Agata e la tempesta

2004, Commedia

Recensione Agata e la tempesta (2004)

Per il suo sesto lungometraggio, Silvio Soldini torna alla commedia, radunando in gran parte lo stesso cast di quel "Pane e tulipani" che, nel 2000, lo impose all'attenzione del pubblico internazionale.

Una tempesta collettiva

Per il suo sesto lungometraggio, Silvio Soldini torna alla commedia, radunando in gran parte lo stesso cast di quel Pane e tulipani che, nel 2000, lo impose all'attenzione del pubblico internazionale e ne fece uno degli autori più conosciuti (e stimati) dell'attuale panorama italiano. E' una commedia corale, quella di Soldini: a dispetto del titolo, la "tempesta" a cui assistiamo coinvolge non solo Agata, ma tutti i personaggi principali del film, contribuendo a sradicarli dai rispettivi microcosmi e preparandogliene un altro, in modo sorprendente e inaspettato. Lo "sguardo" che più di tutti sembra guidarci in questo sconvolgimento è in effetti quello della protagonista (una bravissima Licia Maglietta), ma non ci sono dubbi sul fatto che il terremoto sia più che mai collettivo.

Se ci si pensa, in effetti, le vite dei protagonisti sembrano proprio essere lì, sospese, in attesa di un qualche evento che le sconvolga: Agata vive da sola e gestisce una libreria, dopo essersi ribellata ai dettami familiari che le volevano imporre le orme del padre, e dopo aver avuto un passato travagliato di amori, rotture e una figlia ormai grande che l'ha abbandonata per andare all'estero; Gustavo ha una vita familiare difficile, fatta di silenzi e difficoltà taciute, e continua ad appoggiarsi alla sorella maggiore; Romeo si porta dietro il senso di colpa per aver provocato l'invalidità di sua moglie, ama quest'ultima ma non riesce ad impedirsi di tradirla; Maria, dipendente e amica della protagonista, è costretta a badare ad un padre irresponsabile ed alcolizzato, e non ha altri legami se non quello con l'amica. Tutte queste storie convergeranno nell'incredibile "rivelazione" che svelerà a Gustavo, di fatto, di non essere la persona che credeva di essere, e che di conseguenza avrà pesanti ripercussioni anche sulla vita di sua "sorella" Agata; la quale, nel frattempo, ha iniziato un'insolita storia d'amore con un uomo molto più giovane di lei, rapporto che avrà sviluppi imprevedibili.

Soldini parte da un legame familiare "svelato" per costruire una sorta di comunità che, paradossalmente, va oltre i legami familiari stessi: Romeo, infatti, è da subito colpito positivamente dalla forza e dall'energia di Agata (che in alcuni momenti è straripante e fa letteralmente esplodere le lampadine), e non esita a chiamarla "sorella", comportandosi di fatto come se il legame di sangue appena "sottratto" con Gustavo, fosse stato al contrario "esteso" a lui. L'idea comunitaria è anch'essa affine a quella che si era vista in Pane e tulipani: l'andamento da fiaba contemporanea di quest'ultimo è tuttavia stemperato qui in un tono surreale, ricco di momenti grotteschi ed eccessivi che comunque non escludono lo spessore e la credibilità dei personaggi e delle vicende trattate. Merito di una sceneggiatura che si muove perennemente in bilico tra la rappresentazione realistica e l'estremizzazione grottesca, mantenendo un notevole equilibrio e approfondendo adeguatamente le tante sottotrame del film. Il tono surreale della storia è inoltre accentuato da un uso abbastanza spinto dei colori, non solo nei toni accesi della fotografia, ma anche nelle decorazioni degli interni e nella scelta dei costumi: l'estetica del film si integra così benissimo con l'atmosfera che il regista ha voluto dare alla vicenda.

Ottime le prove di tutto il cast, sorretto da una direzione sicura da parte di Soldini: alla già citata Licia Maglietta, si affiancano i simpatici Giuseppe Battiston ed Emilio Solfrizzi, mentre Claudio Santamaria, Marina Massironi e Giselda Volodi offrono ritratti convincenti in ruoli comunque importanti per l'economia della storia.

Un bell'esempio di cinema italiano di ampio respiro, insomma, cinema di idee e di contenuti, che "guarda" alle platee internazioni senza rinunciare alla propria specificità culturale: una conferma importante per un autore che si è già ritagliato un posto di tutto rispetto in un panorama attualmente non esaltante, ma in definitiva ancora "vivo" e non esente da importanti stimoli.

Recensione Agata e la tempesta (2004)
Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
Privacy Policy