La riscossa dei drive-in: soluzione o solo una suggestione?

In previsione della riapertura dei cinema circola con insistenza l'ipotesi di un ritorno dei drive-in: si tratta di una concreta soluzione o solo di una suggestione?

APPROFONDIMENTO di 24/04/2020
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Un'immagine di un Drive-in

Nel 1958 Danny Zucco pensa che quello sia il luogo ideale per riconciliarsi con Sandy. Due giovani, una decappottabile, uno schermo all'aperto e un film. Gli ingredienti per una perfetta sequenza al drive-in ci sono tutti. D'altronde quelli erano gli anni d'oro di questa particolare location per la fruizione del cinema. All'epoca la formula era già stata ampiamente sdoganata da più di un ventennio ma il vero boom è degli anni '50, decennio al quale sono legate diverse scene iconiche di vita quotidiana dei giovani dell'epoca. Nell'ultimo periodo si è tornato a parlare del ritorno dei drive-in come possibile soluzione per tentare di ovviare alle difficoltà legate alla pandemia di COVID-19, che ha colpito anche l'industria cinematografica e ha causato la chiusura delle sale. Prendendo spunto da questa potenziale riscossa dei drive-in ci siamo chiesti: può essere una soluzione concreta oppure rimane principalmente una nostalgica suggestione?

Miss Hollingshead

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La riscossa dei Drive-in

La versione ufficiale sulla nascita dei drive-in riguarda dei problemi... di peso. Nonostante alcuni esperimenti simili negli anni '20, pare infatti che i problemi fisici di una donna, tali da crearle difficoltà nel prender posto nelle lussuose sale cinematografiche degli anni '20, spinsero il figlio, il giovane Richard Milton Hollingshead Junior, a ideare un'alternativa che consentisse di poter fruire con più semplicità di una pellicola cinematografica. Un giorno Richard prese un lenzuolo e lo attaccò tra due alberi. Poi disse alla madre di sedersi nell'abitacolo dell'auto di famiglia e proiettò per lei e tutto il vicinato un film. L'idea di Richard fu quella di traslare dall'interno all'esterno le location, di portare lo spettacolo cinematografico all'aperto, in maniera tale da poter permettere una visione più agile a qualsiasi spettatore. Hollingshead ci mise diversi mesi a collaudare la sua idea, cercando di ovviare a problematiche come la qualità dell'audio e la possibilità di poter vedere lo schermo senza problemi anche dalle ultime file. Perché se da un lato la comodità degli spettatori poteva aumentare dall'altro nascevano delle inevitabili invalidità tecniche, mai del tutto risolte. Ostacoli che il giovane trovò anche nella registrazione del brevetto, ufficialmente depositato il 18 maggio 1933 ma successivamente invalidato alla fine degli anni '50. In ogni caso il 6 giugno dello stesso anno il primo drive-in aprì al pubblico. E il connubio con le automobili è stato un matrimonio di successo. Mettere insieme cinema e motori significava abbinare intrattenimento e cultura al fascino dei mezzi di trasporto dell'epoca. Accessibili ed economici, i drive-in erano un'alternativa molto più intrigante rispetto all'austerità delle sale cinematografiche diffuse all'epoca, simili ad eleganti e raffinati teatri. Per la prima serata aperta al pubblico, Hollingshead propose la comedy inglese Beware Wife di Adolphe Menjou. Il successo fu incredibile.

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Perché se ne parla e chi ne parla

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Pulp Fiction: Uma Thurman in una scena del film

Il Wall Street Journal l'ha definito perfetto in epoca di pandemia globale. Francesco Rutelli, presidente di ANICA, sostiene con forza questa possibilità nel cuore dell'estate:"L'idea di fare delle arene cinematografiche in agosto, di avere la possibilità di luoghi all'aperto, distanziati, con protezione, con sanificazione, gestiti dagli esercenti, potrebbe essere un modo intermedio, graduale, per non rassegnarci, mantenendo le condizioni di sicurezza". Una soluzione che sembra circolare concretamente. Il distanziamento che negli anni '30 Richard Hollingshead cercava come soluzione per aiutare la madre a godersi un film con tutte le comodità del caso, ora potrebbe diventare un'ancora di salvataggio a medio termine, un escamotage temporaneo per tornare gradualmente alla normalità. Diverse città italiane si stanno attivando per trovare delle aree adatte all'allestimento dei drive-in, soprattutto in zone periferiche, dove sarebbe più semplice organizzare questo tipo di cinema all'aperto. Le amministrazioni locali lavorano autonomamente per concretizzare quest'ipotesi ma nel frattempo stanno nascendo iniziative comuni. Una di queste è Live drive in, alla quale hanno aderito sinora una ventina di città:"L'obiettivo è anche e soprattutto quello di sostenere tutta la filiera di cinema, teatro e musica live, ad oggi in ginocchio con più di 300.000 lavoratori stimati in disoccupazione e perdite per decine di milioni di euro ogni settimana" sostengono gli organizzatori, impegnati oggi ad una ricerca capillare di zone nelle quali poter dar vita a questo tipo di realtà.

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La suggestione diventa realtà

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Immagine di un Drive-in

Al netto degli ostacoli che una scelta di questo tipo comporterebbe è innegabile che una sorta di rivincita, seppur temporanea, dei drive-in è affascinante e molto romantica. Difficile obiettare sull'aura sognante che circonda la possibilità di uno step in questa direzione, per intraprendere un graduale ritorno alle abitudini quotidiane. Un ritorno che forse potrebbe davvero passare attraverso una fruizione dei film distanziata, usufruendo di una formula iconica ed entrata nell'immaginario popolare romantico delle persone. Forse proprio il disperato bisogno di tornare a sognare un futuro sereno, la necessità di combattere l'oscurità e il grigiore possono adesso ancorarsi per qualche tempo al fascino di un passato che ha contribuito a rendere ancor più magica la proiezione di un film. Un revival che in alcune zone d'Italia da qualche tempo aveva già trovato riscontro, come il Bovisa Drive-In a Milano. Negli ultimi anni è stato soprattutto il cinema all'aperto nelle piazze ad appassionare i cinefili. Uno dei più celebri è quello organizzato in piazza Maggiore a Bologna, che starebbe pensando ad un upgrade con le auto. Cinema a quattro ruote ma sempre sotto le stelle.

Boom e declino dei drive-in

Ryan Gosling è il protagonista del film Drive
Ryan Gosling è il protagonista del film Drive

Negli anni '50 i drive-in negli Stati Uniti arrivarono ad essere oltre 4.000 sparsi in tutto il Nordamerica. Molti seguirono l'esempio di Hollingshead, che decise dopo soli tre anni di vendere i suoi drive-in. Nonostante la sua forte matrice statunitense, il drive-in si espanse anche in Europa e in Italia vide la luce il Metro Drive-In di Casal Palocco, a Roma, frequentato da molti giovani romani e all'epoca della sua apertura il più grande di tutta Europa. L'ascesa dei drive-in era soprattutto di natura economica: decisamente più accessibili rispetto ai costosi e borghesi palace dove venivano proiettati i film al chiuso, i drive-in permettevano anche ai gestori dei buoni guadagni, grazie alla nutrita affluenza di giovani e al consumo di pop-corn, caramelle e bibite. Tuttavia già dagli anni '60 gli affari calarono. Le periferie dove sorgevano molti drive-in divennero parte integrante dei nuclei cittadini e le sale cinematografiche migliorarono la qualità delle loro proiezioni. In tal senso la concorrenza dei drive-in non aveva mai granché preoccupato: la qualità dell'esperienza cinematografica in sé era spesso mediocre, nonostante col tempo si fosse riusciti a indirizzare l'audio direttamente nelle auto degli spettatori.

Realtà temporanea ma non risolutiva

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La scena del drive-in in Grease

Nonostante il fascino di un ritorno in grande stile dei drive-in le problematiche e le perplessità non sembrano mancare. Bisognerà valutare in che modo i gestori di queste rinnovate realtà riusciranno a rispettare le regolamentazioni tutt'oggi in vigore. Ad oggi le persone sedute accanto in auto devono far parte della stessa famiglia. Nel caso invece che vi siano due spettatori di diverso nucleo, potrebbero essere soltanto due, una sul sedile anteriore e una sul sedile posteriore. Inoltre sarà probabilmente un'affluenza contenuta ed è difficile stabilire se questo tipo di soluzione possa essere sostenibile mantenendo un accesso ridotto alle proiezioni. Attualmente l'idea sembra un azzardo piuttosto elevato e in un periodo di profonda difficoltà economica sembra complicato pensare ad una soluzione di questo tipo come un'opzione pratica e ragionevole. Inoltre la società è inevitabilmente cambiata, si è raffinata nelle abitudini, ha l'opportunità di usufruire di una tecnologia domestica che permette la visione di un film in tutta comodità. Nonostante l'evoluzione dei tempi possa rendere l'esperienza dei drive-in migliore rispetto al passato, ci sarebbero in ogni caso ancora oggi delle problematiche legate alla qualità dell'esperienza. Anche per queste ragioni ad oggi il ritorno dei drive-in appare soprattutto come un'iniziativa simbolica e dal futuro limitato. Per superare questo periodo di profonda crisi del settore serviranno probabilmente soluzioni con una prospettiva più concreta e realistica.