In amore c'è posto per tutti

2003, Commedia

Recensione In amore c'è posto per tutti (2003)

Il film diverte già dai primissimi minuti, mettendo in scena subito questa strana coppia che, fin dalla grottesca sequenza del tentativo di suicidio di Louis, si trova coinvolta in una sequela di situazioni irresistibilmente burlesche e perfino fantozziane.

Francesco Lomuscio

Una strana coppia di francesi

Maître in un ristorante di Parigi, Antoine si ritrova una sera, mentre torna dal lavoro, coinvolto in una situazione che cambierà il corso della sua vita: salva infatti da un tentativo di suicidio lo sconosciuto Louis, deluso per essere stato lasciato da Blanche, donna della sua vita. Ma Louis è tutt'altro che grato nei confronti di Antoine, così quest'ultimo, deciso a riparare in qualche modo, oltre a cercare di farlo reinserire nel mondo del lavoro, si mette sulle tracce di Blanche, ma scopre che quest'ultima è già impegnata in una nuova relazione.

Il sempre ottimo Daniel Auteuil, che abbiamo avuto modo di apprezzare, tra l'altro, in L'apparenza inganna, affiancato da un eccezionale Josè Garcia (Love bites - Il morso dell'alba) e da una deliziosa Sandrine Kiberlain (L'appartamento), interpreta il nuovo lungometraggio di Pierre Salvadori, storia di un'amicizia nascente costruita su problemi e princìpi che ironizza intelligentemente sull'imprevedibilità dei sentimenti, oltre a tirare curiosamente in ballo la misteriosa "ferita narcisistica" (!).
Del suo film, il regista ha dichiarato: "Avevo voglia di fare un film leggero, con dei personaggi sopraffatti dagli avvenimenti, dalle loro emozioni, dei personaggi pieni di contraddizioni e quindi, alla fine, abbastanza coerenti. Perché la commedia si presta a questo, la sua stessa essenza è un caos ben organizzato, propone una riflessione disordinata, complessa o tormentata, ma nondimeno ironica e abbastanza realistica dei nostri stati d'animo e delle nostre vite, a volte felici e a volte profondamente disperate. E' un modo di vedere le cose e di riproporle attraverso recitazione e messa in scena. Fare un film significa avere un punto di vista su una storia, farne una commedia significa prendere una posizione. Una posizione gioiosa, ironica. La commedia è piena di vitalità, aiuta a vivere meglio. Del resto è questo il tema del film. Come fare a vivere meglio? Inoltre, da un punto di vista puramente stilistico, il gioco di recitazione e messa in scena sono molto stimolanti. Il movimento, l'ellisse, il ritmo. I campi/controcampi che permettono di ristrutturare, e dare un nuovo ritmo al film durante il montaggio, e che mi appassionano molto più delle prodezze della sequenza pura e semplice. Un dialogo in campi/controcampi ben montati, è una riscrittura confermata di due singole sequenze, dove si controllano due cose essenziali per la commedia: l'azione e la reazione".

Ed effettivamente, In amore c'è posto per tutti, caratterizzato da una bella colonna sonora che privilegia il reggae, diverte già dai primissimi minuti, mettendo in scena subito questa strana coppia che, fin dalla grottesca sequenza del tentativo di suicidio di Louis, si trova coinvolta in una sequela di situazioni irresistibilmente burlesche e perfino fantozziane, basate per lo più sugli equivoci, ma non prive di sfumature tenere ed aggressive.
Il tutto assemblato con un grande senso del ritmo e della risata, tanto che periodicamente il non eccelso script di Benoît Graffin e dello stesso Salvadori si concede qualche piccolo, perdonabile rifiuto della logica narrativa, ma conduce ad un finale meno scontato del previsto che ci invita a riflettere su come una piccola casualità può cambiare il percorso del destino.

Recensione In amore c'è posto per tutti (2003)
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