Babadook e gli altri: 10 film indipendenti che hanno trasformato il cinema horror

In occasione dell'arrivo nelle nostre sale dell'angoscioso film di Jennifer Kent, vi proponiamo un viaggio all'interno del genere horror riletto attraverso l'ottica del cinema indipendente: dagli zombie di George A. Romero al successo del found footage, ecco dieci cult movie che hanno contribuito a ridefinire i canoni dell'horror.

Babadook e gli altri: 10 film indipendenti che...
Babadook

2014 – Horror
3.1 3.1

Trasfigurare paure, traumi e desideri inconsci dell'essere umano, conferendo ad essi forma e nome per poi utilizzarli come generatori di suspense. L'horror, in fondo, è soprattutto questo: uno strumento che, servendosi di spauracchi entrati a far parte dell'immaginario collettivo, non solo ripropone archetipi - narrativi così come psicologici - presenti in varie culture e in varie epoche, ma lascia emergere i lati più indecifrabili e oscuri della nostra psiche... lati che, per l'appunto, possono assumere le sembianze di cosiddetti mostri.

The Babadook: Essie Davis e Noah Wiseman in cerca dell'uomo nero in una scena del film

Ed è proprio l'indagine del "sommerso" il nucleo al cuore di uno degli horror più interessanti e apprezzati di quest'anno, in arrivo nelle sale italiane da mercoledì 15 luglio: Babadook, una piccola co-produzione (due milioni di dollari di budget) fra Canada e Australia, sceneggiata e diretta dall'esordiente Jennifer Kent a partire da un suo cortometraggio di dieci anni fa, Monster. Proiettato con notevoli consensi al Sundance Film Festival 2014 (e in seguito anche al Festival di Torino) e vincitore dei premi dell'Australian Film Institute per miglior film, regia e sceneggiatura, Babadook recupera un elemento chiave del cinema orrorifico, l'Uomo Nero, trasformandolo nell'entità soprannaturale descritta in un libro animato per bambini, Mister Babadook.

The Babadook: Essie Davis e Noah Wiseman in una scena tratta dall'horror

Dal "libro maledetto" allo spauracchio che popola le fantasie infantili, Babadook si configura quindi come una progressiva "discesa nell'incubo" da parte dei due protagonisti della storia: Amelia Vanek (Essie Davis), una donna rimasta vedova, e suo figlio di sei anni, Samuel (Noah Wiseman), tormentato dall'invisibile presenza di Mister Babadook. Uno spunto apparentemente semplice ma sviluppato in maniera ammirevole da Jennifer Kent, a ennesima dimostrazione di come, nel genere horror, i maggiori stimoli provengano sempre più spesso dal cinema indipendente: perché sono proprio le produzioni low budget, più svincolate dalle imposizioni e dalle logiche dei grandi studios, a poter esplorare strade insolite e meno scontate, offrendo idee e innovazioni in grado di ridare linfa vitale a un genere talvolta impantanato nei cliché e nel manierismo. E l'uscita di Babadook ci offre l'occasione per un excursus dedicato appunto al cinema indipendente declinato in chiave horror: dunque, ecco di seguito la nostra analisi di dieci cult del cinema americano che, pur con pochi mezzi, non solo hanno mantenuto in auge il glorioso filone del B-movie, ma hanno contribuito a ridisegnare confini e regole del loro genere di appartenenza...

La notte dei morti viventi

Una celebre scena de La notte dei morti viventi

È il 1968 quando il ventottenne George A. Romero, traendo ispirazione dal romanzo di Richard Matheson Io sono leggenda, apre un nuovo capitolo nel filone degli zombie movie con un film girato in bianco e nero, con attori non professionisti, nella provincia della Pennsylvania, e costato appena centoquattordicimila dollari: La notte dei morti viventi. La cronaca dell'assalto condotto da un gruppo di zombie, risvegliati da misteriose radiazioni fino a riemergere dalle rispettive tombe, lascia sbalorditi gli spettatori dell'epoca per la crudezza di alcuni dettagli e per la presenza di aspetti inesorabilmente macabri, quali il cannibalismo dei morti viventi e il graduale sterminio dei protagonisti (senza contare un coraggioso sottotesto di critica sociale). Ricompensato da uno strepitoso successo di pubblico, il lungometraggio d'esordio di Romero assume da subito lo statuto di modello per numerosi film a venire, dando vita fra l'altro a un filone portato avanti dal regista nell'arco di oltre quarant'anni di carriera.

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Non aprite quella porta

Marilyn Burns in Non aprite quella porta - 1974

Se La notte dei morti viventi inaugura un nuovo capitolo della storia dell'horror, nel 1974 il pubblico rimane scioccato dai livelli di brutalità, decisamente inediti per l'epoca, in uno degli horror più feroci e disturbanti di sempre: Non aprite quella porta. Pietra miliare del filone degli slasher, il secondo lungometraggio di Tobe Hooper, costato meno di trecentomila dollari, si tramuta in un fenomeno inaspettato, con trenta milioni di dollari d'incasso negli Stati Uniti, e stabilisce nuovi standard per il cinema di genere. Ispirandosi al caso di cronaca dell'assassino Ed Gein, Hooper mette in scena un agghiacciante gioco al massacro nei pressi di una vecchia casa nella campagna del Texas, introducendo uno spaventoso villain, Leatherface (Gunnar Hansen), un folle omicida con una maschera di pelle umana e armato di motosega. Caratterizzato da una rappresentazione parossistica della violenza, Non aprite quella porta assurge da subito ad opera seminale nel campo dell'horror, oggetto di numerose imitazioni.

Il demone sotto la pelle

Una scena de Il demone sotto la pelle

Primo lungometraggio di David Cronenberg ad ottenere, fra il 1975 e il 1976, una vera distribuzione nei circuiti cinematografici, Il demone sotto la pelle, dietro la sua veste di B-movie grezzo e artigianale a bassissimo costo, già propone alcuni di quegli elementi che si imporranno come nuclei fondamentali nella poetica del maestro canadese: dalla fascinazione per il corpo umano e le sue contaminazioni al perverso connubio fra erotismo ed orrore. Girato all'interno di un complesso residenziale alla periferia di Montreal, denominato l'Arca di Noè, Il demone sotto la pelle racconta la diffusione di un parassita capace di risvegliare le pulsioni istintuali degli individui, rendendoli una sorta di zombie in preda ad incontenibili frenesie sessuali. Il gusto per il grand guignol è coniugato però con una dissacrante ironia, evidente nelle modalità di propagazione del parassita (inclusa la famigerata sequenza con Barbara Steele 'penetrata' nella vasca da bagno) così come nelle scene di violenza di massa, che sfociano in un baccanale orgiastico e sfrenato.

Halloween

Halloween: una scena con l'irriducibile Michael Myers

Produttore, sceneggiatore e anche compositore di colonne sonore, il trentenne John Carpenter ha già due lungometraggi alle spalle quando, nel 1978, porta nelle sale Halloween - La notte delle streghe, film apripista del filone slasher, che tanta fortunà avrà proprio a partire dalla fine degli anni Settanta. Debitore per certi versi del capolavoro Psycho di Alfred Hitchcock, Halloween non solo determina la diffusione dell'omonima festa anche oltre i confini del Nord America, ma diventa da subito una pietra miliare in virtù dei virtuosismi stilistici di Carpenter e di un'abilissima gestione della suspense, accresciuta poco a poco fino all'esplosione di violenza durante la notte di Halloween. Realizzato con appena trecentomila dollari, per poi incassarne quasi cinquanta milioni negli USA, oltre a lanciare la giovane esordiente (e novella scream queen) Jamie Lee Curtis, Halloween consegna agli annali uno dei più famigerati serial killer nella storia del cinema: il folle Michael Myers (Nick Castle), armato di un lungo coltello da macellaio e con il volto celato da un'impressionante maschera bianca, protagonista di un lunghissimo ciclo di sequel e prequel di questo illustre capostipite.

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La casa

Bruce Campbell ne La casa

Uno dei più sorprendenti - e fortunati - debutti del cinema horror: frutto dell'intraprendenza e dell'inventiva di un cineasta appena ventunenne di nome Sam Raimi, La casa, prodotto della collaborazione fra il regista esordiente e l'attore Bruce Campbell, basato sul cortometraggio Within the Woods dello stesso Raimi, è un horror che ha fatto scuola sia per la snervante tensione narrativa, con un ambiente circoscritto - un cottage solitario nel bel mezzo di un bosco - che diventa il teatro di un'efferata sagra degli orrori, sia per le soluzioni tecniche che hanno permesso di sopperire ai limitati mezzi a disposizione. Realizzato nel 1981 e distribuito nelle sale con oltre un anno di ritardo, dopo essere passato fuori concorso al Festival di Cannes, La casa si rivela un cosiddetto sleeper hit, acquisendo con il tempo lo status di cult movie grazie al passaparola e al successo in home video. Sam Raimi darà seguito al suo film di debutto con La casa 2 nel 1987 e con L'armata delle tenebre nel 1992, passando però dal puro gore alla semi-parodia, mentre nel 2012 Drew Goddard renderà omaggio al classico di Raimi con Quella casa nel bosco.

Nightmare - Dal profondo della notte

Heather Langenkamp dorme ignara sotto lo sguardo di Freddy Krueger in una scena di Nightmare - Dal profondo della notte

Gli stilemi dello slasher sui serial killer e la dimensione onirica e surreale dell'Uomo Nero: è da questa fusione che, nel 1984, nasce Nightmare - Dal profondo della notte, fra i vertici assoluti dell'horror degli anni Ottanta. Ideato, scritto e diretto da uno specialista del genere, Wes Craven, con un budget inferiore ai due milioni di dollari e l'appoggio di una casa di distribuzione indipendente, la New Line Cinema, dopo che i grandi studios avevano rifiutato il soggetto, Nightmare consegna all'immaginario del cinema horror la figura di Freddy Krueger, mostruosa creatura dell'incubo con il volto deturpato dalle ustioni e lunghi artigli al posto delle dita, che si materializza nei sogni degli adolescenti arrivando ad ucciderli. Racconto di formazione declinato in chiave di favola nera e di incursione nel regno dell'inconscio, Nightmare diventa in breve tempo un cult della suspense, dando origine a una saga che proseguirà con ben sette sequel, senza contare i crossover e i remake. Accanto alla ventenne Heather Langenkamp nel ruolo della protagonista, Nancy Thompson, e a Robert Englund in quello di Krueger, nel film di Craven compare per la prima volta sullo schermo un giovanissimo Johnny Depp.

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The Blair Witch Project

Heather Donahue in una scena di THE BLAIR WITCH PROJECT - IL MISTERO DELLA STREGA DI BLAIR

Autentica sorpresa del 1999, The Blair Witch Project - Il mistero della strega di Blair costituisce un evento per certi versi epocale nell'evoluzione del genere horror, a prescindere dalle sue effettive qualità artistiche. Girato nel 1997, in soli otto giorni, in un parco del Maryland, dagli esordienti Daniel Myrick ed Eduardo Sánchez, con una spesa di poco più di ventimila dollari, The Blair Witch Project viene promosso dall'indipendente Artisan con una campagna pubblicitaria che sfrutta con astuzia le potenzialità di internet, generando un'enorme curiosità attorno ad un film presentato come un vero video amatoriale ritrovato nel 1994 nei boschi del Maryland, in seguito alla sparizione di tre giovani filmmaker partiti con l'obiettivo di realizzare un documentario sulla tenebrosa leggenda della Strega di Blair. Il responso del pubblico è clamoroso: duecentocinquanta milioni di dollari d'incasso in tutto il mondo, una cifra stratosferica per un'opera dall'estetica volutamente grezza e che confina perennemente l'orrore nel fuoricampo. The Blair Witch Project, del resto, ha l'indiscutibile merito di aver rinnovato con originalità le convenzioni dell'horror, portando in auge il filone del found footage.

Saw - L'enigmista

Cary Elwes e Michael Emerson in una scena di Saw - L'enigmista

È proprio il successo di The Blair Witch Project ad instillare nel regista australiano James Wan e nel suo co-sceneggiatore Leigh Whannell l'ambizione verso un progetto che, nel 2003, si concretizzerà in un cortometraggio, per poi prendere le sembianze di un film. L'idea di partenza è di raggelante semplicità: due uomini si risvegliano all'improvviso incatenati agli angoli opposti di un bagno, mentre in mezzo a loro è disteso un cadavere. Girato con appena un milione di dollari di budget, presentato al Sundance Film Festival 2004 e distribuito nelle sale da Lionsgate ad Halloween, Saw - L'enigmista oltrepassa i cento milioni di dollari d'incasso ed ha un enorme impatto sul pubblico: per la scioccante crudezza della messa in scena (arti mozzati, mutilazioni autoinflitte), ma anche per la capacità di coniugare il gore più efferato con una suspense costruita con diabolica precisione, fino al celebre twist finale. La figura del serial killer soprannominato Jigsaw, interpretato da Tobin Bell, sarà al centro di vari sequel.

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Paranormal Activity

Una sequenza dell'horror Paranormal Activity

Dopo The Blair Witch Project, nel 2009 l'horror found footage conosce un altro momento di straordinaria fortuna con Paranormal Activity, prodotto dal regista esordiente Oren Peli con una spesa di appena quindicimila dollari, girando nella propria abitazione con due soli attori ed una telecamera fissa posizionata su un cavalletto, per una ripresa dalla qualità amatoriale. Ancora una volta, è il connubio fra lo stile da falso documentario e l'elemento perturbante e soprannaturale ad intrigare ed angosciare gli spettatori. Acquistato dalla Paramount, che intravede le potenzialità del progetto ma modifica il finale, Paranormal Activity si rivela un fenomeno da quasi duecento milioni di dollari al box office internazionale, suggellando la popolarità del found footage subito dopo altri titoli fortunatissimi come lo spagnolo REC e il monster movie americano Cloverfield.

It Follows

It Follows:  Maika Monroe con Lili Sepe in una scena dell'horror

Pochissimi film, negli ultimi anni, hanno saputo rivisitare le regole dell'horror con la medesima intelligenza e profondità di It Follows. Opera seconda di David Robert Mitchell, prodotto con un budget di appena due milioni di dollari, presentato alla Semaine de la Critique al Festival di Cannes 2014 e diventato un piccolo fenomeno negli USA, It Follows riesce a veicolare uno strisciante senso di inquietudine attraverso la materializzazione di un memento mori che agli occhi della protagonista, la studentessa Jay Height (Maika Monroe), inseguita da una misteriosa creatura senza nome (l'It del titolo), assume contorni da incubo. L'Eros, fonte ineluttabile di pericolo, è eletto pertanto a suprema pulsione mortifera, ma attorno a questo apparato allegorico Mitchell costruisce un'atmosfera gravida di tensione: dai movimenti lenti e studiatissimi della macchina da presa alle distorsioni elettroniche della soundtrack di Disasterpeace. Una formidabile dimostrazione di come l'horror, specialmente nelle sue derivazioni più coraggiose e 'indipendenti', sia un genere quanto mai florido e con innumerevoli strade ancora da percorrere...

Recensione The Babadook (2014)
Recensione It Follows (2014)
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