Recensione Mio papà (2014)

Giorgio Pasotti intrepreta il ruolo di Lorenzo, un sommozzatore refrattario a qualunque impegno di tipo sentimentale o familiare, la cui esistenza cambia nel momento in cui conosce Claudia, una madre single con un figlio di sei anni, Matteo.

Recensione Mio papà (2014)
Mio papà

2014 – Drammatico
2.0 2.0

Dopo l'esordio dietro la macchina da presa nel 1991 con Crack, l'attore torinese Giulio Base ha rivolto i propri interessi quasi esclusivamente alla televisione, costruendosi un curriculum composto principalmente da film TV e miniserie, inclusi un paio di remake non proprio necessari per il piccolo schermo (L'inchiesta e La donna della domenica). A pochi mesi di distanza dal suo ritorno alla regia cinematografica con Il pretore (film dall'accoglienza tutt'altro che fortunata), Base firma e dirige un'altra pellicola, Mio papà.

Presentato come evento speciale fuori concorso nella sezione "Alice nella Città" al Festival Internazionale del Film di Roma 2014, Mio papà, basato su un soggetto elaborato dal regista insieme a Giorgio Pasotti, è il racconto della complessa relazione che si instaura fra un uomo refrattario ai coinvolgimenti sentimentali (e, ancora di più, familiari) e un bambino di sei anni, figlio della nuova compagna del protagonista e alla ricerca della figura paterna della quale avverte la mancanza.

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Una 'paternità' inaspettata

Mio papà: Giorgio Pasotti con Niccolò Calvagna in una scena del film

Al centro del racconto di Mio papà vi è il personaggio di Lorenzo, interpretato dallo stesso Pasotti. Impegnato di giorno come sommozzatore in un team che comprende anche il cinico amico Roberto (Fabio Troiano) e il superiore dal bizzarro nome Orso (Ninetto Davoli), Lorenzo possiede un grande ascendente sul gentil sesso, ma non sembra avere alcuna intenzione di tornare ad impegnarsi seriamente con una donna, dopo una relazione finita male. La sua attitudine da tombeur de femmes, tuttavia, è destinata ad infrangersi in seguito all'incontro - caratterizzato da una subitanea attrazione - con Claudia (Donatella Finocchiaro), una decoratrice di torte divorziata e con un figlio di sei anni, Matteo (impersonato dal bravissimo Niccolò Calvagna), del quale deve occuparsi a tempo pieno (anche perché il padre sembra sottrarsi puntualmente alle proprie responsabilità di genitore). Combattendo la tentazione di darsi alla fuga, Lorenzo decide di continuare a frequentare Claudia, per la quale si rende conto di provare un sentimento inaspettatamente profondo; nel frattempo, però, con Matteo si profila una situazione tutt'altro che semplice. È questa la situazione a partire dalla quale si sviluppa la trama del film di Base, fondato su un tema ben preciso esplorato con attenzione: la nascita di un rapporto di affetto paterno in un contesto familiare non privo di difficoltà, ostacoli e potenziali fraintendimenti.

Family drama con colpo di scena

Mio papà: Giorgio Pasotti con Donatella Finocchiaro e Niccolò Calvagna in un'allegra scena del film

Una questione evidentemente molto cara agli autori del copione di Mio papà, che difatti rinunciano agli escamotage da sit-com nostrana e mantengono un registro di costante serietà, nel tentativo di raggiungere un livello di realismo più alto possibile, a prescinere da qualche eccesso di enfasi (ma si tratta comunque di lievi imperfezioni, più che di reali difetti). Da questo punto di vista, Mio papà è un film che stupisce in positivo: pur mantenendo un'impostazione marcatamente televisiva, e senza brillare certo per originalità e coraggio, la pellicola di Base mostra infatti una certa dose di coerenza, a cui si accompagnano un sostanziale equilibrio nelle varie fasi della narrazione e un buon grado di credibilità nella messa in scena. Se non fosse che, in prossimità dell'epilogo, la sceneggiatura imbocca una svolta improvvisa (che non riteniamo opportuno svelare ai lettori), che a molti potrebbe sembrare una forzatura gratuita, e che effettivamente non convince appieno - soprattutto perché, da quel momento in poi, il finale della storia prende forma in maniera sbrigativa e un po' troppo semplicistica. Ed è un peccato, perché tutto sommato Mio papà è un film meno scontato di quanto non potesse apparire a prima vista e che, pur nei suoi limiti, nel complesso riesce comunque a farsi apprezzare.

Conclusioni

Giorgio Pasotti con Niccolò Calvagna in una scena di Mio papà

Interamente incentrato sul rapporto in progressivo divenire fra tre personaggi, ovvero una giovane madre single, il suo bambino di sei anni ed un nuovo compagno eletto al ruolo di "padre putativo" del piccolo, Mio papà è un dramma familiare che si contraddistingue per la tenerezza e la sensibilità nello sguardo, e al quale va riconosciuto un modesto tentativo di profondità e di realismo, al di là di qualche difetto e di un approccio un po' troppo televisivo. Benché, sfortunatamente, nel finale il film si assuma un 'rischio' che probabilmente non è in grado di sostenere in maniera adeguata.

Stefano Lo Verme
Redattore
2.0 2.0
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