Secondo quanto riportato da Page Six e altre testate, questa settimana gli organizzatori degli Oscar starebbero elaborando un piano di riserva per il red carpet sulla base degli attuali avvenimenti in Iran.
Ricordiamo che la cerimonia di consegna dei Premi Oscar 2026 si terrà a Los Angeles al Dolby Theatre il 15 marzo prossimo e sarà presentata da Conan O'Brien, alla sua seconda conduzione consecutiva.
Glamour e geopolitica: il red carpet degli Oscar sotto pressione
Una fonte ha rivelato a Page Six che i produttori dello show stavano "elaborando un piano di emergenza che includeva la possibilità di eliminare il rituale del red carpet", per non dare l'impressione di festeggiare frivolosamente mentre è in corso l'operazione "Epic Fury" in Medio Oriente.
La fonte ha anche riferito che il tappeto quest'anno avrebbe dovuto essere decorato con aceri giapponesi, simbolo di "pace e longevità", e si è chiesta se l'allestimento fosse ancora appropriato alla situazione.
"Stanno valutando al 100% ogni eventualità e ogni aspetto visivo per ogni tipo di scenario... Sono sicuro che stanno pensando a cosa sia appropriato... sono molto sensibili a tutto questo".
I registi iraniani in corsa agli Oscar 2026
La fonte ha sottolineato che quest'anno saranno presenti tre candidati iraniani alla cerimonia: il regista di Un semplice incidente Jafar Panahi, Sara Khaki e Mohammadreza Eyni, i registi del documentario Cutting Through Rocks.
Un semplice incidente, in particolare, è candidato non solo come Miglior film internazionale (per la Francia, che lo ha prodotto), ma anche nella categoria Miglior sceneggiatura per Jafar Panahi, Shadmehr Rastin, Nader Saivar e Mehdi Mahmudiyan.
Interviste, media e politica: perché il red carpet è la parte più delicata della cerimonia
Diversi addetti ai lavori hanno affermato che, indipendentemente dai piani, quest'anno il tappeto rosso potrebbe rivelarsi un campo minato, poiché le star, i loro rappresentanti e persino gli studios sono sempre più diffidenti nei confronti delle domande sugli avvenimenti di attualità sul tappeto rosso e ai festival cinematografici, come è successo il mese scorso a Berlino.
In quell'occasione, infatti, il presidente di giuria Wim Wenders è finito al centro di una polemica dopo aver dichiarato che il cinema dovrebbe restare fuori dalla politica. Le sue parole, pronunciate rispondendo a una domanda sul conflitto a Gaza, sono state criticate da molti artisti e intellettuali che gli hanno rimproverato di evitare una presa di posizione. La controversia ha generato proteste, una lettera aperta firmata da decine di artisti e perfino il ritiro di alcuni ospiti dal festival.
Inoltre, agli ultimi SAG Actor Awards, le principali emittenti locali come KTLA, Fox11 e ABC, oltre a una dozzina di altre, sono state collocate vicino all'uscita, perdendosi la maggior parte dei candidati. La voce predominante tra i giornalisti era che i media incentrati sulle notizie fossero stati relegati in fondo alla sala perché gli organizzatori temevano che alle celebrità venisse chiesto del conflitto in Iran.