Recensione What we do in the shadows (2014)

Un gruppo di vampiri di Wellington viene ripreso da una troupe di documentaristi che ne seguono la "vita" 24 ore su 24. Prima di festeggiare nell'annuale Ballo Profano, un lungo elenco di catastrofi è destinato ad accadere.

Recensione What we do in the shadows (2014)
What We Do in the Shadows

2014 – Commedia
3.3 3.3

A Wellington, in Nuova Zelanda, vive un'allegra comunità di freaks, composta da vampiri, licantropi, banshees e zombie, figure tenute ai margini della città, che agiscono di notte seminando il terrore per le strade. Eppure, a volerli conoscere meglio, si scoprirebbero tanti aspetti divertenti delle loro desolate esistenze. A provare a svelare i segreti reconditi di un quartetto di vampiri ci pensa una troupe di documentaristi che, armati di crocifisso, riprendono questi esseri della notte durante le loro giornate.

Il sorridente Viago, finito in Nuova Zelanda con mesi di ritardo per inseguire la donna amata, ci mostra nelle interviste quanto sia difficile pulire in maniera corretta il sangue finito sulla tappezzeria; Deacon maramaldeggia con i più deboli e odia lavare i piatti. Il tenebroso Vlad è un vizioso, mentre Petyr è così spaventoso da terrorizzare anche i suoi compagni di casa. Seguiti 24 su 24 prima del grande Ballo Profano, evento clou della cittadinanza dei mostri, i quattro faranno i conti con sentimenti mai del tutto approfonditi, come l'amicizia che inaspettatamente li lega all'umano Stu e con la follia di una società parallela, improbabile anche per loro.

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False Blood

What We Do in the Shadows: Jemaine Clement insieme a Taika Waititi in un momento della commedia horror

Confessiamo di non amare molto il mockumentary, quei finti documentari che attraverso una smaccata dichiarazione di falsità, provano a raccontare in maniera diversa storie di finzione, e non li amiamo perché il più delle volte riproducono stancamente un modello non più originale, alla ricerca del successo commerciale. Nel caso di What We Do in the Shadows, però, strampalato lungometraggio presentato in concorso al trentaduesimo Torino Film Festival, diretto e interpretato da Taika Waititi e Jemaine Clement (membro della cult band dei Flight of the Conchords), dobbiamo ricrederci sotto ogni profilo. La commistione tra commedia e horror, unita alla scorrettezza dei personaggi e all'ironia, talvolta feroce, con cui vengono irrise figure archetipiche di grande fascino come i vampiri, trovano nella struttura del finto documentario il terreno giusto per un racconto esilarante.

Profondo Rozzo

What We Do in the Shadows: Jemaine Clement in una scena del film con Jonathan Brugh

Pur perdendo parte della sua magia nel momento in cui si affievolisce l'effetto sorpresa, il film del duo neozelandese Waititi-Clement diverte con la buffa presa in giro dei vampiri, le cui "categorie" sono tutte rappresentate. C'è il clone di Nosferatu, il feroce Petyr, identico in tutto alla luciferina creatura di F.W. Murnau, rinchiuso in un sottoscala, opportunamente sigillato, dove abbondano i resti dei suoi truculenti banchetti. Troviamo il sensuale e abietto Vlad, interpretato dallo stesso Clement, un Dracula meno fascinoso ed elegante che soffre di svariati problemi sentimentali, primo fra tutti, la difficile chiusura della relazione con la sua ex Pauline, ribattezzata la Bestia. Deacon è lo strafottente ragazzaccio dall'animo tormentato che tanto somiglia all'Edward Cullen di Twilight. Infine, il dolce Viago, disperatamente perso per amore, vagamente dandy (coprire il divano con giornali e asciugamani prima di uccidere una vittima), rimanda all'iconografia "classica" del succhiasangue scuola Hammer. Riferimenti così particolareggiati sono il sintomo di un lavoro molto approfondito in sede di sceneggiatura, in cui tutto si compie sempre per eccesso, senza mediazioni ed equilibrio.

Conclusioni

What We Do in the Shadows: Jemaine Clement (Vladislav) con Taika Waititi (Viago) e Jonathan Brugh (Deacon) in una scena

Non si tratta certo di un capolavoro, ma What We Do in the Shadows garantisce divertimento e risate e dimostra che anche dall'altra parte del mondo si è alla continua ricerca di un cinema popolare, profondamente legato ai generi. Il sangue scorre a profusione (perché coprirlo o fingere che ai vampiri non interessi?) e l'umanità ritratta non rappresenta proprio il meglio sulla faccia della Terra (c'è chi vuol diventare vampiro per aspirare all'eternità). Niente insomma, nel film di Taika Waititi e Jemaine Clement è pulito, bello, ma in qualche modo la lente deformante del mockumentary ci permette di notarlo con maggiore efficacia. E forse di accettarlo.

Francesca Fiorentino
Redattore
3.0 3.0
Torino 2014
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