Comrade Kim Goes Flying

2012, Commedia

Recensione Comrade Kim Goes Flying (2012)

Nonostante le ingenuità, i manicheismi e l'inevitabile retorica, Comrade Kim Goes Flying è un'operazione da guardare con simpatia e sostenere: per il 'miracolo' produttivo che lo ha generato e per l'importante apertura culturale che rappresenta.

Il volo dell'avvenire

Kim Yong-mi è una giovane minatrice nordcoreana, che fin da piccola coltiva il sogno di fare la trapezista. La ragazza, che ha come idolo la famosa artista circense Ri Su-yon, viene però scoraggiata nelle sue aspirazioni dal padre, che la invita a restare coi piedi per terra e a contribuire piuttosto alla prosperità del suo paese. Quando Yong-mi viene trasferita a Pyongyang per lavorare in un cantiere edile, ha la sua grande occasione: nella capitale è infatti attivo il circo, in cui si esibisce proprio Ri Su-yon. Riuscita con un sotterfugio a entrare senza biglietto, e a parlare con l'artista, Yong-mi viene convinta da questa a fare un provino; ma, a causa della sua paura per le grandi altezze, fa una brutta figura. La ragazza viene derisa soprattutto dal famoso divo del trapezio Pak Jang-phil, che arrogantemente le fa notare che il posto delle minatrici è sottoterra, non in aria. Ma Yong-mi, dopo un iniziale scoramento, decide di non darsi per vinta e di continuare a inseguire il suo sogno: in questo, sarà sostenuta con convinzione da tutti i suoi compagni di lavoro.

Comrade Kim Goes Flying - una scena del film
Un film come Comrade Kim Goes Flying merita la visione solo per la peculiarità della sua storia produttiva, e per la finestra che apre (pur con mille "filtri") su una realtà come quella nordcoreana. Il film è in realtà una co-produzione tra Corea del Nord, Belgio e Gran Bretagna, ed è stato voluto dal regista britannico (trapiantato a Pechino) Nicholas Bonner: quest'ultimo, con la sua Koryo Group, è da anni animatore di iniziative di scambio culturale con la Corea del Nord. Un approccio critico a un'opera del genere, se vuole avere un minimo di onestà intellettuale, non può non tener conto del contesto in cui è stato realizzato: la storia della giovane Yong-mi, e del caparbio perseguimento del suo sogno, è immersa in un universo fantastico, quasi fiabesco. Il pubblico occidentale può sorridere (anzi, è inevitabile che lo faccia) di fronte a scene di minatori e operai sempre felici, che lavorano perennemente col sorriso, e si concedono lunghe pause per improbabili gare di spalaggio o di braccio di ferro. La retorica, attraverso la quale la vicenda della protagonista viene presentata come affermazione della grandezza nazionale (nonché come prova di forza della classe operaia) in certi punti mette a dura prova il senso critico dello spettatore.

Pak Chung-Guk in Comrade Kim Goes Flying
Eppure, lo stesso senso critico che porta a sorridere dei suoi eccessi e delle sue pacchianerie, non può affossare con facilità Comrade Kim Goes Flying: non senza cadere, esso stesso, nel ridicolo. Che un film del genere si sia potuto realizzare, che sia andata in porto una co-produzione con queste caratteristiche, e che il regime abbia concesso a protagonista e produttrice di presentare la pellicola in una manifestazione internazionale, è già in sé un piccolo miracolo. Verrebbe voglia di identificare gli autori dei pochi, isolati fischi che abbiamo sentito alla presentazione del film, al Far East Film Festival, per scambiare due parole con costoro. Esprimere dissenso è sempre legittimo (e ci mancherebbe) ma fischiare un film del genere, avendo avuto modo di conoscerne i retroscena, denota una buona dose di ignoranza e pressapochismo. Oltre che, va da sé, di maleducazione: l'emozione, e la vera e propria commozione, che si leggevano negli occhi della protagonista presente in sala (la non professionista, bravissima Han Jong-sim) non meritavano che approvazione e sostegno. Quello che, va detto, è stato comunque tributato con calore dalla stragrande maggioranza della sala.

Una posizione di aprioristica bocciatura, inoltre, finirebbe per non considerare un altro elemento fondamentale: e cioè che siamo di fronte a un'opera che racconta, pur coi suoi manicheismi e le sue ingenuità, quella che è una storia di realizzazione personale. Che il successo di Yong-mi divenga, retoricamente, veicolo dell'affermazione dei valori socialisti e nazionali, non può cancellare la sua origine e la sua crescita, assolutamente radicati nella volontà individuale. E' una considerazione, questa, da non sottovalutare, per un film prodotto in un regime tacciato da sempre di annullamento dell'individuo. Ciò, unito alla pur presente (e innegabile) componente ironica di molte sequenze (i quadretti familiari, le schermaglie tra la protagonista e il suo amico/rivale, e coi colleghi - o meglio compagni - di lavoro) e alla già citata, contagiosa simpatia della protagonista, non può che farci guardare con simpatia a un'operazione come quella di Comrade Kim Goes Flying: piccolo "miracolo" produttivo nonché timido, ma importante segnale di apertura per un mondo come quello nordcoreano, comunque opera da sostenere; al di là, e al di sopra di qualsiasi considerazione puramente cinematografica.

Recensione Comrade Kim Goes Flying (2012)
Marco Minniti
Redattore
3.0 3.0
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