Si alza il vento: il sogno “splendido e maledetto” di Hayao Miyazaki

Diretto da Hayao Miyazaki nel 2013 e riproposto ora al cinema, Si alza il vento, opera sospesa tra biografia e sogno, resta uno dei film più originali e toccanti del regista.

Si alza il vento: il sogno “splendido e maledetto” di Hayao Miyazaki

"Non ne è tornato neanche uno." "Andati in guerra e ritorno non c'è. Gli aeroplani sono un sogno splendido ma maledetto: il cielo azzurro finisce per inghiottirli tutti."

Può sembrare un paradosso che, nel film in assoluto più realistico nella produzione di Hayao Miyazaki, l'elemento del sogno rappresenti il nucleo centrale del racconto, nonché il tema ricorrente nelle conversazioni fra il protagonista, Jiro Horikoshi, e il suo nume tutelare, l'ingegnere aeronautico Giovanni Battista Caproni. Del resto, i sogni di Jiro costituiscono la sua ineludibile ragion d'essere, l'obiettivo a cui consacrare un'intera esistenza; ed è una sequenza onirica ad aprire Si alza il vento, con le immagini del piccolo Jiro che si libra in volo, a bordo di un veicolo con ali simili a quelle di un uccello, fin quando non si imbatte negli spaventosi missili scuri sganciati da un dirigibile e pronti ad avventarsi contro di lui. La dicotomia fra sogno e incubo scandisce dunque fin dal principio la penultima pellicola di Hayao Miyazaki, portata in concorso alla Mostra di Venezia 2013 e annunciata come l'addio al cinema del maestro dell'animazione giapponese, all'epoca settantaduenne.

Il sogno maledetto di Jiro Horikoshi

The Wind Rises
Si alza il vento: un'immagine del film

Un addio suggellato, un anno dopo, dall'assegnazione a Miyazaki dell'Oscar alla carriera, ma a cui avrebbe poi fatto seguito un nuovo lavoro, realizzato a un decennio di distanza: l'imminente e attesissimo The Boy and the Heron, opus numero dodici del fondatore del leggendario Studio Ghibli. Dieci anni prima, invece, Si alza il vento si attestava come una sorta di unicum nella filmografia del cineasta di Tokyo: ispirato alla vicenda biografica di Jiro Horikoshi, progettista dei caccia dell'aviazione giapponese durante il secondo conflitto mondiale, è un titolo che segna una netta cesura rispetto a quell'immaginario fantasy e fiabesco di cui Hayao Miyazaki è da sempre uno dei massimi alfieri (perfino quando, come nel caso di Porco Rosso, si era già impegnato a narrare il periodo compreso fra le due guerre mondiali). Ciò nonostante, Si alza il vento può essere considerato comunque una summa dell'opera di Miyazaki, nonché uno dei suoi film più personali e, di conseguenza, più commoventi.

Gli 80 anni di Hayao Miyazaki: cosa abbiamo imparato dal suo cinema

Windrises
Si alza il vento: un'immagine del film

Nella vicenda di Jiro Horikoshi, la cui miopia gli preclude la professione di pilota, ma che si abbandonerà allo "splendido sogno" di disegnare aerei, non a caso sono stati individuati numerosi parallelismi con l'itinerario dello stesso Miyazaki: figlio di un impresario di una fabbrica di aerei e appassionato di aviazione fin da bambino, ma accomunato a Jiro anche per la dedizione meticolosa all'atto creativo e per il perfezionismo ossessivo del suo mestiere di artista. E il connubio fra tecnica e arte, fra la precisione geometrica della scienza e l'incanto poetico della bellezza, è l'anelito di Jiro, che nei sogni dialoga con l'italiano Caproni, il mentore disposto a indicargli la strada ("Il buongusto anticipa le epoche, dopodiché la tecnologia arriva a seguire"), ma pure ad ammonirlo in merito alla sorte delle sue creazioni: "Quello di volersi librare nel cielo è il sogno dell'umanità, ma è anche un sogno maledetto. Gli aeroplani portano il peso del destino di divenire strumenti di massacro e distruzione".

Fra cielo e terra, tentando di vivere

The Wind Rises Film
Si alza il vento: un'immagine del film

Nelle pellicole di Hayao Miyazaki, il cielo è visto spesso come il regno della libertà e della fantasia, verso il quale i personaggi spiccano il volo per allontanarsi dalle contraddizioni e dalle sofferenze della terra. In Si alza il vento, l'emblema di questa contrapposizione è affidato alla spaventosa messa in scena del terremoto di Kanto del 1923, con il suolo scosso da onde apocalittiche: una devastante potenza tellurica, impressa nella coscienza collettiva del Giappone, che fa da contrappeso alla lievità degli intermezzi onirici e all'aggraziata dolcezza con cui Miyazaki dipinge il rapporto fra Jiro e Nahoko Satomi, una ragazza conosciuta per caso sul treno proprio il giorno del disastro sismico. Jiro e Nahoka si ritroveranno, un decennio più tardi, fra le montagne di Karuizawa, in un idillio bucolico che funge da cornice a un amore letteralmente 'portato' dal vento: alla folata che aveva sollevato il cappello di Juro in treno farà seguito infatti quella che trascinerà l'ombrello di Nahoka verso Jiro.

Principessa Mononoke: torna in sala quel monito non ascoltato di Hayao Miyazaki

Si Alza Il Vento
Si alza il vento: un'immagine del film

E tuttavia, la storia della quieta passione fra i due giovani è venata da una sommessa inquietudine, quasi un riverbero delle angosce di Juro: la consapevolezza della natura effimera delle cose. La precarietà della salute di Nahoka viene così a legarsi al dolore provato da Jiro per la corruzione della bellezza, ovvero la parabola autodistruttiva delle sue creazioni migliori: gli aerei da caccia Zero spiccheranno il volo appesantiti dalle mitragliatrici (che Jiro avrebbe voluto eliminare per rendere i velivoli più leggiadri ed eleganti), per poi finire inghiottiti dagli orrori della guerra. E sebbene tale incubo sia mantenuto fuori campo, al pari di un'oscenità nel senso etimologico del termine, nel malinconico epilogo, con Jiro e Caproni al cospetto di un paese in fiamme (e dei rottami anneriti degli aerei), si rinnova tutta la portata umanista del cinema di Miyazaki: l'invito ad abbracciare ogni aspetto dell'esistenza, senza abdicare alla propria vocazione e senza rinunciare a dar forma ai propri sogni. Come ci ricordano a più riprese i protagonisti, mediante il verso di Paul Valéry: "Si alza il vento... bisogna tentare di vivere!".