Recensione Lucy (2014)

Presentato come un action dedicato a una supereroina, il film di Luc Besson è più vicino a un parossistico The Tree of Life che a L'incredibile Hulk.

Recensione Lucy (2014)
Lucy

2014 – Azione
2.6 2.6

Ipercinetico ed eccessivo, l'ultimo Luc Besson non teme di perdere il senso della misura. L'autore di pellicole a orologeria come Nikita e Léon ha lasciato il posto a un mogul visionario che sfrutta il proprio potere produttivo per dar libero sfogo alla fantasia senza preoccuparsi della ricezione dei suoi lavori. Questo immaginario larger than life, di stampo prettamente americano, gli ha permesso di valicare i confini nazionali diventando un autore più amato all'estero che in patria. Accantonato il rigore che gli aveva garantito la riuscita delle sue prime opere, Besson confeziona un film che non ti aspetti, preceduto da un battage pubblicitario nettamente fuorviante.

Presentato come un action dedicato a una supereroina, Lucy è più vicino a un parossistico The Tree of Life che a L'incredibile Hulk. Introdotto da un incipit che mostra sul grande schermo cellule fluttuanti che si moltiplicano, inframezzate dai titoli di testa, Lucy spiazza scena dopo scena producendo situazioni impreviste in cui viene catapultata, suo malgrado, l'eroina Scarlett Johansson. Nell'arco di 24 ore una studentessa dal trucco pesante, facile e un tantino svampita, si trasformerà in una creatura immanente. Il punto di partenza è la teoria - mai verificata - secondo cui gli esseri umani usano solo una piccola percentuale delle loro capacità cerebrali. A seconda delle ipotesi, la percentuale oscillerebbe tra il 10% e il 20% . Partendo da questo postulato, in molti si sono chiesti che cosa accadrebbe se riuscissimo ad arrivare a utilizzare il 100% del nostro cervello. A suo modo, Luc Besson tenta di fornire una risposta a ciò.

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Schizofrenia evolutiva

Lucy: Scarlett Johansson impugna una pistola
Il primo blocco di Lucy porta avanti il discorso che sta a cuore a Luc Besson con un curioso montaggio alternato; in parallelo seguiamo l'incredibile disavventura di Lucy, catapultata in un orribile incubo a causa del poco di buono che frequenta da una settimana, e la conferenza del professor Samuel Norman (Morgan Freeman), luminare che da vent'anni studia le potenzialità del cervello ipotizzando un modello teorico di espansione delle capacità cerebrali. L'effetto straniante di questo accostamento è amplificato dalla fulminea sequenza di eventi che coinvolge Lucy, sequenza abbondantemente inframezzata da inserti visivi provenienti da altre epoche posti a commento delle immagini. Luc Besson si muove su due binari paralleli. Da una parte il suo gusto per lo spettacolo lo guida nella costruzione di scene dal ritmo veloce, intrise di violenza grafica e caustico humor - tutti elementi ben presenti nella sua poetica; dall'altra il regista, stavolta, ci tiene a portare avanti una riflessione di sapore scientifico-filosofico sull'evoluzione della specie e sullo scorrere del tempo. La conseguenza è che l'impatto della dimensione più prettamente action viene smorzato dalla comparsa improvvisa di scimmie, leopardi e dinosauri che sembrano mutuati da un documentario naturalistico e la solennità della dimensione meditativa viene messa in discussione dal tono lievemente camp generato dal contrasto dovuto a un profluvio di effetti speciali realizzati, tutto sommato low cost (il budget complessivo del film si aggira sui 40 milioni di dollari), dai maghi della ILM.

Terrence Malick non abita più qui?

La presenza dei dinosauri, il discorso sull'evoluzione dei primati e il look visivo di certe scene non possono non riportare alla mente The Tree of Life. Per creare un solido aggancio tra passato e presente all'interno della storia, Luc Besson ripropone in più sequenze Lucy, esemplare di ominide, nostra progenitrice, i cui resti sono stati rinvenuti in Etiopia nel 1974, curiosamente omonima della Lucy contemporanea. Ma il Besson antropologico-meditativo ci fa pensare più a un Malick sotto mescalina. Tra l'altro il vero motore dell'intera vicenda è proprio una nuova potente droga, il CHP4, sintetizzata in Oriente e inviata sui mercati europei. Per trasportare i misteriosi cristalli blu dagli effetti devastanti, Lucy viene rapita da Mr. Jang (Choi Min-sik), un boss del crimine dai modi spicci. Al suo risveglio si ritrova un taglio sull'addome praticato per inserirle dentro lo stomaco il pacco con la droga e trasformarla in corriere umano. A causa di un incidente, però, la droga entra in circolo nel sangue di Lucy e viene assorbita dalle sue cellule condannandola a morte certa, ma al tempo stesso ampliandone a dismisura le potenzialità cerebrali. La giovane donna ora riesce a percepire tutto ciò che la circonda fino in fondo, recupera la memoria di esperienze passate, acquista incredibili poteri come telepatia e telecinesi, il controllo del proprio corpo e della mente altrui. Scatta allora una frenetica corsa contro il tempo che catapulterà Lucy da Taiwan a Parigi per portare a termine, prima di morire, una duplice missione: vendicarsi dei trafficanti di droga che l'hanno ridotta in questo stato e trovare un modo per evitare che l'immensa mole di conoscenza a cui ha avuto accesso vada perduta.

Lucy: Scarlett Johansson e Morgan Freeman in una scena del film

Una supereroina cerebrale

Lucy: Scarlett Johansson legata a una sedia in un pericoloso momento

Anche se non mancano sparatorie, combattimenti e spettacolari inseguimenti automobilistici à la Besson per le strade di Parigi, Lucy è un action movie atipico. Scarlett Johansson abbandona i panni succinti di Black Widow per interpretare una supereroina della mente. A causa del tono del film, talvolta eccessivo, il suo personaggio sfiora a tratti il ridicolo, ma se riesce comunque a conquistare lo spettatore il merito è di Scarlett Johansson. L'attrice fa un atto di fede mettendosi nelle mani di Besson e riesce a trovare una chiave interpretativa che la rende credibile anche nei momenti più improbabili del film, come nella lunga sequenza finale in cui Lucy, ormai quasi al 100% delle proprie capacità cerebrali, è protagonista di un viaggio a ritroso attraverso le ere geologiche. Besson sfrutta la presenza di Morgan Freeman al suo minimo sindacale affidandogli il ruolo di uno scienziato più avvezzo alla teoria che alla pratica e cuce addosso a Choi min-Sik un ruolo da supercattivo mutuato dal thriller orientale. Il ritmo vivace, il carisma degli interpreti e alcune sequenze mozzafiato (in primis quella che vede Scarlett Johannson 'decomporsi' in aereo, ma anche la trasformazione finale che, a livello visivo, ricorda molto le mutazioni dell'aliena di Under the Skin e delle sue prede) possono risultare un motivo più che sufficiente per vedere un film che, d'altro canto, mette a dura prova le regole della coerenza e della veridicità scientifica.

Conclusioni

Lucy: Choi Min-sik e i suoi sicari

Un action movie dalla duplice natura spettacolare/meditativa che dividerà il pubblico nonostante l'ottima perfomance di Scarlett Johansson e la presenza di un cattivo a tutto tondo interpretato dalla star coreana Choi Min-Sik. Luc Besson si prende dei rischi per dar corpo alle sue ossessioni creando un'opera ambigua ed esagerata in tutti i sensi.

Valentina D'Amico
Redattore
2.5 2.5
Locarno 2014
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