Recensione Tutte le storie di Piera (2013)

Dopo essere stato presentato allo scorso Torino Film Festival, esce in sala il documentario di Peter Marcias su Piera Degli Esposti: un film che riesce a commuovere soprattutto grazie alla presenza dell'attrice.

Recensione Tutte le storie di Piera (2013)

Il regista sardo Peter Marcias ha realizzato, con Tutte le storie di Piera, un film semplice quanto doveroso: incentrato sulla straordinaria figura d'interprete di Piera Degli Esposti, questo documentario ha il merito infatti di rimettere al centro della scena un'attrice troppo spesso dimenticata. Meglio, molto meglio, un film come questo - ora che la Degli Esposti è ancora viva, lucida e nel pieno dell'attività - che un coccodrillo a posteriori in cui saremmo stati costretti a rimpiangere una passata grandezza difficile da recuperare. Dato per questo merito a Marcias, va detto però che la bellezza di Tutte le storie di Piera risiede quasi per intero nella straordinaria unicità della sua protagonista.

In realtà, Marcias con Tutte le storie di Piera ha avuto un'intuizione su cui probabilmente si sorregge l'intero scheletro della sua opera: la voce di Piera Degli Esposti che racconta e parla di sé in voice over con quel suo particolare modo di esprimersi, un po' incerto, a tratti improvvisamente altisonante, commosso e - insieme - auto-ironico. Per rimediare all'assenza di un adeguato materiale di repertorio - in particolare non vi è testimonianza di riprese registrate del teatro d'avanguardia fatto in passato dall'attrice - Marcias ha scelto dunque un preciso punto di vista: la parola fantasmatica a fare da fil-rouge. Come inevitabile conseguenza, però, quel che succede in Tutte le storie di Piera è che, alla fine, l'immagine appare un po' accessoria, quasi commento e didascalia che normalizza e un po' svilisce la forza retorica dei racconti della sua protagonista.

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Le interviste

Tutte le storie di Piera: Piera Degli Esposti durante una pièce al Teatro Argentina

In tal senso, probabilmente, Piera Degli Esposti meritava, vista la sua eccezionale figura, un film eccentrico, proteiforme, sovversivo. Invece Tutte le storie di Piera si sostanzia, al di là della fascinosa presenza in voice over della voce dell'attrice, delle tradizionali caratteristiche che connotano il cinema documentario, a partire dalla meccanica delle interviste. Infatti, Marcias ha incontrato - senza la presenza dell'attrice - diversi registi che hanno lavorato con Piera Degli Esposti e che ne ricordano aspetti del carattere o della carriera: da Paolo Sorrentino che l'ha diretta per Il Divo a Giuseppe Tornatore, passando per Nanni Moretti, Marco Bellocchio e, addirittura, Riccardo Milani (regista della serie TV Tutti pazzi per amore). Certo, queste interviste permettono di "storicizzare" la figura dell'attrice e di inquadrare meglio la sua carriera, ma sono degli intermezzi distanti e un po' freddi, che spezzano il caldo e avvolgente contributo della protagonista del film, dando l'impressione che ci si muova su due piste parallele destinate a non incontrarsi.

Vita e recitazione

Tutte le storie di Piera: Piera Degli Esposti in un'immagine del documentario mentre recita Prometeo a teatro

Nonostante tutto ciò, la forza eversiva di Piera Degli Esposti riesce a emergere comunque in Tutte le storie di Piera. Ci si commuove perciò nel sentire i ricordi legati alla storia d'amore con Marco Ferreri, con cui collaborò come scrittrice e sceneggiatrice per due film, Storia di Piera e Il futuro è donna, così come ci si commuove per il racconto della folle passione che l'attrice ha sempre avuto, sin da adolescente, per Robert Mitchum. E al di là di un ricordo di Eduardo De Filippo, che ne apprezzò le doti d'attrice dicendo di lei che era "o'verbo nuovo", e di un desiderio per ora ancora inespresso, quello di interpretare il Riccardo III, emerge la complessa figura di una donna che ha costruito il suo mestiere negli anni dell'infanzia, attraverso il confronto con la madre rinchiusa in matrimonio perché vittima di un cosiddetto "eccitamento maniacale".

Conclusione

Tutte le storie di Piera, al netto di alcuni suoi difetti strutturali, è un film da vedere assolutamente perché mette al centro della scena la dolce, fragile e intensa figura di Piera Degli Esposti e ci permette di ricordare come il mestiere dell'attore non possa essere considerato una professione come le altre, quanto una vocazione laica che sostanzia e dà forma a una vita intera e che rassicura e consola gli occhi e lo spirito di chi ha la fortuna di assistere al gesto del recitare.

Alessandro Aniballi
Redattore
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