Le avventure di Taddeo l'esploratore

2012, Animazione

Recensione Le avventure di Taddeo l'esploratore (2012)

Dal punto di vista narrativo, il film sembra ancora privo di una connotazione ben precisa fatta eccezione, forse, per una certa ironica innocenza che, abbinata a un notevole gusto per l'avventura, attribuisce al film una natura più adatta a un pubblico di giovanissimi.

Sognando Indiana Jones

Da oggi il caro vecchio Dottor Jones ha un contendente da temere e tener d'occhio. Il suo nome è Taddeo, muratore con la testa tra le nuvole che, nonostante non sia fornito della frusta e del fascino da avventuriero di Indiana, è riuscito comunque a espugnare il suo Tempio maledetto e a conquistare le attenzioni della bella di turno. Affascinato dall'archeologia e dai ritrovamenti fin dall'infanzia, il nostro eroe si trova catapultato in modo del tutto casuale niente meno che nella sensazionale scoperta della Città Perduta degli Inca, custode di ricchezze inestimabili e oggetto del desiderio di La Odisseo, gruppo ben organizzato di cacciatori di tesori senza troppi scrupoli. Per questo motivo, arrivato in Perù in compagnia del suo fedele cane Jeff e in possesso di una tavoletta di pietra in cui è custodita la chiave per rintracciare la mitica città di Patiti, Taddeo si lancia in un'impresa fino ad ora vissuta solamente nella sua fantasia. Cosi, accompagnato da Sara, figlia del professor Lavrof rapito per rintracciare il tesoro, dalpappagallo muto Belzoni e da Freddy, un'insolita guida dalle inaspettate risorse commerciali, l'ex muratore diventa l'inaspettato protagonista di un'avventura che, oltre ad affascinarlo, sembra destinata a mettere alla prova il suo coraggio e a tirare fuori l'Indiana Jones nascosto in lui.

Video-recensione Le avventure di Taddeo l'esploratore


Le avventure di Taddeo l'esploratore: Taddeo con Sara e il pappagallo muto Belzoni in una scena del film
È risaputo che spesso dalle piccole cose nascono le imprese più ambiziose. Lo stesso è avvenuto a Le avventure di Taddeo l'esploratore, che deve la ragione stessa della sua esistenza a un cortometraggio realizzato da Enrique Gato nel 2003. Da quel Taddeo Jones, il regista e il suo gruppo di animatori hanno deciso di strutturare una vicenda più complessa e articolata, dedicando al progetto ben otto anni della loro esistenza. Il risultato è un prodotto che, oltre a vivere nella duplice forma di 2D e 3D, utilizza un linguaggio ironico e leggero per portare la Spagna a dire la sua nel mondo dell'animazione. Una meta ambiziosa e di non facile raggiungimento se si pensa agli attuali dominatori del genere che non comprendono solo film a stelle e strisce. Perché, andando oltre l'indiscutibile superiorità della Pixar, anche il vecchio continente ha la volontà di imporsi con i tratti più sofisticati e fortemente personalizzati di un racconto animato alla Patrice Leconte, ad esempio. Dunque come riuscire, se non a competere direttamente, almeno a esordire con dignità e orgoglio in quello che è diventato il rutilante mondo dell'animazione? Prima di tutto è necessario affrontare l'impresa con grande serietà e abnegazione. Cosa fatta, questa, da Gato che, con un team formato da oltre 300 persone impegnate in quarantotto mesi di lavorazione a creare ben cinquanta location e quattordici milioni di file generati in computer grafica, ha dimostrato di non prendere con leggerezza il suo lavoro e tanto meno l'uso del formato 3D stereoscopico.

Le avventure di Taddeo l'esploratore: una scena del film
Ma la tecnica non è tutto. A dimostrarlo sono soprattutto i risultati ottenuti dal genere negli ultimi quindici anni che, dagli Stati Uniti al Giappone, hanno messo in evidenza una particolare attenzione per la struttura narrativa e la ricerca di uno stile sempre più personale. Da questo punto di vista Le avventure di Taddeo sembra ancora privo di una connotazione ben precisa fatta eccezione, forse, per una certa ironica innocenza che, abbinata a un gusto per l'avventura, attribuisce al film una natura più adatta a un pubblico di giovanissimi. Un risultato che non cambia molto nonostante la consapevolezza di alcuni riferimenti iconografici derivati dalla cinematografia più adulta. Una delle suggestioni più evidenti viene dal film The Secret of the Incas diretto da Jerry Hopper negli anni Cinquanta, cui si sovrappone l'intera saga di Indiana Jones, Tomb Raider e gli action fanta-archeologici come La Mummia. Tutto questo per costruire un'estetica matura con la quale veicolare un messaggio dalle intenzioni forse un po' troppo scolastiche; ossia i veri tesori sono da cercare dentro ognuno di noi.

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Tiziana Morganti
Redattore
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