Recensione The Dark Valley (2014)

Presentato a Berlino nella sezione Special Gala, The Dark Valley è uno strano e originale western ambientato tra le montagne e i boschi dell'Alto Adige, che non mantiene nel finale le buone premesse, nonostante un incipit interessante e una confezione ben curata.

Recensione The Dark Valley (2014)

Winter is coming

Una sorta di atipico western altoatesino ambientato alla fine del secolo scorso, girato in Val Senales tra le montagne del Südtirol, con il sostegno della BLS Film Fund & Commission Alto Adige: Das Finstere Tal (The Dark Valley) è stato presentato a Berlino nella sezione Special Gala. Il regista, il viennese Andreas Prochaska, molto attivo per la televisione in patria, è noto soprattutto per essere il montatore di Michael Haneke.

Ritorno a "cold mountain"
Abbiamo il classico straniero senza nome e senza passato che arriva nel paesino sperduto e desolato, classico incipit di ogni western tradizionale che si rispetti. Solo che qui invece dei sentieri selvaggi e delle praterie polverose, il paesino sperduto è quello di una comunità alpina e i sentieri sono quelli che si arrampicano tra le montagne innevate e i boschi dell'Alto Adige. Lo straniero in realtà un nome ce l'ha, si chiama Greider (Sam Riley), dice di essere americano e di essere un fotografo. Le foto suscitano la meraviglia degli schivi montanari, "sembrano specchi con una memoria" dicono. L'inverno sta arrivando e lo straniero trova ospitalità presso una vedova con una giovane figlia in procinto di sposarsi. Evidentemente lo straniero non è chi dice di essere, ma è tornato per un motivo ben preciso, nasconde un tragico passato che lo lega alla valle e che presto lo porterà al confronto finale con il clan dei Brenner che gestisce la comunità con le sue proprie leggi perpetrando da decadi le loro barbare tradizioni, "ci sono cose di cui non puoi parlare anche se non puoi dimenticarle".

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Schnapps liscio
Il sostegno della Film Commission Alto Adige è evidente in questo film che appare da subito molto ben confezionato e curato nell'aspetto produttivo: oltretutto l'idea di ambientare una sorta di western in piena regola tra gli scenari delle montagne altoatesine è alquanto suggestiva così come i paesaggi che fanno da sfondo. E per un po' la cosa funziona, abbiamo i cavalli, i cappelli, si beve schnapps invece del whiskey prima della rissa nell'emporio che sostiuisce il saloon. Sulla storia inizia a gravare un senso di tragedia imminente, accentuato dalle musiche grevi ed incessanti, i primi piani dei volti delle comparse contribuiscono ad aumentare la suggestione dovuta ad un'ambientazione tanto atipica quanto affascinante.

Ius primae noctis
Il film all'improvviso si sgonfia e non mantiene però tutte le premesse create nella prima parte: decide di percorrere il classico filone del revenge movie ma il racconto procede in maniera troppo lenta, dilata i tempi e indugia eccessivamente prima di procedere alla resa dei conti finale, inciampando oltretutto in momenti di umorismo involontario nel tentativo maldestro di creare eccessiva enfasi nei momenti topici, vedi "ci vediamo domani al tramonto". The Dark Valley sarebbe stato molto migliore se fosse durato almeno una ventina di minuti buoni di meno. Si cerca a tutti i costi l'epica di certe situazioni che evidentemente non è nelle corde del regista e neanche in quelle del protagonista che rischia più volte di cadere nel ridicolo. Inspiegabile la scelta della colonna sonora elettro pop che parte all'improvviso durante il duello finale, bella quanto straniante. Sarebbe stato più interessante approfondire magari l'aspetto dark della storia, o tematiche più interessanti come quella di una comunità liberata dal terrore di un sopruso triviale ma talmente radicato che lascia tutti con una sensazione più di smarrimento che di liberazione, perché "la libertà è un dono che non a tutti piace ricevere". Peccato perché le premesse erano buone, ma il risultato finale lascia perplessi e con una sensazione di occasione sprecata.

Alessandro Antinori
Redattore
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