Coexistence, My Ass! è un film del 2025 diretto da Amber Fares con Noam Shuster-Eliassi. Durata: 95 min. Distribuito in Italia da Wanted.
Il documentario è un viaggio profondamente intimo sulla vita professionale e privata di Noam Shuster-Eliassi, una donna cresciuta nell'unico villaggio in Israele dove ebrei e palestinesi hanno scelto di vivere insieme in armonia: Neve Shalom/Wahat al-Salam (Oasi di pace). Studia alla Harvard University grazie a una borsa di studio; proprio al college Noam diventa una star virale dopo un post satirico in cui proponeva scherzosamente di sposare il principe ereditario saudita per portare la pace in Medio Oriente, attirando l'attenzione (e le minacce) dei media internazionali. Il film mostra poi come Noam abbia deciso di abbandonare una promettente carriera diplomatica presso le Nazioni Unite, stanca delle retoriche vuote e finanziamenti internazionali che non cambiano la realtà sul campo.
A questo punto Noam decide di utilizzare l'arma della comicità e il format della stand-up comedy per diffondere la verità. Seguiamo il suo processo creativo mentre sviluppa il suo spettacolo, recitato in tre lingue: ebraico, arabo e inglese. La sua comicità non risparmia nessuno: dai coloni israeliani alla leadership palestinese, fino alle stesse ONG che l'avevano formata. La trama subisce una svolta drammatica quando Noam è costretta a tornare in Israele durante la pandemia di COVID e si ritrova a scontrarsi con una realtà sempre più polarizzata.
La regista riesce a catturare momenti di estrema solitudine e vulnerabilità, in cui Noam viene attaccata ferocemente sui social media e accusata di tradimento. Il 7 ottobre 2023 porta la tragedia e la satira lascia il posto al lutto. Vediamo Noam camminare tra le macerie emotive del suo villaggio, cercando di mantenere i legami con i suoi amici palestinesi mentre il mondo intorno a lei crolla sotto i bombardamenti. Il documentario culmina con una riflessione amara: la coesistenza non è un brand da vendere, ma un atto di resistenza quotidiano, doloroso e spesso invisibile, che Noam continua a portare avanti nonostante il senso di isolamento totale, trasformando il suo insulto finale alla coesistenza di facciata in un atto d'amore disperato per la verità.