Il gigante di ferro

1999, Animazione

Recensione Il gigante di ferro (1999)

Ne 'Il gigante di ferro', che è una sognante favola per ragazzi in grado di far divertire e commuovere, sono già visibili i semi della produzione successiva di Brad Bird ed è tangibile il suo approccio al cinema d'animazione.

Un'amicizia di ferro

Quando nel 1999 Brad Bird ha diretto Il gigante di ferro, non era che un giovane andato via dalla Disney e rifugiato nel campo dell'animazione televisiva, da I Simpsons a King of the Hill, ma il suo approccio al cartone animato come forma d'arte era già chiaro: Bird, infatti, non riesce a considerare l'animazione un genere cinematografico, ma un mezzo con cui è possibile raccontare qualunque tipo di storia.
Per il suo primo lungometraggio da regista, prodotto dalla Warner Bros. Feature Animation, Bird ha scelto di mettere in scena una storia per ragazzi del 1968 di Ted Hughes che racconta del ritrovamento da parte del piccolo Hogarth Hughes di un uomo di ferro sullo sfondo di un'America in piena Guerra Fredda.
Il piccolo protagonista della storia si avventura nel bosco seguendo le tracce lasciate da un oggetto misterioso precipitato dal cielo e, raggiunta la centrale elettrica della città, trova il robot vittima di scosse e lo salva. Questo dà il via ad un'intensa amicizia con l'essere, che, vittima di amnesia, diventa come un compagno di giochi per il ragazzo, che lo nasconde con l'aiuto dell'amico Dean, artista dei rottami e proprietario di uno scasso dove il robot può trovare tutto il metallo di cui ha bisogno per il suo sostentamento, oltre che rifugio dall'agente federale che è sulle sue tracce.
Ma il Gigante è di base un'arma e la sua potenziale pericolosità verrà fuori alla lunga, scatenando reazioni violente contro di lui.

Sono già visibili ne Il gigante di ferro i semi della produzione successiva di Bird ed è tangibile il suo approccio al mezzo: il film è una sognante favola per ragazzi, in grado di far divertire e commuovere, e resa vibrante da personaggi ben scritti ed un'ambientazione vivida. Sono molti i riferimenti alla società americana del periodo, sia per quanto riguarda elementi puramente ambientali (canzoni, trasmissioni televisive, fumetti), che contribuiscono a rendere viva la storia, sia per l'atteggiamento di diffidenza nei confronti dell'esterno che caratterizzava l'era di McCarthy.
E' solida e sicura la regia di Bird, nonostante la relativa inesperienza, ed è chiara l'assoluta padronanza dell'autore non solo del mezzo espressivo che sta usando, ma della tecnica cinematografica nel suo insieme, che al mezzo viene adattata con decisione. E' già visibile la cura per i dettagli, ma anche la capacità di integrare tono e situazioni tipiche da cartoon in un impianto maturo, dando l'impressione di rivolgersi al proprio pubblico primario, i ragazzi, con complicità e non con condiscendenza, catturandone lo spirito e quindi l'attezione e dando l'impressione di essere un ragazzo che racconta a dei coetanei per l'approccio, il tono ed il ritmo della sua narrazione. Anche l'enunciazione della morale della storia ed il messaggio pacifista che incarna sono espressi senza invadenza ed appaiono naturalmente integrati nello spettacolo a cui stiamo assistendo.
Anche dal punto di vista tecnico il film non ha nulla da invidiare ai più blasonati rivali disneyani, sfoggiando una cura notevole sia nel character design che nell'animazione, nella colorazione e, come dicevamo, nei dettagli.
Spiccano nel cast di doppiatori originali Harry Connick Jr. e Jennifer Aniston, oltre ad un giovane Vin Diesel.

Purtroppo il film non ha avuto al botteghino il successo che avrebbe meritato, forse anche a causa della scarsa promozione fatta dalla sezione della Warner che l'ha prodotto, ma ha ottenuto da subito un ottimo riscontro da parte della critica e si è guadagnato poco a poco lo status di piccolo cult per gli appassinati dell'animazione.
Ma l'aspetto più importante in prospettiva futura è che il lavoro di Bird su Il gigante di ferro è stato notato dal suo vecchio amico John Lasseter della Pixar, e quello che ne è seguito (Gli Incredibili, vincitore dell'Oscar per il miglior film d'animazione e candidato per la sceneggiatura, ed il recente Ratatouille) è storia nota.

Recensione Il gigante di ferro (1999)
Antonio Cuomo
Redattore
4.0 4.0
Privacy Policy