Banana, come trovare la felicità con il calcio brasiliano

Andrea Jublin porta sullo schermo la quotidianità di Giovanni, un giovane Don Chisciotte di periferia deciso ad andare all'attacco della vita a tutti i costi.

Banana, come trovare la felicità con il calcio...
Banana

2014 – Commedia
3.7 3.7

La felicità è una di quelle cose che, se proprio la desideri, devi andarla a prendere senza troppe esitazioni e con una buona dose di sfrontato coraggio. Il che vuol dire che bisogna essere pronti alla sofferenza e, con atteggiamento eroico, non averne troppa paura. Perché la fuori la vita è tutt'altro che una passeggiata di salute, ma è comunque possibile ricavarne qualche cosa di buono purché ci si ostini a provare sempre, senza cedere alla rassicurante tentazione delle retrovie.

Partendo da questo principio quasi utopistico, il regista Andrea Jublin porta sul grande schermo la dimostrazione pratica del teorema della felicità, affidando l'impresa ad un insolito pensatore. Cosi, in un momento in cui il cinema vede la celebrazione dell'intelligenza e dell'applicazione della volontà al pensiero scientifico, Banana dice la sua frequentando il terreno della teoria filosofica grazie ad un ragazzino poco più che adolescente che, a causa del suo piede a banana, vive il non trauma di non riuscire ad andare in rete. Avete capito bene, non stiamo parlando di un teen ager ossessionato dai suoi limiti e dal peso di non essere esattamente il più "fico" della classe, ma di un piccolo essere umano deciso ad essere felice a tutti i costi. E non abbiamo detto sereno o contento, ma proprio felice. Per questo motivo i naturali intoppi del crescere non sono altro che un terreno su cui costruire e testare il suo pensiero, anche detto filosofia del brasiliano.

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Attaccare, driblare e segnare?

Banana: una curiosa e allegra scena del film

A causa del suo piede storto, Giovanni è stato relegato dai compagni di squadra in porta. Il suo animo ottimista, però, non lo rende certo un difensore ma un attaccante puro. Così, dopo ogni parata, invece che rimandare la palla ai suoi compagni, lascia che il brasiliano dentro di lui prenda voce e si lanci senza timore alcuno all'attacco. Al grido, interiore, di bra-si-lia-no inizia a scartare gli avversari nemmeno fosse Pelè, ma quando arriva in porta il piede lo tradisce e manda il pallone oltre un muro dal quale torna sempre bucato. Nonostante gli insulti e le minacce degli altri, però, Giovanni non ha proprio intenzione di arrendersi perché lui è il rappresentante per eccellenza della filosofia del calcio brasiliano che, senza troppa fatica, si adatta alla vita come un guanto. In definitiva non importa quanti schemi tu possa seguire, ciò che conta è lanciarsi all'attacco senza chiedersi se riuscirai o meno a mettere la palla in rete. Perché, come Giovanni spesso ricorda, "non si può certo essere felici di tutto. Però, forse, basta esserlo di qualcosa. Che poi quel qualcosa illumina tutto il resto e siamo salvi." Così, nonostante non ottenga l'amore dell'adorata Jessica, Banana trova la sua fetta di felicità nell'andare sempre in attacco. Una via dura e faticosa, ma l'unica percorribile se si vuole avere anche solo una possibilità.

Catenacciari vs attaccanti

Banana: Marco Todisco insieme a Camilla Filippi in una scena del film

L'umanità si divide, almeno a grandi linee, in attaccanti e catenacciari. I primi, come abbiamo detto, sono sfrontati, vivono il gusto della sfida e non hanno timore ad affrontare gli eventi di petto. I secondi, invece, sono quelli che preferiscono ritirarsi nelle rassicuranti vie della difesa che, a lungo andare e dopo varie delusioni, diventa proprio un catenaccio che li blocca senza alcuna possibilità di uscita. In questo modo si evita la sofferenza ma, allo stesso tempo, si rischia di non vivere. Agli occhi di Giovanni il mondo degli adulti è costantemente posizionato nelle retrovie, in costante difesa e ormai disabituato ad attaccare la vita. I suoi genitori trascinano un'esistenza fatta di abitudini e sordità emotive, mentre l'adorata professoressa Colonna è abbattuta dalla bassezza del quotidiano e di chi lo compone rifugiandosi nell'universo mai deludente della letteratura classica. L'unico guizzo di vitalità ancora vera e pulsante viene da sua sorella Emma che, però, si lascerà schiacciare dal contrato tra cuore e razionalità. Ma anche i suoi compagni non sono da meno, vivendo, inaspettatamente, quasi una disillusione precoce immobilizzati in una realtà che, almeno ai loro occhi, non può essere modificata ma solo vissuta con spirito di rassegnazione. Così, mentre tutto intorno a lui continua a muoversi nei limiti ristretti del catenaccio, Giovanni è l'unico a cercare spazi da affrontare e in cui essere, forse, "sconfitto". Perché anche quella è la felicità.

Tiziana Morganti
Redattore
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