Recensione Una folle passione (2014)

Il film, messo nelle mani della regista per volontà del produttore Nick Wechsler, pone drammaticamente in evidenza proprio l'assenza di una visione personale da parte della Bier che, per sopperire forse ad una scarsa conoscenza della materia e dell'ambientazione storica, si affida con fin troppo fervore alle figure retoriche del genere drammatico.

Spesso la differenza tra amore, passione e ossessione è così labile che non è possibile scorgerne i confini. Per questo motivo chi è travolto da un forte sentimento si sente quasi in diritto di sviluppare un attaccamento estremo nei confronti dell'oggetto del suo desiderio, cercando di nutrire delle necessità profondamente intime e personali. Ed è esattamente quello che accade tra Serena e George durante il loro primo incontro. Bionda e indipendente lei, rude eppure gentile lui, i due si trovano immediatamente avvinti in un rapporto talmente appassionato da condurli fin troppo facilmente verso una completa identificazione uno nell'altro.

Nonostante la sua bellezza raffinata e sensuale, Serena è cresciuta nell'ambiente maschile e selvaggio dei taglialegna prima che la sua famiglia venisse sterminata in un incendio. Per questo motivo abbraccia completamente il progetto di George, deciso a costruire un impero del legname tra gli Stati Uniti e il Brasile agli inizi degli anni venti, poco dopo il grande crack economico che sconvolse il paese. È così che i due, diventati coniugi e soci in affari, si trasferiscono nel Nord Carolina con la ferma intenzione di non permettere a nessuno di ostacolare le loro ambizioni. Qui Serena dimostra di essere alla pari con qualsiasi uomo; cavalca, addestra aquile per la caccia ai serpenti a sonagli e salva la vita ad un uomo. Ma sotto questa superficie perfetta e brillante cominciano a farsi vedere delle sottili crepe destinate a delimitare finalmente i confini tra amore e ossessione. A questo punto, però, la tragedia è destinata a compiersi.

I troppi volti di una regista

Una folle passione: Jennifer Lawrence e Bradley Cooper in una scena corale
Una folle passione: Jennifer Lawrence e Bradley Cooper in una scena corale

Parlando da un punto di vista strettamente cinematografico, Susanne Bier vanta due diverse personalità. La prima è quella asciutta eppure ferocemente indagatrice che corrisponde alle sue origini danesi e al rigore del Dogma, poi disconosciuto. La seconda, invece, è quella sedotta dall'apparente luminosità di Hollywood e dalle sue stelle più preziose per cui arriva a snaturare anche la sua capacità di narrare, senza troppi orpelli, i movimenti e i cambiamenti dell'animo umano fino alle sfumature più cupe. Legate al suo periodo iniziale sono opere profonde e sconvolgenti come Non desiderare la donna d'altri e Dopo il matrimonio, in quello successivo, invece, il confronto con la lingua inglese non sempre è stato fautore di successi. Così, dopo un primo esperimento con Noi due sconosciuti, la Bier realizza film poco significativi come Love Is All You Need, che sembra condurla in un terreno che non conosce e non padroneggia pienamente.

Una folle passione: Jennifer Lawrence in una scena del film con Bradley Cooper
Una folle passione: Jennifer Lawrence in una scena del film con Bradley Cooper

Una folle passione, il cui titolo originale è Serena, appartiene proprio a questa ultimo periodo artistico poco proficuo e innovatore. Il film, messo nelle mani della regista per volontà del produttore Nick Wechsler, pone drammaticamente in evidenza proprio l'assenza di una visione personale da parte della Bier che, per sopperire forse ad una scarsa conoscenza della materia e dell'ambientazione storica, si affida con fin troppo fervore alle figure retoriche del genere drammatico. Così, tra dissolvenze, immagini naturalistiche di montagne fumanti, primi piani troppo insistenti sullo sguardo stranamente imbambolato della Lawrence e l'utilizzo degli attori come elementi di una composizione estetica fissa, da corpo ad un melodramma d'altri tempi in cui la citazione diventa una rete di salvezza per non cadere nel vuoto. Perché, a dirla tutta, in questo caso non è nemmeno giusto parlare di omaggio ma di un uso quasi meccanico e furbo di una serie di immagini evocative che, invece, di dare significato, appesantiscono la vicenda riuscendo perfino a togliere sensualità ad una storia incentrata unicamente sull'ossessione d'amore.

Se la coppia scoppia

Jennifer Lawrence e Bradley Cooper travolti da 'Una folle passione'
Jennifer Lawrence e Bradley Cooper travolti da 'Una folle passione'

Dopo il successo de Il lato positivo - Silver Linings Playbook, Jennifer Lawrence e Bradley Cooper sono tornati a far coppia questa volta, però, non riuscendo a trovare la giusta sintonia per costruire una armonia tra i loro personaggi. La colpa, sempre che sia giusto parlare in questi termini, è di un casting che ha fallito lo scopo di rintracciare gli interpreti giusti per dare corpo ai personaggi nati originariamente dalla pagine del romanzo di Ron Rash. Con il suo fisico atletico e formoso la Lawrence non ha certo l'aspetto adatto per vestire i panni di una bionda e algida dark lady, mentre Cooper caratterizza il suo George con un'espressione fin troppo fresca e moderna per rappresentare un ruvido uomo d'affari senza troppi scrupoli. Entrambi, poi, non approfondiscono mai i diversi movimenti interiori che, nonostante la loro origine drammatica, vengono esclusivamente rappresentati attraverso dei primi piani spesso estremizzati sul particolare o immersi nell'oscurità. Anche in questo caso la Bier utilizza i suoi protagonisti quasi come un abbellimento scenico, pedine da spostare in modo meccanico per ricreare l'effetto di una passione artificiale.

Conclusione

Ancora una volta Susanne Bier mette da parte il suo stile nordico asciutto ed essenziale in nome di una ridondanza estetica all'americana che, più di una volta, ha dimostrato di non saper gestire e interpretare. Per questo motivo Una folle passione, nonostante il ritorno della coppia Lawrence/Cooper, si trasforma in un melodramma dalle forme retoriche senza passione alcuna.

Movieplayer.it

2.0/5