Stasera su History alle 21.50, in prima visione e in esclusiva su Sky al canale 407 va in onda I sette nani di Auschwitz, un documentario che esplora, attraverso il racconto dell'attore Warwick Davis, la drammatica storia della famiglia Ovitz.
Gli Ovitz erano sette artisti ebrei nani - Rozika, Franzika, Avram Freida, Micki, Elizabeth e Perla, la più giovane - che viaggiarono attraverso l'Europa dell'Est esibendosi con il nome "I Lilliput" nei più grandi teatri europei, e conquistando il pubblico per la particolare cura con la quale preparavano i loro spettacoli, dalla scenografia ai costumi, alla musica. Nel 1937, quando Disney fece uscire il film Biancaneve e i sette nani, la popolarità dei nani raggiunse l'apice: nel 1939 circa 1500 nani lavoravano nel mondo dello spettacolo. Fino alla loro cattura e la deportazione ad Auschwitz nel 1944, gli Ovitz viaggiarono con documenti falsi e raggiunsero un successo straordinario.
Ad Auschwitz, i fratelli Ovitz furono individuati dal dottor Josef Mengele, che voleva decifrare i segreti della crescita dell'organismo umano. La famiglia fu considerata cruciale per la sua ricerca e isolata in quartieri speciali e i sette artisti diventarono rapidamente cavie umane, sopportando infiniti esperimenti bizzarri e crudeli. Furono fatti sfilare nudi per gli ufficiali e un film fu inviato a Hitler per il suo divertimento. "La storia della famiglia Ovitz mi ha sconvolto e meravigliato, diventando una fonte di ispirazione più forte che mai" spiega Davis, anch'egli affetto da nanismo e che ha lavorato in pellicole quali Guerre Stellari e Harry Potter. "È una incredibile e assolutamente vera storia di sopravvivenza contro ogni probabilità, che va ben oltre le più macabre fiabe dei fratelli Grimm. Visitando Auschwitz, dove gli Ovitz vennero imprigionati, sono stato travolto dall'emozione e ho capito veramente quello che gli storici chiamano 'il peso della storia'. Ho pensato a quanto sarei stato terrorizzato se mi fossi trovato ad Auschwitz con mia moglie e miei due figli, tutti 'piccoli' come me".
Alla fine della guerra, sopravvissuti ad Auschwitz, i sette fratelli emigrarono in Israele, dove ripresero ad esibirsi. Ma, come racconta Perla nel documentario, il trucco di scena riusciva a fare apparire il volto sorridente, ma il cuore dei sette fratelli ha continuato a sanguinare.