Toilet, la recensione: Se restare fermo ti fa scegliere la strada giusta

La recensione di Toilet, il film scritto, diretto e interpretato da Gabriele Pignotta, al cinema dal 16 luglio, in cui l'attore è sempre solo in scena, in un singolare one man show, in cui un uomo, rimasto chiuso in un bagno pubblico, vede scorrere tutta la sua vita davanti.

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Toilet: Gabriele Pignotta in una scena della commedia

Non è vi è mai capitato, entrando in un bagno pubblico, e chiudendovi la porta alle spalle, di chiedervi: e se non si dovesse aprire? È un incubo a occhi aperti a cui tutti, almeno una volta, abbiamo pensato. Ed è quello che accade al protagonista del film che vi raccontiamo nella recensione di Toilet, scritto, diretto e interpretato da Gabriele Pignotta, tratto dall'omonima commedia teatrale di successo, in uscita al cinema dal 16 luglio, giorno dal quale Pignotta porterà il film in tour nelle arene, accompagnandolo con una sua performance dal vivo. Toilet è un film in cui Gabriele Pignotta è sempre solo in scena, un one man show claustrofobico e coinvolgente, in cui si ride e si sta in ansia. Un modo interessante di raccontare una storia.

Non chiudete quella porta

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Toilet: Gabriele Pignotta in una sequenza del film

Roma, esterno giorno. Sono le sei del mattino quando Flavio Bretagna (Gabriele Pignotta) parte per tempo per l'appuntamento di lavoro più importante della sua vita. È diretto verso l'Aquila, all'Hotel Il Nido dell'Aquila, in cui incontrerà il dottor Protti, per firmare un contratto che risolverebbe molti problemi alla sua azienda. Mentre è in macchina, è continuamente al telefono: i clienti, i venditori, il socio, la segretaria e l'ex-moglie, che gli ricorda il compleanno di sua figlia Sofia, il giorno dopo, al quale non potrà mancare. Flavio, preso da mille pensieri, non si accorge di aver sbagliato strada e si ferma in una piccola area di servizio. Va in bagno, ma quando prova a uscire si accorge che la porta è bloccata. Si accorge anche che l'area di servizio è abbandonata. E non c'è nessuno che può sentirlo chiedere aiuto. È bloccato, fermo, mentre intorno a lui tutto il mondo va di corsa.

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Rimanere fermo, una nemesi

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Toilet: Gabriele Pignotta in un momento del film

Rimanere fermo. È una sorta di nemesi per Flavio, uno che va sempre di corsa. Con il corpo, mentre guida per spostarsi per concludere gli affari, e con la mente, con quel cellulare, con cui si sposta idealmente da un posto all'altro, provando a far convivere lavoro e vita privata, passato, presente e futuro, dovere e piacere. Rimanere fermi, magari anche con il telefono scarico, sarebbe una nemesi per tutti noi. Ed è per questo che, pur in una situazione limite, pur con le esasperazioni del caso che servono ad un film, Toilet è un film che parla a tutti noi. Come spesso accade, essere costretti a stare fermi impone un momento di riflessione, un punto della situazione, un bilancio. Ed è quello che accade a Flavio, che sarà portato a riconsiderare le priorità della sua vita, le scelte che ha fatto fino a quel momento, la strada - in senso figurato ma anche letterale - da prendere.

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Toilet: Gabriele Pignotta in un'immagine

Un film figlio di Locke

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Toilet: Gabriele Pignotta in una scena

Era quello che accadeva a Tom Hardy in Locke, mentre, chiuso in una macchina durante un viaggio verso casa, si trovava ad assistere al mondo che crollava intorno a lui tramite le voci che ascoltava dal suo telefonino. Ed è soprattutto di un film come Locke (come un altro film italiano che abbiamo visto di recente, Con chi viaggi), che Toilet è figlio. C'è una toilette al posto dell'auto, c'è Gabriele Pignotta al posto di Tom Hardy (siamo sicuri che l'interessato, con l'ironia che lo contraddistingue, giocherebbe divertito su questa cosa), ci sono ovviamente toni diversi, perché Locke è un film drammatico e Toilet un dramedy, che è un modo per dire che è una storia tragicomica. Ma, al di là di ambizioni, taglio e riuscita, entrambi i film riescono a cogliere un momento della vita in cui un uomo si trova all'angolo, dove non può più scappare, ed è costretto a fare i conti con se stesso.

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Gabriele Pignotta, bravo a cambiare registro

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Toilet: Gabriele Pignotta in una scena del film

I rimandi poi possono essere tanti. Pensiamo a In linea con l'assassino e Buried - Sepolto, con Colin Farrell e Ryan Reynolds chiusi in una cabina telefonica o in una bara, mentre il telefono come centro narrativo arriva addirittura da Il terrore corre sul filo, noir anni Quaranta di Anatole Litvak. Ma l'idea di Pignotta, ovviamente nelle sue corde, è di farne una commedia amara, un film dove si ride a denti stretti, si riflette, ci si commuove. Se è vero che il film soffre, a momenti, di una certa ripetitività che è sempre in agguato in strutture narrative di questo tipo, Pignotta è bravo a cambiare registro. Fa vivere il film di tormentoni (la signora Marini, influencer degli elettrodomestici), di duetti vocali interessanti (quello con il maresciallo dei carabinieri, che ha la voce di Francesco Pannofino, mentre altri personaggi, sempre fuori campo, hanno le voci di Lillo e Vanessa Incontrada). Crea dei momenti di commozione (la telefonata con la piccola Sofia), e momenti di risate vere (la linea hot a pagamento).

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Toilet: Gabriele Pignotta in una foto del film

Quelle scritte sui muri dei bagni

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Toilet: Gabriele Pignotta in una foto

Gabriele Pignotta è bravo. Ha uno sguardo intenso, voce, presenza scenica, un'ottima espressività, come testimoniano i primi piani. Non è facile tenere la scena per un'ora e mezza, e non è facile farlo cambiando registri, e comunicando tensione, apprensione, tenerezza e divertimento. Toilet è un film che un senso vedere al cinema, nelle arene estive, dove Pignotta accompagnerà il film con una performance dal vivo, che in qualche modo introduce e continua il film. è una cosa curiosa: come se il personaggio entrasse ed uscisse dallo schermo, un'esperienza un po' tra palco e realtà, un po' pirandelliana. Un'esperienza a cui dare una chance. E poi, se vi siete mai chiesti se quelle scritte sui muri dei bagni hanno un senso, avrete una risposta...

Conclusioni

Nella recensione di Toilet vi abbiamo parlato di un film in cui Gabriele Pignotta è sempre solo in scena, un one man show claustrofobico e coinvolgente, in cui si ride e si sta in ansia. Un modo interessante di raccontare una storia.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • La scelta di ambientare un film in un unico luogo, un bagno pubblico.
  • La performance di Gabriele Pignotta, in scena da solo per 90 minuti.
  • Il modo in cui, attraverso le voci al telefono, si racconta una storia ansiogena e commovente.

Cosa non va

  • Il film, per la sua natura, soffre a tratti di alcune situazioni ripetitive, anche se spesso sono volute.