Te lo leggo negli occhi

2004, Drammatico

Recensione Te lo leggo negli occhi (2004)

Se al tema non particolarmente avvincente aggiungiamo un finale musical-zuccheroso e uno stile noioso che per un'opera prima appare davvero troppo piatto e convenzionale più che rigido e asciutto, ecco che capiremo la selva di fischi che ha coperto la prima proiezione a Venezia.

Tre generazioni in rosa

Difficile capire come la Sacher di Nanni Moretti abbia potuto pensare di produrre questo film. E' questo l'unico grande interrogativo che lascia la pellicola della napoletana Valia Santella, alla sua opera prima dopo un documentario per "I diari della Sacher". E questo la dice lunga sull'impatto del film.

Te lo leggo negli occhi (il titolo è tratto dalla canzone che chiude il film) racconta, o meglio pretende di raccontare le vicende di donne di tre generazioni (nonna, madre e figlia), che fra Roma e Napoli cercano di trovare un nesso nei loro difficili rapporti. Margherita (una Stefania Sandrelli che a ogni nuova esibizione appare sempre meno convincente) è una vulcanica cantante ormai sul viale del tramonto dopo un'operazione alle corde vocali, alle prese con una crisi personale e sentimentale oltre che professionale. La figlia Chiara (Teresa Saponangelo) vive a Roma e fa la logopedista, dopo aver lasciato da giovane i genitori a causa appunto dei difficili rapporti con loro. Chiara, separata dal marito che intanto aspetta un figlio dalla nuova compagna, ha già una figlia, Lucia, alle prese con problemi di asma.

In mezzo a questo guazzabuglio di conflitti familiari e generazionali, è proprio la bambina la più solare e il mezzo con cui Margherita vorrebbe forse riallacciare I rapporti con Chiara, dimostrando di poter dare alla piccola quello che non ha saputo dare a lei. Solo che la sua esuberanza la porterà in pratica a un quasi rapimento di Lucia, con conseguente eruzione nei rapporti con gli altri familiari.

Se al tema non particolarmente avvincente aggiungiamo un finale musical-zuccheroso e uno stile noioso che per un'opera prima appare davvero troppo piatto e convenzionale più che rigido e asciutto, ecco che capiremo la selva di fischi che ha coperto la prima proiezione a Venezia.

Recensione Te lo leggo negli occhi (2004)
Antonello Rodio
Redattore
2.0 2.0
Privacy Policy