Recensione Fratelli unici (2014)

Raoul Bova e Luca Argentero interpretano Pietro e Francesco, una coppia di fratelli costretti a mettere da parte la feroce e reciproca ostilità quando, a causa di un incidente, Pietro perde improvvisamente la memoria e comincia a comportarsi come un bambino.

Recensione Fratelli unici (2014)
Fratelli unici

2014 – Commedia
1.7 1.7

Pietro (Raoul Bova) è un uomo arrogante, cinico e individualista. Affermato chirurgo, ha un burrascoso rapporto con la sua ex moglie Giulia (Carolina Crescentini) ed è un padre distratto e assente per la figlia, la brillante teenager Stella (Eleonora Gaggero), costantemente delusa a causa dell'indifferenza paterna. Francesco (Luca Argentero), il fratello di Filippo, è invece un incallito donnaiolo tartassato dai creditori, che tenta faticosamente di sbarcare il lunario con un impiego da stuntman ed è sempre sul punto di farsi licenziare, senza contare i suoi scambi di insulti quotidiani con la vicina di casa Sofia (Miriam Leone), una giovane insegnante di yoga.

Come si intuisce fin dai primissimi minuti del film, Pietro e Francesco condividono un rapporto molto conflittuale: l'unico legame rimasto fra loro è l'antica casa di famiglia, ormai in procinto di essere venduta. All'improvviso, però, l'esistenza dei due fratelli viene sconvolta da un drammatico incidente d'auto, dal quale Pietro esce miracolosamente illeso ma con un trauma cranico che non solo gli ha fatto perdere la memoria su se stesso e la propria vita fino ad allora, ma lo ha portato addirittura a regredire ad una condizione di pre-adolescente...

Alla ricerca della seconda occasione

Raoul Bova con Luca Argentero sono Fratelli Unici

Dimesso dall'ospedale e incapace di badare a se stesso, Pietro viene affidato proprio alle cure di Francesco, all'inizio a dir poco riluttante all'idea di tenersi in casa l'odiato fratello, ma messo con le spalle al muro dopo una serie di vivaci schermaglie con l'ex cognata Giulia (e i duetti iniziali fra Argentero e la Crescentini, a conti fatti, restano gli unici momenti vagamente simpatici del film). Su questo spunto, uno degli espedienti tipici degli intrecci da commedia brillante, ma adoperato anche per altri generi cinematografici (basti ricordare A proposito di Henry di Mike Nichols), gli sceneggiatori Luca Miniero ed Elena Bucaccio imbastiscono la trama di Fratelli unici, terzo film da regista di Alessio Maria Federici, che aveva debuttato dietro la macchina da presa nel 2011, sempre accanto ad Argentero, con il sequel Lezioni di cioccolato 2.

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E dove voglia andare a parare Fratelli unici è lampante fin dalle premesse e dal tema della "seconda occasione", con i due protagonisti impegnati, quasi inconsapevolmente, a ricostruire un rapporto di affetto e di complicità, riscoprendo anche dentro se stessi quei sentimenti che troppo a lungo avevano represso o soffocato. Per Pietro, in particolare, l'amnesia costituirà l'opportunità per ripartire da zero, e cioè per reinnamorarsi di Giulia e sperimentare un senso di tenerezza paterna nei confronti della figlia Stella.

Fratelli Unici: Raoul Bova e Luca Argentero discutono animatamente in una scena del film

Una comicità senza verve

Fratelli Unici: Luca Argentero abbraccia teneramente Miriam Leone in una scena del film

Fin qui, Fratelli unici sembrerebbe procedere su binari canonici, magari un po' risaputi o abusati, ma tuttavia in grado di fornire diversi appigli sia per la comicità che per l'introspezione. Il problema, al di là di piccole o grandi incongruenze narrative (su alcune delle quali si può anche soprassedere, dato che il film non avanza alcuna pretesa di realismo), è l'approccio piatto e televisivo adottato da una pellicola che procede per cliché, senza mai assumersi il minimo rischio e ripiegando spesso sui toni melensi di un sentimentalismo a buon mercato. E a poco valgono gli sforzi degli attori (Argentero e la Crescentini sono quelli che si impegnano maggiormente) quando gli sviluppi dei loro personaggi appaiono inesorabilmente scontati, fra repentini ravvedimenti (il seduttore impenitente che si scopre innamorato della vicina di casa, l'uomo freddo ed egoista che ritrova la passione per l'ex moglie) e inevitabili - ma un po' forzate - riconciliazioni conclusive.

Fratelli Unici: Raoul Bova in una scena

Ma non sarebbe neanche questo il limite più grave di Fratelli unici, qualora la pellicola di Federici, pur nella propria esilità, riuscisse quantomeno a suscitare il divertimento del pubblico. Il difetto davvero insormontabile risiede invece nella debolezza e nella pressoché totale mancanza di vis comica di un copione troppo simile ai modelli - tutt'altro che elevati - delle nostrane sit-com televisive (e non parliamo certo di serie come Boris, quanto piuttosto di certi "prodotti per famiglie" della TV generalista). Il risultato è che Fratelli unici non solo non riesce mai a colpire o a 'graffiare', ma riserva gag di impressionante pochezza - uno spaesato Raoul Bova stile Rain man che saluta gli sconosciuti alzando il dito medio o pensa bene di defecare nel bidet, tanto per intenderci - e si perde del tutto in prossimità dell'epilogo, laddove ogni possibile coerenza narrativa cede il posto ad una pochade raffazzonata quanto demenziale - le scene con il bislacco Gustavo (Sergio Assisi) rasentano i limiti dell'imbarazzo. Oltre al fatto che la scarsa fantasia degli sceneggiatori ci mette di fronte al product placement più smaccato e involontariamente ridicolo visto sullo schermo negli ultimi anni.

Conclusioni

La nuova commedia diretta da Alessio Maria Federici, sulla base di una sceneggiatura di Luca Miniero ed Elena Bucaccio, si rivela purtroppo una delusione: prevedibile nell'intreccio e convenzionale nella messa in scena, Fratelli unici si perde fra melensaggini portate all'eccesso e gag banali e prive di mordente, non riuscendo a sfruttare a dovere il quartetto di interpreti, confinati loro malgrado in personaggi e situazioni di drastica piattezza.

Stefano Lo Verme
Redattore
1.5 1.5
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