Pranzo di Ferragosto

2008, Commedia

Recensione Pranzo di Ferragosto (2008)

Pranzo di Ferragosto è un minuscolo gioiello di comicità, un revival a tinte forti che celebra la grande commedia all'italiana e che pone con grande onestà e senza pietismi uno guardo intelligente, schietto e pieno di tenerezza sulla vecchiaia.

Un Ferragosto da ricordare

Risate, tante e dirompenti. Finalmente un film italiano che mette tutti d'accordo qui alla 65ª Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia. E' Pranzo di Ferragosto, l'esordio alla regia dello sceneggiatore trasteverino Gianni Di Gregorio accolto dalle ovazioni e dagli scroscianti applausi degli spettatori della 23ª Settimana della Critica.
Per anni sceneggiatore dei film di Felice Farina e Marco Colli, Di Gregorio nel 2000 incontra Matteo Garrone (produttore di questa sua opera prima) e inizia con lui una collaborazione che lo vedrà aiuto regista in Estate Romana, L'Imbalsamatore e Primo Amore ma anche e soprattutto co-sceneggiatore di Gomorra. Fu proprio nell'estate del 2000 che Di Gregorio ricevette una strana proposta, poi rifiutata, dal suo amministratore di condominio, e fu così che nacque l'idea di realizzare questo film.

Figlio unico di madre vedova, Gianni è un uomo di mezz'età che con la scusa di non poter lasciare sola la sua anziana mamma non ha mai spiccato il volo. Alla sua età vive ancora con lei nella vecchia casa di famiglia nel centro di Roma e passa le sue giornate tra le faccende domestiche e qualche bicchiere di vino all'osteria insieme al suo amico Vichingo. Totalmente assorbito dal rapporto con lei, ex-nobildonna dallo sguardo fiero e dalla lingua biforcuta, Gianni si ritrova a passare l'ennesima torrida estate romana in casa. Ma proprio il giorno prima di Ferragosto ecco lo scossone che non ti aspetti: l'amministratore del condominio con le sue scartoffie bussa alla porta rivendicando il pagamento delle spese condominiali accumulate per anni. E' disposto ad abbonargliele e a rimettercele di tasca sua se in cambio Gianni si occuperà per un paio di giorni della sua anziana mamma. A tradimento però l'uomo si presenta non solo con mamma Marina ma anche con zia Maria... Incredulo ma rassegnato Gianni si prodiga per sistemare le due signore nel migliore dei modi senza recare troppo disturbo alla mamma, in fin dei conti due giorni passano in fretta. Sentendosi poco bene sia per il caldo che per lo stress Gianni telefona ad un amico medico che lo visita e che, implacabile, gli lascia la sua vecchia mamma perché è di turno in ospedale...

Ambientato nel centro di Roma, scritto diretto e anche interpretato da Gianni Di Gregorio insieme a quattro arzille vecchiette dalla battuta sempre pronta, Pranzo di Ferragosto è un minuscolo gioiello di comicità, un revival a tinte forti che celebra la grande commedia all'italiana e che pone con grande onestà e senza pietismi uno sguardo intelligente, schietto e pieno di tenerezza sulla vecchiaia, sui suoi capricci, sul suo estremo cinismo e sulla sua autentica bellezza.
Forte della sua esperienza personale di figlio devoto di una madre autoritaria e di grande personalità, Di Gregorio ha vissuto per anni a stretto contatto con il mondo degli anziani, a tu per tu con la loro vitalità e con la loro solitudine ricavandone un ritratto commovente e vero in tempi in cui il mondo scorre frenetico e distratto e in cui non c'è posto né tempo per la memoria, per ricordare, per ascoltare, per conoscere la vecchiaia e riuscire a non temerla.

Interpretato da quattro splendide e talentuose signore dalle eccentriche personalità, qui incredibilmente alla loro prima volta davanti alla macchina da presa, Pranzo di Ferragosto è cinema vero, un piccolo grande film di 75 minuti senza attori famosi e senza fronzoli, con tanta voglia di far ridere, riflettere ed emozionare semplicemente raccontando la vita. Il nome di Garrone era una garanzia: la Settimana della Critica, per noi, ha già un vincitore.

Recensione Pranzo di Ferragosto (2008)
Luciana Morelli
Redattore
4.0 4.0
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