciamo/possiamo/vogliamo notare o capire da soli. State pur certi che alcune immagini di questi nuovi episodi non riuscirete a togliervele dalla testa, così come in fondo è stato per le stagioni precedenti con The Entire History of You, White Bear o il White Christmas con Jon Hamm. In questa terza stagione sono presenti quelli che saranno considerati nuovi classici e nuovi pietre miliari non della TV, ma della satira sociale.
Magari non diventeranno mai celebri quanto 1984, ma solo perché quello che ci dice Brooker è perfino peggio. Quello che ci dice è che non esiste più un solo Grande Fratello, ma che oggi lo siamo tutti noi. E tutti noi siamo al tempo stesso schiavi e colpevoli; tutti siamo responsabili e tutti siamo vittime.
Buona visione quindi con questi nuovi episodi: noi per un po' ce ne terremo lontani, magari limitandoci a riflettere. Ben consapevoli che purtroppo continueremo a lungo anche a rifletterci in questi black mirror.

Black Mirror 3: la serie che spiega il presente e...
Luca Liguori
Redattore
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