Dreamer - La strada per la vittoria

2005, Drammatico

Recensione Dreamer - La strada per la vittoria (2005)

Sviluppi fin troppo prevedibili che la sceneggiatura dell'esordiente Gatins intreccia didascalicamente, e che solo la recitazione sofferta e partecipe della Fanning riesce a rendere più digeribili.

Francesca Paciulli

Baby Fanning stupisce ancora

E' la statunitense Dakota Fanning, la baby star più celebre e pagata di Hollywood: una aspirante Jodie Foster del 2000 che difficilmente si perderà lungo la strada come è capitato a molti suoi illustri predecessori. Faccino intelligente e occhioni azzurri "buca-obiettivo", Fanning inanella pellicole di successo e collaborazioni celebri: da Sean Penn a Denzel Washington, da Tom Cruise a Robert De Niro. Ultimo della lista è Kurt Russell, protagonista di Dreamer - La strada per la vittoria, di John Gatins, ispirato - come si premura di ricordarci il titolo originale del film (Dreamer - Inspired by a True Story) - alla vera storia del cavallo femmina Mariah's Storm.

Sonya, un bellissimo cavallo da corsa fiaccato e ferito, Ben Crane (Kurt Russell), ex fantino diventato addestratore, e sua figlia Cale (Dakota Fanning). Tre vite destinate a inconcrociarsi e a perseguire un comune obiettivo di riscatto. Quando durante una competizione sportiva Sonya si infortuna rovinosamente, il proprietario Palmer (David Morse) chiede a Ben di abbatterla. Sotto lo sguardo implorante della figlioletta, l'uomo si rifiuta di farlo e viene licenziato. A mo' di liquidazione, potrà portare il cavallo a cui tiene tanto nella sua fattoria e qui, con l'aiuto prezioso della piccola Cale e degli amici Balon (Luis Guzman) e Manolin (Freddy Rodriguez), ne curerà le ferite fisiche e psicologiche. Una guarigione e una rinascita annunciata che culmineranno nella iscrizione di Sonya alla prestigiosa Breeders' Cup Classic. Ma non solo, prendendosi cura del cavallo ferito, Cale aiuterà il padre a ricucire alcuni dolorosi strappi con il passato, a risollevarsi da un fiaccante declino professionale e a ritrovare il dialogo con il padre Pop (Kris Kristofferson).

Sviluppi fin troppo prevedibili che la sceneggiatura dell'esordiente Gatins intreccia didascalicamente, e che solo la recitazione sofferta e partecipe della Fanning riesce a rendere più digeribili. Da parte sua Russell, abbigliamento dimesso e occhiali calati sul naso, si ritrova nuovamente alle prese con il ruolo di un padre messo alla prova dagli eventi (vedi alla voce Poseidon) e dalla amorevole insistenza di una figlia che continua a credere in lui quando tutti sembrano aver smesso di farlo.
Buoni sentimenti, paesaggi assolati ben fotografati (merito di Fred Murphy), per una edificante storia di amore e riscatto che piacerà molto ai più piccoli e a chi si è commosso assistendo alle proiezioni di Seabiscuit - Un mito senza tempo e [FILM]L'uomo che sussurrava ai cavalli[/PEOPLE], film di debutto di una altra ex baby star di lusso, oggi assurta allo status di Diva, Scarlett Johansson. Altra bionda di ferro. Esattamente come Dakota.

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