Un file è eterno? Meno deperibile della carta, questo sì, ma immortale di certo no. Tante le variabili che rischiano di metterne a repentaglio la salvaguardia, che tanti di noi, per mancanza di conoscenza o per eccessiva superficialità, non consideriamo. Se n'è parlato in un interessante panel in quel di Roma, ma abbiamo voluto approfondire il tema per capirne di più e farci un'idea più precisa della situazione e delle scelte necessarie per migliorarla. Così ne abbiamo discusso con Piero Costantini, CEO di Mnemonica e tra i relatori dell'incontro a cui abbiamo accennato, dal titolo "FUTURE HERITAGE. Assicurare il futuro degli archivi cinematografici digitali", nell'ambito del festival "Custodi di sogni - I tesori della Cineteca Nazionale".
Un dibattito iniziato all'European Film Market della Berlinale, che porta avanti un discorso sempre più preponderante in un'era digitale come quella odierna, quasi un appello alle figure coinvolte: la conservazione dei master non si può più considerare come un adempimento tecnico o un costo, ma come una componente strutturale della produzione.
I nostri film sono in pericolo? L'illusione dell'eternità digitale
"C'è l'illusione che 'ho il file e sono a posto'" ci ha spiegato Piero Costantini, "ma si è completamente sbagliata la visione sulla resilienza del dato. C'è un'obsolescenza del supporto fisico che molti non considerano." E noi stessi lo facciamo nel piccolo delle nostre case, convinti che le nostre foto delle vacanze resteranno per sempre, al sicuro su un hard disk. Non è così. "Gli hard disk in cantina sono l'antitesi della resilienza" ci ha detto, provocandoci un brivido al pensiero di quanti film siano a rischio di esser perduti per sempre, più di quanto erano su delle pizze di pellicola in un magazzino. La differenza, insomma, tra "salvare un file" e "preservare un'opera"
Il problema infatti non è solo dove conservarli, ma come. "L'archiviazione del cinema digitale, rispetto alla pellicola, non ha degli standard, o meglio li ha solo a livello di cineteche nazionali, che peraltro non sono messe molto meglio dei privati. In Italia la conservazione lato produttori avviene in maniera assolutamente amatoriale; si parla di sistemi che si chiamano 'scatoloni e post-it' o hard disk buttati da qualche parte." E quindi come si affronta questo problema? Come si dovrebbe intervenire per stilare delle linee guida, delle regole, per la corretta archiviazione e conservazione delle opere?
Da Berlino all'Europa: il Manifesto per la Memoria del Cinema Digitale
E soprattutto, ci viene da chiedere, è un problema solo nostrano o anche altri paesi sono in questa situazione? La risposta da una parte ci rassicura, perché il problema sembra per lo più generalizzato, ma allo stesso tempo ci preoccupa. Pur con qualcosa che inizia a muoversi: "In Francia hanno fatto una legge lungimirante: se fai un film con il contributo dello Stato" ci ha spiegato Piero Costantini, "sei obbligato a destinare una quota minima del budget (circa 5-10 mila euro) per la conservazione per almeno 5-10 anni presso operatori certificati. Questo ha generato un'economia e una cultura della preservazione che vanno di pari passo." E anche altri paesi, come la Danimarca, stanno facendo passi importanti e interessanti.
Al di là di chi sia l'azienda o ente preposto alla conservazione, quello che serve definire è uno standard che permetta l'archiviazione delle opere non solo nel modo corretto, ma in un modo che segua un protocollo univoco e aggiornato costantemente e quindi recuperabile anche in futuro. Un ecosistema cloud, insomma, che è molto più performante di un'archiviazione locale, perché i file lì conservati possono più facilmente essere raggiunti e all'occorrenza adeguati a nuovi eventuali formati video per mantenerli sempre accessibili e fruibili. E tutto questo va definito in un Manifesto per la memoria del Cinema Digitale.
Trasformare i dati in valore: preservazione come investimento, non costo
E parlando di ecosistema cloud, è fondamentale mettere in piedi un servizio solido a livello europeo, per proteggere il nostro patrimonio culturale. "L'80% di tutti i nostri dati - bancari, sanitari, culturali - sono nelle mani di operatori americani" ha infatti avvertito Piero Costantini sollevando il tema della sovranità tecnologica, "non possiamo vivere sotto lo scacco di chi, per ragioni geopolitiche, potrebbe decidere domani di 'spegnere' un Paese europeo. È necessario un Cloud europeo per garantire il controllo sul nostro patrimonio."
Un controllo che diventa anche risorsa, perché un film sempre accessibile e protetto può più facilmente garantire una vendita e un ritorno economico per un tempo più lungo. Con questa solida idea in mente lavorano Piero Costantini con la sua azienda, che ha appena lanciato l'ultima evoluzione della sua piattaforma Mnemonica TRE con il suo modulo di memoria attiva Mnemonica Archive, così come le altre realtà che operano nel campo. "Siamo convinti che la preservazione sia un investimento: avere i dati immediatamente disponibili e sicuri permette di innestare nuovi modelli di business sui diritti che già si possiedono." E questo ha anche una importante ricaduta artistica: "Questo darà valore alle library e cambierà anche il modo di scrivere i film, puntando su opere che durino nel tempo."