Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie

2001, Fantascienza

Recensione Planet of the Apes - Il pianeta delle scimmie (2001)

Da diversi anni, a Hollywood, vanno di moda i remake. Vuoi per sfruttare un soggetto che col film originale ha avuto scarso successo, vuoi per sfruttare la fama di grandi film del passato.

Vincenzo Mele

Tim Burton tra le scimmie

L'astronauta Leo Davidson (Mark Wahlberg), in seguito a un incidente, atterra su un pianeta popolato da strane scimmie intelligenti che tengono in schiavitù gli uomini. Subito viene fatto prigioniero dall'esercito del luogo capitanato dal generale Thade (Tim Roth), una scimmia dal forte carattere nazionalista che vuole annientare la razza umana. Ari (Helena Bonham Carter), figlia di un importante membro del senato delle scimmie e da sempre in lotta per il riconoscimento dei diritti degli esseri umani, aiuterà Davidson a scappare. Lo scontro tra le due razze sarà inevitabile.

Da diversi anni, a Hollywood, vanno di moda i remake. Vuoi per sfruttare un soggetto che col film originale ha avuto scarso successo, vuoi per sfruttare la fama di grandi film del passato. Questo nuovo Planet Of The Apes - Il pianeta delle scimmie, rifacimento del mitico film del '68, è in realtà un remake anomalo: più che una versione moderna del vecchio film con Charlton Heston (che qui appare in un breve ma intenso cameo), è infatti un aggiornamento della mitologia della serie, una rilettura nuova dei suoi concetti di base.

Spesso hanno accusato Tim Burton di essere solo un regista visuale, attento esclusivamente all'aspetto scenografico delle sue opere a scapito della struttura narrativa. In realtà il regista californiano è fautore di un cinema sempre coerente con le sue tematiche predilette (la diversità, il lato oscuro di ciascuno di noi, lo scontro tra due caratteri simili-diversi) e sempre immediatamente riconoscibile col suo stile venato da un elegante humour nero e da un tono di epicità presente in ogni suo film. Tali caratteristiche sono presenti anche in questa sua ultima pellicola, sebbene sia per forza di cose anche la meno burtoniana, dato che il film nasce da uno sviluppo produttivo su commissione.

Eppure, come già detto, Tim Burton c'è e si vede: si vede nella messa in scena di gusto elegante e gotico che lo rende inconfondibile; nella rappresentazione volutamente stilizzata dei buoni e approfondita dei cattivi (strepitosa, a questo proposito, l'interpretazione di Tim Roth).

Il film, più fedele al romanzo di Pierre Boulle che ispira la saga, ribalta più di una volta la dinamica rispetto al primo film dei fine anni sessanta, specialmente nel finale a sorpesa spiazzante e cinicamente ironico. Doveroso sottolineare, poi, il magistrale make-up che trasforma attori come Helena Bonham Carter e il già citato Tim Roth in scimmie, ad opera del grande Rick Baker che ci ha da anni abituato a questo tasso di qualità. Non mancano nemmeno le note del compositore-feticcio di Burton, quel Danny Elfman che stavolta sembra, però, leggermente sottotono.

Riportare un cult come Il Pianeta delle Scimmie sullo schermo, ad un pubblico ormai abituato a tutto, non era impresa da poco. Tim Burton ci è riuscito accostandosi ad esso con umiltà e passione, cambiando quel tanto che basta a non farne né un remake né un sequel, bensì una versione stilisticamente diversa e personale di un classico del cinema.

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