Burying the Ex

2014, Commedia

Recensione Burying the Ex (2014)

Cinque anni dopo The Hole 3D, Joe Dante regala al suo pubblico un film che trasuda divertimento e passione, parlando alla nostra memoria di spettatori, e ribadendo un legame, cinefilo e affettivo, impossibile da scindere.

Burying the Ex

2014 – Commedia
3.1 3.1

Max, giovane impiegato in un negozio specializzato in film horror, ha appena iniziato a convivere con la fidanzata Evelyn, vegana e ambientalista convinta; la coppia sembra molto innamorata, malgrado le frequenti frizioni provocate dalla gelosia e dagli atteggiamenti possessivi di lei. La ragazza, soprattutto, mal sopporta il fratellastro di Max, Travis; questi è uno sfaccendato che sfrutta il fatto di possedere le chiavi dell'appartamento per portarvi le sue conquiste, con grave disagio dei due. Dopo l'ennesima lite, Travis convince Max a interrompere il rapporto con Evelyn, comunicandole faccia a faccia la sua decisione; proprio mentre sta per ricevere la notizia, però, Evelyn viene investita da un pullman in strada, restando uccisa sul colpo.

Distrutto dal tragico evento, Max incontra casualmente Olivia, proprietaria di una gelateria poco distante, con cui stabilisce subito un'affinità; la presenza di Olivia sembra alleviare il dolore di Max, che inizia a dimenticare Evelyn. Poco dopo, tuttavia, accade l'impensabile: l'ex fidanzata risorge dalla tomba sotto forma di zombie, tornando come se niente fosse nella casa che condivideva col giovane. Sconvolto, Max capisce che l'evento è dovuto a una promessa di amore eterno pronunciata davanti a un bizzarro reperto recapitato nel suo negozio, un genio-demone in grado di esaudire i desideri. Liberarsi della "nuova" Evelyn, divenuta ancor più possessiva, sarà per il giovane un problema non da poco.

Un cinema mai sepolto

Burying the Ex: Anton Yelchin in una scena del film

Con Burying the Ex, una leggenda del cinema di genere come Joe Dante torna (fuori concorso) alla Mostra del Cinema di Venezia, cinque anni dopo il precedente The Hole in 3D. Con questo nuovo lavoro, in misura maggiore e meglio che nel precedente, il regista americano offre un modello di cinema nostalgico, legato a doppio filo al passato, a quegli anni '80 che, specie nei loro cult fantasy e horror, hanno formato cinematograficamente una generazione di spettatori. Protagonista indimenticato di quella scena, Dante la rievoca, pur consapevole dell'impossibilità di una sua riproposizione tal quale; il trentennio trascorso ha cambiato radicalmente i modi di proporre il cinema di genere, e questa consapevolezza (un po' amara) attraversa sottotraccia tutta questa nuova opera. Burying the Ex è film nostalgico, citazionista, nel solco dei Grindhouse e dei Machete, e di tutti i loro derivati; ma è, soprattutto, riflessione sul cinema e sulla divorante passione che è in grado di generare, su un Peter Pan horrorofilo che rifiuta ostinatamente, e fieramente, di crescere (e perché dovrebbe?). Non a caso, il Max interpretato da Anton Yelchin si decide infine a interrompere un rapporto soffocante non a causa della gelosia della compagna, ma piuttosto perché quest'ultima gli ha fatto l'affronto più grave: quello di trasformare la sua stanza, che coi suoi poster e locandine urlava in ogni angolo la sua passione, in un verde ed eco-compatibile tempio ambientalista. Un crimine imperdonabile. Tornando sotto forma di zombie, tutto sommato, la Evelyn di Ashley Greene ha fatto al fidanzato il regalo più bello: fargli vivere in prima persona una delle sue storie preferite. Quale nerd non ne sarebbe entusiasta?

Burying the Ex: Anton Yelchin in una scena della commedia-horror di Joe Dante

Joe Dante, uno di noi

Nato da una sceneggiatura scritta da Alan Trezza (pensata inizialmente per un corto), ma subito investito della cinefilia e del gusto per il genere di Dante, Burying the Ex è quindi riflessione sul cinema, sul legame affettivo che genera, sul singolare potere delle immagini filmate di incatenare lo spettatore, imprigionandolo in un sortilegio da cui non ci si può (né vuole) liberare. Una relazione si può interrompere, l'amore per i film di Mario Bava e George A. Romero, no. Mal gliene incoglie, a chi ci prova: il risultato è quello di finire cooptati dal mondo dei freaks, di diventare, letteralmente, "un film di Tim Burton in casa". Bubble gabble, una di noi, viene da dire, per citare il classico di Tod Browning. Più che una commedia horror sulla gelosia, il film di Dante è quindi un'opera che si nutre di cinema, lo respira e lo emana da ogni fotogramma; e che probabilmente non sarebbe stata realizzabile se non in questo secondo decennio del nuovo secolo. La Rete ha moltiplicato a dismisura le occasioni di contatto tra i "nostalgici" (ma il termine, lo sappiamo, è riduttivo) e la memoria ha acquisito un rilievo e un valore inediti. Il mito di un cinema che è non morto per definizione, perché parte integrante della nostra storia personale, è meglio perpetuarlo così, piuttosto che con i remake. O no?

Conclusioni

Burying the Ex: Anton Yelchin con Alexandra Daddario in una scena

Burying the Ex è cinefilia, memoria, passato e presente che si incrociano e si fondono. E, più di ogni altra cosa, diverte e intrattiene come pochi prodotti di genere odierni sanno fare. Registi come Dante (così come i suoi colleghi John Carpenter e John Landis) resteranno forse relegati in un ghetto, in mezzo a un cinema che non gli (ci) appartiene più: ma se le loro periodiche "resurrezioni" sono sempre di questo livello, come si può non continuare ad accoglierli a braccia aperte?

Recensione Burying the Ex (2014)
Marco Minniti
Redattore
4.0 4.0
Venezia 2014
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