Mi fido di te

2006, Commedia

Recensione Mi fido di te (2006)

Un meccanismo che, pur ricordando un certo cinema americano degli anni '70, non perde mai di vista la sua rotta originaria, evitando, quindi, di scivolare miseramente nella trappola della macchietta e del sorriso strappato ad ogni costo.

Stefano Ricci

Amici per truffa

Alessandro è un piccolo truffatore di quartiere che sogna una vita tranquilla e regolare assieme alla sua fidanzata Susanna, lontano dagli usurai che lo perseguitano quotidianamente .
Francesco, invece, una vita reolare ce l'avrebbe pure, ma è stato appena licenziato dalla multinazionale in cui era impiegato; siccome non ha il coraggio di dirlo in famiglia, la mattina esce di casa in giacca e cravatta alla ricerca di un nuovo lavoro, destreggiandosi nel frattempo come benzinaio.
Quasi per sbaglio Alessandro e Francesco si incontrano in un bar di periferia e tra i due nasce una strana forma di collaborazione: iniziano a truffare anche se sono l'uno l'opposto dell'altro.
Pur litigando praticamente su tutto, ognuno dei due scopre qualcosa di nuovo grazie al complice: Alessandro impara che con una truffa si può guadagnare molto più di dieci euro per volta e Francesco scopre che non si è mai divertito così tanto.
Ma soprattutto fanno una scoperta ancora più importante: prima di incontrarsi non avevano amici, adesso sì.

Stanchi di rimaner seduti sulla panchina dello Zelig, Ale e Franz tornano a calcare le scene a due anni di distanza dal loro esordio cinematografico con La Terza Stella, pellicola con la quale il duo milanese aveva cercato quel salto di qualità che si era poi perso in un mare di critiche (più o meno aspre).
Ma loro, surreale e silenzioso il primo quanto cordiale ed imbranato il secondo, non demordono, tengono duro e questa volta sembrano aver fatto pieno centro con una commedia dal tono garbato, elegante, solidamente costruita su gag, incomprensioni, vite parallele, truffe ed una buona dose di malinconia.

Alessandro è un piccolo truffatore di quartiere che sogna una vita tranquilla e regolare assieme alla sua fidanzata Susanna, lontano dagli usurai che lo perseguitano quotidianamente.
Francesco, invece, una vita regolare ce l'avrebbe pure, ma è stato appena licenziato dalla multinazionale in cui era impiegato ; siccome non ha il coraggio di dirlo in famiglia, la mattina esce di casa in giacca e cravatta alla ricerca di un nuovo lavoro, destreggiandosi nel frattempo come benzinaio.
Per puro caso i due si incontrano in un bar di periferia e tra i due nasce una strana forma di collaborazione : iniziano a truffare anche se sono l'uno l'opposto dell'altro.
Pur litigando praticamente su tutto, ognuno dei due scopre qualcosa di nuovo grazie al complice : Alessandro impara che con una truffa si può guadagnare molto più di dieci euro per volta e Francesco scopre che non si è mai divertito così tanto.
Ma soprattutto fanno una scoperta ancora più importante : prima di incontrarsi non avevano amici, adesso sì.

Stanchi di rimaner seduti sulla panchina dello Zelig, Ale e Franz tornano a calcare le scene a due anni di distanza dal loro esordio cinematografico con La Terza Stella, pellicola con la quale il duo milanese aveva cercato quel salto di qualità che si era poi perso in un mare di critiche (più o meno aspre).
Ma loro, surreale e silenzioso il primo quanto cordiale ed imbranato il secondo, non demordono, tengono duro e questa volta sembrano aver fatto pieno centro con una commedia dal tono garbato, elegante, solidamente costruita su gag, incomprensioni, vite parallele, truffe ed una buona dose di malinconia.
Un meccanismo che, pur ricordando in alcune occasioni pellicole come Le nove regine (doverosamente citato all'interno del film) od un certo cinema americano degli anni '70, non perde mai di vista la sua rotta originaria, evitando, quindi, di scivolare miseramente nella trappola della macchietta e del sorriso strappato ad ogni costo.

Una comicità non esibita, dunque, ma basata sull'interpretazione e profondamente radicata nel dialogo, nelle parole, nel loro tempo e nel ritmo : qui non ci sono esibizioni, non ci sono passerelle né tanto meno quella volgarità fuori fase tipica del buon "panettone" che si rispetti. Nessuna caduta di stile.

Mi fido di te è un prodotto genuino, onesto, che si lascia guardare e che, a suo modo, riesce anche a sorprendere più volte lo spettatore nel corso dell'evoluzione della trama (merito anche della buona capacità di veicolare l'attenzione attraverso spinose questioni sociali come il precariato e la disoccupazione, in un ottimo equilibrio di divertissement ed ariosa serietà) .
Doveroso citare, quindi, l'ottimo lavoro di lima svolto dagli autori, tra i quali figurano, oltre che ai due protagonisti, l'umorista e comico Walter Fontana, Mauro Spinelli (già visto all'opera nel cortometraggio di Luca Lucini Sei Come Sei - Il Sorriso Di Diana) nonché Massimo Venier, impegnato anche nel ruolo di regista.

Recensione Mi fido di te (2006)
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