Dopo un violento attacco nella metropolitana di Taipei, alcuni media taiwanesi hanno attribuito responsabilità all'anime Mushoku Tensei: Jobless Reincarnation. Un'accusa che riapre il dibattito sul ruolo dell'animazione giapponese come bersaglio mediatico nei casi di violenza reale.
L'attacco a Taipei e il collegamento con l'anime
In seguito a quello che è stato definito un "attacco terroristico" sulla rete di trasporti pubblici di Taiwan, una parte dei media locali ha individuato un presunto colpevole culturale: Mushoku Tensei: Jobless Reincarnation. Secondo quanto riportato da Voce Sabia Anime, il 19 dicembre un uomo di 27 anni, identificato come Chang Wen, ha seminato il panico tra Taipei Main Station e la vicina Zhongshan Station, utilizzando bombe fumogene e un coltello contro i pendolari.
Le autorità hanno confermato che Chang ha lanciato diversi ordigni incendiari prima di accoltellare alcune persone in un affollato distretto commerciale sotterraneo. Il bilancio è stato di tre morti e undici feriti. La fuga dell'uomo si è conclusa tra una libreria e un grande magazzino, fino all'intervento della polizia in un edificio multipiano. Poco dopo, Chang è caduto dalla struttura ed è deceduto in ospedale. Gli agenti hanno inoltre confermato la presenza di precedenti penali.
Il caso ha rapidamente attirato l'attenzione di emittenti televisivi e investigatori, che hanno analizzato in modo minuzioso la vita privata dell'attentatore: episodi di bullismo subiti durante il periodo scolastico e militare, cronologia degli acquisti, persino il contenuto del suo tablet. È proprio qui che il racconto mediatico ha preso una piega controversa, soffermandosi sulla sua passione per gli anime isekai, con particolare attenzione a Mushoku Tensei e ai giochi di ruolo.
Secondo l'emittente, Chang sarebbe stato "ossessionato dall'isekai" e avrebbe proiettato nel racconto dell'anime un desiderio distorto di "ricominciare la propria vita", trasformandolo in violenza reale. Una lettura che, più che spiegare, sembra cercare un simbolo da usare in modo distorto.
Gli anime come capro espiatorio: un copione già visto
Le reazioni non si sono fatte attendere. Fan ed esperti hanno contestato apertamente questa narrazione, sottolineando come attribuire la responsabilità a un'opera di finzione ignori elementi fondamentali: la storia criminale dell'individuo, il suo stato mentale e un contesto personale già fragile. Alcuni psicologi, citati nei commenti successivi al caso, hanno ricordato che persone isolate possono proiettare emozioni sulle fiction, ma che spesso questi mondi immaginari funzionano come supporto psicologico, non come detonatori di violenza.
Il paradosso emerge con forza se si guarda a un episodio recente, sempre a Taiwan. L'anno precedente, durante un'aggressione nella metropolitana di Taichung, un uomo intervenne per fermare un attacco con coltello, dichiarando di essersi ispirato al personaggio Himmel di Frieren: Beyond Journey's End. Durante la cerimonia di premiazione affermò: "Gli otaku non sono così negativi come molti pensano. Non fate stereotipi. Se fosse stato Himmel, avrebbe fatto lo stesso. Se potessi tornare indietro, rifarei la stessa scelta". Un racconto che ribalta completamente la logica del capro espiatorio.
Storicamente, l'animazione giapponese è stata spesso accusata di influenze nocive sui giovani. Nel 2021, un tribunale di San Pietroburgo ha vietato la diffusione di titoli come Death Note, Tokyo Ghoul e Inuyashiki su alcune piattaforme, sostenendo che mostrassero violenza e crudeltà potenzialmente dannose per gli adolescenti. In Cina, normative ancora più restrittive hanno portato alla rimozione di numerose serie considerate non allineate agli standard statali.
Il caso Mushoku Tensei si inserisce quindi in una lunga tradizione di accuse che semplificano la complessità del reale. Più che interrogarsi sulle responsabilità individuali e sui sistemi di prevenzione, una parte dell'informazione continua a preferire un bersaglio narrativo facile, trasformando l'immaginario pop in un colpevole orribilmente comodo.