Les regrets

2009, Drammatico

Valeria Bruni Tedeschi 'senza rimpianti' tra l'Italia e la Francia

Incontro con Valeria Bruni Tedeschi e Cédric Kahn, rispettivi attrice e regista del film 'Les Regrets', mélo sull'amore e sulla passione, sospeso tra azione e umorismo.

Il regista Cédric Kahn[PEOPLE], in concorso a Roma 2009, e l'attrice Valeria Bruni Tedeschi presentano il film Les Regrets, dramma d'amore e commedia sentimentale che unisce il thrilling dell'anima all'umorismo sottile. La storia complicata di Mathieu e Maya, ambientata in Francia, si regge sul vero squilibrio tra fantasia e realtà, una lotta che, dice il regista, appartiene alla quotidianità degli esseri umani. Kahn ci rivela che tra le sue fonti d'ispirazione per questa storia c'è stato [PEOPLE=personaggi/francois-truffaut_362]Francois Truffaut e che la sua filmografia è caratterizzata dal segno del movimento, da un dinamismo che anima i personaggi nell'azione prima ancora che nella parola. Anche Valeria Bruni Tedeschi ha dei punti di riferimento nella cinematografia a cui sembra aver attinto per interpretare il ruolo di una donna così sincera, che ha sentito affine alla sua sensibilità. Di seguito il piccolo viaggio tra i retroscena del film e le confessioni di due menti lucide e oneste.

Nel film c'è una grandissima suspense tanto che Les Regrets sembra quasi un film d'azione, complici anche il montaggio e la musica. Come ha unito le atmosfere thriller con quelle del romance signor Kahn?

Cédric Kahn: È stata una scelta iniziale quella di realizzare una storia di questo genere, per me c'era una suspense nella storia, intorno all'idea di sapere se questi due personaggi potevano amarsi nuovamente. Non sono due elementi separati che ho unito in maniera artificiale, ma un aspetto che fa parte della passione stessa nel racconto, che man mano che aumentava ha reso il film un giallo.

Les Regrets può essere definito un action movie sentimentale, com'è affrancato il cinema francese da uno psicologismo che rimane eppure è superato dal dinamismo del film?

Cédric Kahn: Non amo molto l'elaborazione psicologica di una storia, credo che sia un bene entrare nei personaggi attraverso l'azione, quello che lo frena e quello che lo muove. Tutti i miei film sono basati sui movimenti. E sugli impulsi. Ma spesso è la lotta tra l'impulso e la ragione che attiva i personaggi. Anche ne La noia c'era questa contrapposizione ed è questo che consente di avere un film action. È come se il gesto prevalesse nella parola perché nella vita spesso un gesto dice più di mille parole. Non so poi se il cinema francese si affranchi da questo punto di vista psicologico.

La colonna sonora calca alcune sequenze importanti del suo film. Il tema che più colpisce è "Sinnerman": questa canzone è connessa al racconto? C'è un motivo preciso per cui l'ha scelta?

Una scena del film Les Regrets, di Cédric Kahn
Cédric Kahn: Le musiche del film sono temi musicali molto vicini all'universo stesso del film: sono ripetitive, avvolgenti proprio come ognuno dei protagonisti, perseguitati dal passato e presi dai propri sentimenti. Io non penso che ogni film abbia bisogno i una musica in realtà, ma ho solo pensato a una musica che potesse accompagnare e corrispondere ai sentimenti dei miei personaggi.

Pensava a questi attori dall'inizio o sono arrivati dopo nel suo cast?

Cédric Kahn: Ho scritto il film pensando a Valeria. Yvan è arrivato molto dopo: ho cercato a lungo un partner per lei nel film perché la loro personalità doveva unirli e anche contrapporli. Erano necessarie le due cose al contempo, volevo anche che ci fosse qualcosa legato al passato... Gli attori hanno il testo scritto, ma in un film come questo, basato sulla psicologia e sui sentimenti, gli attori portano qualcosa di personale nel film e Valeria da questo punto di vista è stata fondamentale.

Pensa che la passione e l'amore siano idealizzate nel suo film?

Cédric Kahn: Questo è proprio l'interrogativo del film: l'ambiguità tra fantasia e realtà. Il personaggio di Valeria vive proprio questo passaggio anche rispetto al passato e ha una difficoltà a confrontarsi con la realtà. Il personaggio maschile invece va avanti anche se questa storia lo perseguita... Il desiderio è composto da tante cose diverse, ma è più forte della paura e fin tanto che le paure dominano il desiderio non si vive la vita che si vorrebbe condurre. I personaggi cinematografici hanno molte paure e hanno difficoltà a lasciare dietro di sé la loro infanzia.

Valeria Bruni Tedeschi: Il mio personaggio vive una battaglia tra paura e desiderio, però penso che delle volte la vita può decidersi anche su degli istanti. Può vincere l'uno o l'altro quasi per caso. La decisione delle volte è misteriosa, casuale e ho l'impressione che si possa andare da una parte o dall'altra su un filo.

Cédric Kahn: La storia di Mathieu e Maya è un paradosso, troppo potente e non si può accettare in una vita reale: è come una visione in tout plein. A me interessa che in ogni essere umano ci sia una parte di vissuto che si rivela e una più segreta, fatta appunto di "rimpianti". Non siamo solo apparenza ma anche le altre cose, quello che gli psicanalisti chiamano il rimosso. E a me piace che nel film emergano queste zone d'ombra.

Valeria Bruni Tedeschi: Per me Les regrets è un film che parla del mistero e dell'amore in sé e non si può dare una spiegazione a tutto, ma bisogna accettare il mistero.

Cédric Kahn: C'è una domanda molto ricorrente che riguarda la scena in cui i protagonisti decidono di partire insieme. Questa scena rimanda allo spazio e all'importanza della scelta nella vita. In ogni scelta c'è un abbandono che fa paura. Ma tutti nella vita abbiamo delle scelte da fare.

Come avete costruito il personaggio di Maya, che è così affascinante?

Una scena del film Les Regrets, diretto da Cédric Kahn e in concorso al Festival di Roma 2009
Valeria Bruni Tedeschi: Non ho avuto l'impressione di costruire un personaggio, piuttosto ho provato a essere me stessa e a raccontare questa storia nel modo più semplice e personale possibile. Io vivo in città, Maya in campagna, quindi c'erano delle differenze di mondi che poi abbiamo colmato anche con i costumi. Quando siamo andati sul set c'era una donna che viveva nella casa affittata per il film ed era vestita proprio come appare il mio personaggio in quella casa. Così siamo entrati in quel mondo in modo fine e sottile. Poi ho cercato di capite cosa avesse nella sua immaginazione il regista e in seguito mi sono confrontata con l'attore Yvan Attal.

C'è una scena che ama particolarmente di questo film signora Bruni Tedeschi?

Valeria Bruni Tedeschi: È difficile per un attore quando si vede sullo schermo amarsi, ma a me piace molto il film e poiché ci son non riesco ad aderire completamente. Della sceneggiatura mi piacevano tutte le scene, l'ho trovata molto attraente per un attore. Sicuramente mi hanno colpito l'ultima e la prima scena, le scene d'amore, quelle di litigio... la scena in macchina un po' improvvisata. Mi è piaciuto molto lavorare con Yvan e anche se il nostro è un film doloroso ci siamo divertiti.

Qual è per lei la cosa più determinante nella scelta dei suoi ruoli? Preferisce essere indirizzata dal regista o essere più libera nell'interpretazione?

Valeria Bruni Tedeschi: La cosa più importante per me nella scelta è il regista, poi posso anche recitare senza una sceneggiatura se il regista mi dà fiducia e quello che dice mi appassiona. Poi un regista può dirigermi o darmi libertà, ma se ha una visione del mondo originale e onesta può fare quello che vuole e a me va bene tutto.

Ha rivisto dei film in particolare per ispirarsi nel suo ruolo?

Valeria Bruni Tedeschi: No, non ho visto nessun film in particolare. Ma ricordavo La signora della porta accanto di Truffaut, Falling in love e I ponti di Madison County di Clint Eastwood. Meryl Streep è un'attrice che mi ispira molto e mi piace. Ma quei film li ho rivisti più con i miei ricordi e la mia ispirazione...

Ci sono delle affinità tra la donna che interpreta e Valeria Bruni Tedeschi? Come giudica il suo personaggio?

Valeria Bruni Tedeschi: Se non avessi delle affinità col personaggio non avrei potuto fare il film. Non l'ho tanta giudicata, ci sono personaggi che giudico di più anche in modo duro, ma lei mi sembrava preda di una guerra interiore. Quello che ho capito di lei, e in parte di me, è che aveva voglia di sentirsi viva e innamorata e dall'altra aveva paura di essere abbandonata. Questo conflitto dentro di lei mi sembra molto umano e mi commuove molto. La paura dell'abbandono è qualcosa su cui avevo voglia di lavorare.

Lei è regista e attrice, quanto l'una influenza l'altra nel suo lavoro?

Valeria Bruni Tedeschi: Quando c'è un regista come Cédric Kahn, con cui avevo voglia di lavorare da molto tempo, metto da parte il mio progetto personale e quando non ci sono proposte interessanti lavoro per me e questa specie di lusso, per un attore, mi permette di essere meno ansiosa e angosciata.

Attualmente in Francia vivono molte attrici italiane. È la vivacità francese ad attirarle secondo lei?

Valeria Bruni Tedeschi: Io vivo in Francia da trent'annni, a me piace lavorare molto in due paesi perché mi equilibra. Quando lavoro in Italia mi sento equilibrata, nel lavorare nella mia lingua. Il cinema francese, esattamente come quello italiano, è un cinema vivo.

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