Edgar Wright si racconta a ritmo di musica: "Baby Driver? Ci pensavo da dieci anni"

A Roma il regista di Scott Pilgrim vs. the World ha presentato il film che ne consacra definitivamente le qualità artistiche. E lo fa in compagnia di Kevin Spacey, che interpreta uno spietatissimo boss.

A vent'anni girò la parodia di Per un pugno di dollari e la chiamò Per un pugno di dita, poi incontrò l'attore Simon Pegg e insieme, dopo il successo della sitcom Spaced, arrivarono sul grande schermo: prima L'Alba dei morti dementi - Shaun of the Dead, poi Hot Fuzz. Negli anni Edgar Wright non ha perso il suo spirito sovversivo ed oggi porta in sala la sua opera più rivoluzionaria: Baby Driver - Il genio della fuga, presentata alla stampa alla viglia della partenza per il Lido di Venezia dove Wright è uno dei membri della giuria. E a sorpresa arriva anche Kevin Spacey, che nel film interpreta il boss Doc.

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L'importanza della musica e il ruolo di Kevin Spacey

È nata prima la colonna sonora o la sceneggiatura?

Edgar Wright: È stata la musica ad ispirare il film ed è cominciato tutto dieci anni fa quando ero ancora molto giovane. La prima stesura è nata dal brano che apre Baby Driver, "Bellbottoms" dei Jon Spencer Blues Explosion, che mi aveva fatto subito pensare a un inseguimento di auto. Poi sono venute tutte le altre sequenze, l'idea era di abbinare musica e azione per ogni singola scena. Un anno prima di iniziare a girare avevamo deciso tutti i brani musicali su cui sviluppare le scene del film; sul set provavamo con la musica.

Come hai scelto il cast?

E. W.: Nel caso di Kevin averlo come attore era un sogno e quando me lo suggerirono mi chiesi se avrebbe mai accettato. Poi per fortuna si è ritrovato disponibile e nel giro di settantadue ore gli è stato proposto il copione, lo ha letto e ha accettato. Dopo il suo sì ho riscritto alcune parti della sceneggiatura e mi sono divertito ad aggiungere un po' di dialoghi, con uno come lui non potevo non farlo.

Baby Driver - Il genio della fuga: Kevin Spacey in una scena del film

Kevin, hai detto di recente di essere affascinato da personaggi machiavellici. Cosa ti ha colpito di Doc?

Kevin Spacey: Il fatto che affronti un viaggio, mi piace interpretare personaggi nei confronti dei quali il pubblico è pronto a mutare il proprio giudizio e a mettere in dubbio i propri istinti verso il personaggio stesso. Non amo le figure in bianco e nero, buone o cattive, adoro invece lavorare nello spazio grigio che si trova nel mezzo.

Quali sono state le parti aggiunte dopo l'arrivo di Spacey?

E. W.: Nella scena ad esempio fuori dal ristorante con il parcheggiatore, ho aggiunto un po' di dialoghi. Kevin ha imparato tutti i monologhi, anche nelle scene in cui né Ansel Elgort con i suoi auricolari, né noi possiamo sentire qualcosa; non poteva far finta di pronunciare quelle parole e così ha deciso di imparare tutte le battute anche a beneficio di chi sa leggere il labiale.

Kevin, hai portato qualcosa di tuo?

K. S.: Sono poche le volte in cui mi è successo di aggiungere qualcosa a una sceneggiatura che reputo ottima, e qui non serviva. Raramente quindi mi capita di improvvisare.

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Una love story girata con stile

Baby Driver - Il genio della fuga: Ansel Elgort e Lily James in una scena del film

Il film è anche una grande storia d'amore: quanto questo aspetto è stato considerato prima di quello musicale?

E. W.: Amore e crimine non riescono ad andare molto d'accordo.
Quando Baby incontra Debora capisce che è arrivato il momento di lasciare questo lavoro, in Doc la sorpresa è che questo duro ha anche la capacità di amare come dirà in una delle battute finali: "Anche io ho amato, una volta".

Hai una canzone preferita tra quelle della colonna sonora? E quale avresti voluto aggiungere?

K. S.: Ho amato quasi tutte le canzoni del film, ma mi dispiace che non ci sia Hotel California, anche se poi è entrata in una delle battute.

E. W: Sarebbe costato troppo averla! Ma alla fine ho deciso di aggiungere un riferimento al brano degli Eagles, che nella sceneggiatura originale non esisteva; l'idea mi è venuta dopo che Jamie Foxx, mi raccontò che quella canzone gli portava sfiga. Mi disse che ogni volta che giocava a biliardo e ascoltava Hotel California, era matematico che perdesse.

Quanti piani sequenza hai girato?

E. W.: Per il piano sequenza che apre il film, girato il primo giorno di riprese, abbiamo fatto ventotto ciak. Una scena molto, forse troppo ambiziosa, per cui il cameraman ha percorso con la steadycam l'equivalenza di cinquanta isolati.

Baby Driver - Il genio della fuga: Ansel Elgort e Kevin Spacey in un momento del film

Le riprese si sono solte in 59 giorni...

E. W.: Dopo aver letto la sceneggiatura il responsabile di produzione ha iniziato a chiederci di accorciare sempre di più i tempi di lavorazione: prima 80 giorni, poi 70, che alla fine sono diventati 59. Così con il direttore della fotografia abbiamo cercato di capire insieme cosa avremmo potuto tagliare, ogni giorno c'era un nuovo piano ed era particolarmente difficile, soprattutto perché lavoravamo in 35mm. A un certo punto mi sono ritrovato a tirar fuori soldi di tasca mia per coprire i costi di due giorni di lavorazione, perché volevano tagliare la scena dell'inseguimento a piedi, che per me invece era essenziale.

Baby Driver - Il genio della fuga: Ansel Elgort in una scena del film

Rispetto ai tuoi film precedenti con un montaggio molto serrato c'è un notevole cambiamento di regia. A cosa è dovuto?

E. W.: In questo film c'è un elemento coreografico e una fisicità molto dominanti, che non volevo perdere al momento del montaggio. Il piano sequenza ti permette di seguire questo flusso continuo, come succede ad esempio nella scena d'apertura, e crea un incantesimo nel quale lo spettatore si ritrova intrappolato entrando nel mondo di Baby. Tutto questo dà un ritmo particolare al film e fa risaltare le azioni degli stuntmen.

K. S.: Come attore e spettatore vorrei che ci fossero più registi contemporanei pronti a fidarsi dell' inquadratura e di ciò che vi succede dentro grazie agli attori. Ci sono delle scene, delle coreografie che richiedono di ammirare gli attori dalla testa ai piedi; chi mai avrebbe pensato di tagliare una danza di Fred Astaire? Si rimane letteralmente incantati. A volte per la pressione che viene da network e produttori si finisce per tagliare ogni tre secondi con l'idea, secondo me assolutamente sbagliata, che il pubblico non riesca a prestare attenzione per una durata maggiore di quei tre secondi.

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