La casa dei fantasmi

2003, Commedia

Recensione La casa dei fantasmi (2003)

Dopo lo straordinario successo de La maledizione della prima luna, la Disney ci riprova e torna nelle sale con un nuovo film ispirato ad un'attrazione del parco giochi per antonomasia, Disneyland.

Benvenuti nel tunnel dell'orrore

Dopo lo straordinario successo de La maledizione della prima luna, la Disney ci riprova e torna nelle sale con un nuovo film ispirato ad un'attrazione del parco giochi per antonomasia, Disneyland: dopo le avventure sanguinolente e spettacolari dei pirati, è la volta di un altro tema assai caro ai parchi di divertimento, ovvero quelle delle case infestate. E il film di Rob Minkoff (Il re leone, Stuart Little - un topolino in gamba) per molti aspetti è davvero come le case delle streghe che tanto ci attraevano e allo stesso tempo ci spaventavano quando eravamo piccoli: con dello zucchero filato in una mano e un palloncino nell'altra guardavamo sbalorditi e strabiliati l'inquietante parete esterna della casa, ma una volta entrati nella giostra rimanevamo delusi nello scoprire che il meglio era proprio fuori e che all'interno di quelle mura non c'era granché di spaventoso né di divertente; in egual modo rimaniano delusi quando scopriamo che questo La casa dei fantasmi, a parte la splendida confezione e i lussuregianti e vivaci titoli di testa, ha alle spalle un lavoro di sceneggiatura solido quanto la cartepesta di cui erano fatti zombie e mummie all'interno del tunnel dell'orrore.

La storia di Jim Evers, agente immobiliare ossessionato dal successo che si ritrova intrappolato in una ricca abitazione ottocentesca che pullula di fantasmi dopo che il proprietario (fantasma anch'egli) lo ha attirato lì insieme al resto della famiglia allettandolo con la prospettiva di un affare lucroso, sa ovviamente di già visto, ed effettivamente nessuna delle idee presenti nel film ha qualcosa di minimante originale: la maledizione che affligge gli eterei abitanti della casa, la storia d'amore maledetta, la cripta con gli zombie che ne proteggono il contenuto e perfino il misterioso ed inquietante maggiordomo sono dei topoi troppo convenzionali anche per un film che non ha certo grosse pretese, ma anzi si presenta come film per le famiglie. Così come sono convenzionali non solo lo svolgimento della trama o le (rare) battute che poco e male cercano di alternarsi alle scene più propriamente di (poca) tensione. Non manca poi, come in tutte le favole, e in fondo La casa dei fantasmi questo è, un lieto fine condito di sano moralismo: i tempi cambiano anche nelle favole e nelle case infestate, ed è così che, alla fine della storia, il padre stakanovista e spesso assente all'interno della vita familiare riconosce i propri errori e le giuste priorità, la famiglia felice è adesso pronta per una vacanza in allegria.

Ma non dobbiamo certo rinnegare né le origini né i veri destinatari di questa pellicola: si tratta, come abbiamo già detto, di un film per famiglie e quindi per bambini, e sarebbe inutile eccedere in critiche puramente cinematografiche o mirate a valutare il lato artistico dell'opera. L'unica cosa davvero importante è che il film possa far divertire i più giovani e non è detto che non ci riesca, anche se gli "spaventi" sono sicuramente più numerosi delle "risate". Ad attirare un pubblico di giovanissimi potrebbe in parte pensare il protagonista Eddie Murphy, ormai lontanissimo dai fasti di due decenni fa ma comunque in grado di attrarre al botteghino un discreto pubblico, ma è paradossale che i veri pregi del film, ovvero la straordinaria cura nella scenografia, nei costumi e negli effetti speciali, saranno forse notati maggiormente da un pubblico più smaliziato. Così come la brillante performance di Jennifer Tilly costretta a recitare solo dal collo in su, dentro una palla di vetro.

Recensione La casa dei fantasmi (2003)
Luca Liguori
Redattore
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