The Lies of The Victors

2014, Thriller

Recensione The Lies of The Victors (2014)

Quello di Christoph Hochhäusler è un thriller politico che occhieggia al cinema americano degli anni '70, e prova a raccontare, attraverso il genere, i risvolti oscuri dell'attualità tedesca: ma la vicenda si rivela a tratti sfilacciata e poco chiara, mentre la messa in scena è inutilmente patinata.

Fabian Groys è uno spregiudicato cronista d'assalto, che conosce tutti i segreti del mestiere e sa come mettere insieme una storia che vende. La sua ultima inchiesta, tuttavia, sembra aver fatto flop: un presunto scoop riguardante l'esercito tedesco, tagliato dal suo direttore per mancanza di riscontri concreti. A Fabian viene così affidata una giovane tirocinante, Nadja, da subito mal sopportata dall'uomo: questi, infatti, è abituato a lavorare da solo, e vede la ragazza come un puro intralcio.

Senza entusiasmo, Fabian chiede a Nadja di raccogliere informazioni su un insolito suicidio verificatosi in uno zoo, dove un uomo si sarebbe gettato nella fossa dei leoni. Quello che pare un classico servizio da tabloid, tuttavia, sembra a un certo punto trasformarsi in qualcos'altro: i due apprendono infatti che l'uomo era un ufficiale dell'esercito, congedatosi poco prima dalla missione in Afghanistan. La caparbietà di Nadja fa sì che Fabian inizi a interessarsi al caso (e in seguito anche alla stessa donna). Il suicidio è forse collegato con la precedente, tentata inchiesta del giornalista? E, se sì, contro quale struttura di potere si stanno mettendo i due, e che rischio stanno correndo?

Suggestioni d'oltreoceano

Florian David Fitz in The Lies of The Victors

Nonostante la produzione tedesca di The Lies of The Victors e la sua fredda, esibita ambientazione berlinese, i modelli del thriller di Christoph Hochhäusler (già messosi in evidenza a Berlino e Cannes coi precedenti Falscher Bekenner e Unter dir die Stadt) sono tutti d'oltreoceano. Il film di Hochhäusler, infatti, occhieggia chiaramente al thriller politico americano degli anni '70, alle opere di Sidney Lumet e Alan J. Pakula, a una stagione del cinema statunitense in cui l'intrattenimento e le star erano messi al servizio della descrizione di un potere schiacciante, pervasivo e fronteggiato da singoli, coraggiosi "eroi". Il personaggio interpretato da Florian David Fitz, a dire il vero, somiglia più ad un antieroe, con gli atteggiamenti da cronista navigato, il vizio del gioco d'azzardo, le pose un po' forzatamente bogartiane (la citazione de L'ultima minaccia non è messa lì a caso). Un personaggio che lambisce lo stereotipo, e in certi casi, invero, lo abbraccia completamente, con tutte le limitazioni narrative del caso. La descrizione del rapporto tra i due protagonisti, più in generale, segue binari piuttosto risaputi, con una debole love story che sembra inserita nel copione quasi per dovere d'ordinanza. Se l'empatia verso i personaggi, data la scelta di delinearli nel modo più essenziale possibile, risulta così piuttosto difficile, restano le suggestioni della storia, e i suoi stretti rapporti con l'attualità.

The Lies of The Victors: Florian David Fitz in una scena

Gli ingranaggi del potere

Nel narrare l'indagine dei due protagonisti, e il loro lento disvelamento di un intrigo politico-industriale che coinvolge il governo, l'esercito e gli alti piani dell'industria chimica, la sceneggiatura sembra sfilacciarsi e perdere progressivamente di coesione. Il tutto si fa confuso ed episodico, con passaggi narrativi abbozzati e connessioni oscure tra gli eventi-chiave della narrazione: pur laddove il quadro della vicenda risulta alla fine abbastanza chiaro, nelle sue linee generali, i dettagli restano obiettivamente immersi nell'ombra. È senz'altro apprezzabile il tentativo del regista di raccontare l'attualità tedesca partendo dal genere, e da modelli codificati altrove e già "classici": il problema sta, però, nell'evidente difficoltà ad articolare il tutto in una narrazione coerente, che non si perda nei mille rivoli di una vicenda dai tanti protagonisti e comprimari. Se, paradossalmente, il quadro d'insieme (e il messaggio) risulta tanto semplice da sfiorare la banalità, il modo per giungervi è talmente tortuoso da rendere spesso frustrante la visione. In più, il regista carica il film di una messa in scena patinata, caratterizzata da un montaggio inutilmente serrato, da inserti quasi onirici e da un forzato mood da blockbuster moderno: una confezione che stride con l'essenzialità che una storia del genere richiederebbe.

Conclusioni

The Lies of The Victors: Florian David Fitz con Lilith Stangenberg in una scena del film

The Lies of The Victors ha il merito di tentare, se non altro, uno sguardo diverso sull'attualità tedesca; e di mostrare la presenza di un potere pervasivo che, nel motore economico del Vecchio Continente, non si fa scrupolo di manipolare e distruggere vite. Ma il film di Hochhäusler soffre di limiti narrativi, e di una certa presunzione registica, tali da vanificare in gran parte i suoi buoni propositi.

Recensione The Lies of The Victors (2014)
Marco Minniti
Redattore
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Roma 2014
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