Star Wars ep. III - La vendetta dei Sith

2005, Fantascienza

Recensione Star Wars ep. III - La vendetta dei Sith (2005)

Film evento della stagione e del 58° Festival di Cannes, questo Star Wars Ep. III mostra diversi difetti di sceneggiatura e regia, ma, facendo leva su temi e personaggi cari agli appassionati, riesce ad appassionare e non deludere.

Ritorno alle origini

Film evento della stagione e del 58° Festival di Cannes, Star Wars ep. III - La vendetta dei Sith, sesto film dedicato alla saga cominciata nel 1977 con Guerre stellari ma terzo capitolo in ordine cronologico-narrativo, sta per invadere i cinema di tutto il mondo e regalare ai milioni di fan sparsi per il globo (sia quelli che seguono la saga da quasi trent'anni che a coloro che hanno scoperto questo vasto mondo solo con la nuova trilogia) un ultimo viaggio in una galassia lontana lontana.
Il film di George Lucas, qui ancora una volta nelle vesti di regista/sceneggiatore/produttore esecutivo, è programmaticamente una testa di ponte tra il termine della saga prequel e l'inizio di quella originale; tutto ciò che succede in questo terzo capitolo non è altro che un ampliamento di quello che tutti i conoscitori già ben sapevano e aspettavano: il regista sotto questo aspetto è bravissimo nel mantenere (quasi) tutte le promesse fatte nel corso di questi decenni riuscendo a creare un legame strettissimo tra tutti e sei film, tanto da dare una nuova luce all'intera saga, non più solo una splendida avventura, quasi epico-tolkieniana, in cui si combattono il Bene e Male, ma un viaggio attraverso i mutamenti di un unico personaggio, l'Anakin Skywalker/Darth Vader, le cui azioni più volte determineranno il destino di un'intera galassia.

E se già conosciamo non solo la scoperta dei suoi poteri e il suo essere il prescelto secondo una vecchia profezia ma anche il riscatto di quest'uomo, ormai macchina, ed il suo ritorno come Jedi nel sesto episodio della saga, non ci rimane che vedere il passaggio intermedio, il suo passare al "lato oscuro della Forza", il suo essere Sith, incontrastato portatore di morte e distruzione. Non c'è dubbio che le premesse dietro a quest'ultimo capitolo siano di gran lunga più affascinanti dei precedenti due: l'atmosfera dark, il senso di male incombente, nonché un maggiore avvicinamento ai temi e i personaggi che hanno reso la saga celebre oltre ogni aspettativa, sono infatti gli aspetti più riusciti di questo terzo capitolo, aspetti che trovano la loro massima espressione nella seconda metà della pellicola quando le varie sottotrame sono ormai già svolte e la sceneggiatura di Lucas può concentrarsi esclusivamente su personaggi e avvenimenti già noti. Questo perché, come già per Star Wars ep. I - La minaccia fantasma e Star Wars ep. II - L'attacco dei cloni, Lucas dimostra di essere un abilissimo venditore di sé stesso (come d'altronde già sapevamo dalle centinaia di milioni di dollari incassati in merchandising, videogiochi, fumetti e quanto altro) e di riuscire ancora oggi a sfruttare al meglio idee ormai "vecchie" di trent'anni, mentre fallisce nel creare nuovi personaggi che abbiano lo stesso fascino o interesse per il pubblico: il tanto chiacchierato Generale Grievous, per esempio, non è niente altro che una macchietta che non incute né timore né simpatia, ma che finisce solo col ricordare, come tutta la parte sui droidi, i momenti peggiori de La minaccia fantasma.

E se il Lucas/sceneggiatore mostra diversi affanni, il Lucas/regista non ne esce poi tanto meglio visto che, come già detto, tutta la prima parte sembra avere troppo da dire e non prendere mai una direzione ben precisa, finendo così con il mostrare decine di scene in pochi minuti la cui profondità è ovviamente proporzionale alla durata su schermo. La stessa impressione l'avevamo avuta anche per i precedenti due capitoli ed è probabilmente significativa di quanto poco Lucas abbia saputo selezionare le proprie idee o forse di quanto la sua idea di cinema "moderno" si sia avvicinata, fino ad arrivare quasi a coincidere, a quella di un videogioco o videoclip dell'ultima ora. Ma, come dicevamo, non tutta la pellicola è così: quando l'ottimo Ian McDiarmid come Senatore/Imperatore Palpatine prende le redini della storia, comincia l'inevitabile declino della Repubblica e contemporaneamente la crescita del tono epico e tragico della pellicola, con una serie di duelli spettacolari che si concludono con l'attesissimo scontro tra Obi-Wan /Ewan McGregor e Anakin/Hayden Christensen.

Quello che segue allo scontro è il momento forse più atteso di tutta la saga, il momento di cui solo noi spettatori riusciamo a capire la vera importanza, il momento in cui la profezia veramente si compie e Anakin/Vader diventa "colui che porterà equilibrio nella Forza": qui Lucas è bravissimo nel sottolineare questo evento cardine mostrandoci contemporaneamente la vestizione di Vader e la nascita dei gemelli Luke e Leia, la nascita dell'Impero e allo stesso tempo quella della futura Ribellione.
E' in un momento come questo che, memori della potenza suggestiva ed epica della saga nel suo insieme e forse anche un po' consapevoli di una "preveggenza" che manca perfino al potente Yoda, ci lasciamo alle spalle tutti i difetti notati in precedenza e finiamo con l'essere ancora una volta ammaliati dalle splendide musiche di John Williams, colpiti dalla familiarità dei luoghi e dei personaggi. E quando partono i titoli di coda è un po' come essere tornati non solo all'origine di un amore e di una passione, ma quasi a casa.

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Luca Liguori
Redattore
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